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I clochard nella chiesa angioina...


Ogni volta che si scrive di clochard, è difficile prendere una posizione precisa a favore o contro determinate azioni nei riguardi dei senza fissa dimora, a causa di un mix di incapacità di comprenderne le scelte di vita, compassione per lo stato in cui spesso si trova a vivere un clochard e consapevolezza dei limiti che una città come Napoli ha nel venire incontro alle anche minime esigenze di chi non ha  un tetto sotto cui proteggersi dalle intemperie.  Di sicuro però non è concepibile che un luogo monumentale, antico e sacro come Santa Maria dell'Incoronata, possa diventare ostello per numerosi clochard (alcuni certamente giovani ed italiani) accompagnati dai propri cani, che hanno occupato l'antico portico del XIV secolo con scatoloni, coperte e secchi.   
Santa Maria Incoronata dovrebbe essere accessibile ed aperta ai tanti turisti, non un luogo dove i senza fissa dimora lasciano i propri averi e pernottano, a maggior ragione nel maggio dei monumenti,  dato che la chiesa è esempio raro in città a causa della presenza, in parte rimaneggiati, in parte in discrete condizioni, di affreschi della seconda metà del 1300, oltre che per l'architettura angioina di questa sorta di cappella palatina fuori le mura del Castel Nuovo. 
Il comune di Napoli e le associazioni di volontariato dovrebbero cercare  di individuare luoghi opportuni per permettere ai tanti clochard che vivono a Napoli di trovare riparo coperto e sicuro di notte (facile a scriversi difficile invece la realizzazione).
Santa Maria Incoronata - interno (foto del 2010)

Chi sono i disperati che abitano "sotto" il belvedere di Sant'Antonio a Posillipo?


Da alcuni mesi l'enorme struttura in cemento che fa da "sostegno" al belvedere antistante la chiesa di Sant'Antonio a Posillipo sembrerebbe abitata. Almeno la presenza giornaliera di panni stesi (vestiti - lenzuola) farebbe pensare al fatto che alcuni disperati senza fissa dimora abbiano trovato in quei spazi un rifugio per la notte. In tempi di crisi anche un grigio cubo in cemento può diventare una casa...

Clochard al freddo a Napoli: aperte alcune stazioni metro di notte


Da ieri le stazioni della metropolitana linea 1 Dante, Vanvitelli e Museo sono aperte di notte per consentire a quanti sono senza fissa dimora di trovare un riparo asciutto e meno freddo del solito giaciglio sulla strada. Sono tanti i clochard a Napoli che cercano improvvisati ripari sotto portici o luoghi che possano proteggere da vento, freddo e pioggia.  Numerosi i "letti" in centro città,  in via Morelli come nelle vie del centro antico. Emblematica l'immagine del clochard che stamattina si riposava avvolto da un piumone sotto uno dei portali di ingresso della chiesa del Gesù Nuovo a Spaccanapoli.
Ben venga pertanto l'iniziativa presa dal comune di Napoli di comune accordo con metronapoli a tutela dei più bisognosi.

Rinchiusi in canile il cane e la papera famosi "compagni di sventura" di Napoli

Compagni di sventura

Dello sventurato trio di clochard, uomo, cane pastore ed anatra si è già scritto in passato (compagni di sventura il titolo dato alla fotografia)  e l'immagine qui riportata è diventata suo malgrado simbolo di un'unione tanto curiosa quanto commovente. Ieri il clochard di origini rumene Florin Iordache, a quanto raccontano le cronache locali e l'edizione napoletana de la Repubblica, ha denunciato di essere stato picchiato dai vigili urbani e che financo il suo cane pastore maremmano, famoso in città per lo sguardo e l'indole buonissimi, è stato ferito da un calcio sferrato da un tutore dell'ordine, il quale pare abbia reagito dopo essere stato morso nei momenti concitati legati all'arresto.  Prima di apparire sui giornali on line (diversi hanno utilizzato la fotografia del sottoscritto per descrivere il duo papera - cane pastore) la notizia è rimbalzata ieri pomeriggio su facebook, attraverso un comunicato che è arrivato sulle bacheche di moltissime persone.
Per quanti incontrano quotidianamente il bel cane pastore bianco è davvero difficile immaginare che possa aver aggredito qualcuno.
Attualmente rinchiusi in un canile -anche l'anatra -, la speranza è che questi animali possano continuare a vivere liberi lontano da un canile, preferibilmente adottati da chi possa garantire loro un'esistenza serena e piacevole, piuttosto che accanto a chi li costringe ad una vita di stenti ed elemosina: sfruttare un animale per l'elemosina è pratica infatti crudele quasi quanto quella di utilizzare bambini in fasce allo stesso scopo.  E' ovvio che sia meglio che siano restituiti al "padrone" piuttosto che rinchiusi in canile, ma leggere che c'è chi si augura, per quanto in buona fede, che debbano tornare a vivere per la strada in condizioni precarie è alquanto difficile da comprendere.

Aggiornamento del 3 ottobre 2011:
Sulla pagina ufficiale facebook del sindaco di Napoli Luigi de Magistris lo staff che cura l'immagine on line di LDM ha pubblicato la seguente nota: 
"Avvisiamo tutti coloro che ci stanno scrivendo che la papera prelevata nel pomeriggio di giovedì 27 settembre è stata riaffidata al proprietario Florin Iordache. Il cane bianco resterà, al fine di accertare se sia portatore di malattie o meno, nell'ambulatorio veterinario fino al compimento del decimo giorno dalla data di prelevamento." 

Cartoline di Napoli: compagni di sventura (Spaccanapoli)


Passeggiando per Spaccanapoli può capitare di incontrare un gruppo stranamente assortito composto da un essere umano - un clochard o senza fissa dimora che scriver si voglia - , un cane, un'anatra accompagnati da un piccolo orsetto di pelouche.  Il trio è solito sostare fra piazza San Domenico Maggiore e Piazza del Gesù nuovo.  So che non si dovrebbe fare elemosina a chi utilizza animali e bambini per aprire una breccia nel cuore dei potenziali donatori di monete e monetine, ma l'immagine che mi si parava davanti stamane era unica ed emozionante, fra lo sguardo triste del bel cane da pastore, l'aria sorniona della papera e quell'orsacchiotto di pezza che colorava e chiudeva una scena degna dei migliori libri struggenti per bambini.

clochard a Napoli

 
la dimora di un senza fissa dimora
Napoli - febbraio 2010

Il rapporto fra i senza fissa dimora e la città che li ospita per un determinato lasso di tempo è sempre controverso, difficile e particolare. Non è raro incontrare "clochard" o "barboni" per le vie della città, intenti a chiedere l'elemosina o a cercare fra i rifiuti da noi buttati oggetti utili per il proprio sostentamento. In alcune zone della città, come accade un po' ovunque nel mondo,  è frequente imbattersi in abitazioni di fortuna, una sorta di dimore dei senza fissa dimora, costruite da cartoni, materassi e coperte, aggregati in maniera apparentemente confusa con il solo scopo di offrire contemporaneamente un giaciglio caldo ed in qualche modo sicuro, che possa garantire, anche a loro, un minimo di privacy.  Fra i posti "eletti" da questi uomini senza frontiere e senza nazionalità, che per scelta o necessità hanno intrapreso questo stile di vita, da oltre quindici anni va annoverata la "Posta Centrale". Nel corso degli anni un numero imprecisato di quelli che romanticamente vengono definiti con il francesismo "clochard", si sono alternati prima sotto il bel porticato antico, prolungamento del Chiostro di "via del Chiostro" (classico esempio di fantasia nella toponomastica) e poi, una volta sigillato questo da orride cancellate, in alternanza sotto gli ampi finestroni del piano terra degli uffici. Scrivo in alternanza perchè quelli delle Poste, nel corso di un paio di lustri almeno, hanno provato periodicamente a "ripulire" la zona, una volta provando con cancellate, un'altra decidendosi a riaprire spazi al pubblico chiusi da decenni, un'altra ancora con fioriere...eppure ogni volta qualcuno, sia costui italiano o mitteleuropeo, andava ad installare le proprie "cose" là sotto.   Quanto riportato in foto non è nulla, giusto un giaciglio con qualche coperta, un paio di sedie, un cartone  e l'immancabile bottiglia, nel corso degli anni il sottoscritto più volte ha visto nascere, crescere e poi essere puntualmente dopo un po' demolite dai pompieri, strutture in cartone tanto grandi da poter ospitare diverse persone per una notte. 
Il cittadino che passa per via Monteoliveto è, al di là di ogni falso sentimentalismo o moralismo, pervaso da sensazioni fortemente contrastanti fra loro: si alternano infatti la compassione e la rabbia, sia per lo stato di propri simili, troppo spesso abbrutiti dall'alcool e violenti nei confronti degli innocenti cani che portano con sè, sia per le condizioni igienico-sanitarie in cui si trovano a vivere, che di fatto vengono estese anche a chi frequenta le stesse zone.  E' infatti evidente e vero che ci siano esempi di clochard che amano i propri animali e che evitano di arrecare fastidio ai passanti, vivendo in discreta armonia con le realtà sociali che hanno deciso di sfiorare nella loro vita nomade, così come ci sono esempi di persone che aggrediscono i propri vicini, siano essi altri clochard o passanti, e che picchiano selvaggiamente i cani che vivono con loro.  Troppo spesso in passato si è assistito a scene di violenza fra clochard o nei confronti di senza fissa dimora da parte di gruppi di estrema destra o di sbandati... accanto ai normali servizi di assistenza offerti da diverse associazioni noprofit, laiche o religiose, (link alla guida "DOVE mangiare, dormire, lavarsi della Comunità di Sant'Egidio), sarebbe opportuno che le autorità incrementassero la vigilanza ed il controllo proprio nelle zone dove abitualmente tali persone posizionano i loro giacigli, per garantire a loro ed a chi, volente o nolente, viene con loro in contatto,  una vita in condizioni igienico - sanitarie valide, sicura, senza che vi siano rischi di incendi nè di scene di violenza.  Basterebbe che le zone da loro occupate fossero con cadenza settimanale lavate, pulite e disinfettate e che ci fosse un controllo costante, di notte come di giorno, delle zone più pericolose, per evitare che situazioni al limite possano degenerare, nel rispetto delle scelte di vita di tutti, sia di chi ha scelto una vita nomade (è un proprio diritto), che di chi ha scelto una vita stanziale.
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