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La tomba di Partenope: quella scritta a San Giovanni Maggiore su cui si discute da secoli


"Partenopem tege fauste": queste parole poste su una lapide millenaria all'interno della basilica di San Giovanni Maggiore hanno da sempre attirato  letterati e studiosi alla ricerca della mitica tomba di Partenope.  Può sembrar strano che si sia dibattuto per secoli sul luogo di sepoltura di un essere mitologico, ma a Napoli realtà e leggenda da sempre si fondono insieme in tutt'uno.  Ecco che del luogo mitologico dove fu sepolta la sirena (che la leggenda "più accreditata" vuole morta sull'isolotto di Megaride) non discussero solo nell'antichità (ad esempio Stazio) ma anche in epoca moderna.  Fra quanti propendevano per la sepoltura della sirena in altura, su un monte, ci fu chi pensò a Caponapoli (a Sant'Aniello a Caponapoli), chi a San Giovanni Maggiore, chi addirittura al Vesuvio. Quel che è certo è che ne parlarono Sannazaro e Pontano, che il Celano molto si dilungò sull'argomento nel quarto libro del proprio "Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli per i signori forastieri date dal canonico Carlo Celano napoletano,divise in dieci giornate", che ancora nel XIX secolo Bartolommeo Capasso nel suo Sull' antico sito di Napoli e Palepoli dubbii e conghietture ne discuteva ampiamente.

Tornando all'antica lapide, che originariamente doveva essere decorata con una croce dorata, che già all'epoca del Celano (XVII secolo) era andata persa, l'ipotesi più accreditata è ripresa dallo stesso
Diciamo dunque, colla più probabile opinione, che questo fusse stato il segno della consecratione della chiesa fatta dal santo pontefice Silvestro, come si ha per antichissima traditione, e che il nome di Partenope era della città nostra,che si raccomandava alla protezzione di sanGiovanni.

Chi ha un po' di tempo e voglia, rilegga le pagine del Celano dedicate a San Giovanni Maggiore. 
Di sicuro, l'interesse anche relativamente recente per questa lapide fu tale da costringere la chiesa ad aggiungere una seconda lapide nel 1689, sotto la prima, per spiegare il significato del testo:




San Giovanni Maggiore: vandali in azione durante il restauro ed anche dopo la denuncia della stampa

Largo San Giovanni Maggiore, 25 gennaio 2014
Negli ultimi giorni numerosi quotidiani si sono occupati nuovamente della basilica di  San Giovanni Maggiore, la cui parete laterale, accanto a palazzo Giusso, è stata deturpata da scritte vandaliche già durante l'opera di pulizia e restauro della facciata. (da notare che sembra siano state realizzate altre scritte DOPO la pubblicazione dell'articolo, almeno confrontando le immagini pubblicate dal Corriere del Mezzogiorno e da Il Mattino il 22 gennaio con quelle fatte dal sottoscritto). 
E' assurdo che si permetta a persone dotate di ben poco intelletto e doti artistiche di rovinare in continuazione luoghi simbolo di Napoli, pezzi del patrimonio UNESCO.  Purtroppo questi vandali, che meriterebbero di essere obbligati a ripulire tutti i danni da loro compiuti, restano quasi sempre impuniti. Servono maggiori controlli, magari utilizzando telecamere collocate in prossimità dei luoghi maggiormente oggetto degli atti vandalici (Santa Chiara, San Giovanni Maggiore, fontana di Monteoliveto, etc.) in modo tale da individuare e punire i colpevoli.  Di sicuro va ricordato ancora una volta che scritte di questo tipo non hanno nulla a che vedere con l'arte e che chiunque non abbia rispetto del patrimonio storico di una città non potrà mai essere ritenuto in alcun modo artista ma solo un vandalo. 


Largo San Giovanni Maggiore, con la facciata laterale della basilica deturpata dai vandali - novembre 2013

Largo San Giovanni Maggiore fra arte, cultura e degrado


Largo San Giovanni Maggiore è probabilmente una delle piazze più note della Napoli antica, dopo piazza del Gesù e piazza San Domenico Maggiore. Vi è la sede storica dell'Università "L'Orientale", il rinascimentale palazzo Giusso, l'ingresso laterale della pregevole basilica paleocristiana di San Giovanni Maggiore, restituita alla cittadinanza da poco più di un anno,  e la gotica cappella dei Pappacoda, eretta nel corso del 1400. 
La piazza è da sempre un punto di incontro dei giovani,  vero e proprio laboratorio di idee, costellata di localini e bar, eppure chi si trova a passare avverte un senso innegabile di incuria e degrado: bottiglie di vetro un po' ovunque, graffiti e murales sullo storico palazzo Giusto e sulla facciata laterale della basilica, la cappella del XV secolo invasa da sporcizia e schifezze di ogni tipo.  Sarebbe opportuno contrastare ancora di più l'utilizzo di bottiglie di vetro nel centro antico.  Bisognerebbe installare telecamere per individuare e punire chi sporca e danneggia luoghi simbolo di Napoli, che, giova sempre ricordarlo, sono patrimonio dell'umanità e non appannaggio di pochi incivili o pseudo-artisti.  Chi pagherà i danni che il nostro patrimonio artistico subisce a causa di questi personaggi dal pennello e dalla bomboletta facile?   

Bottiglie di vetro nell'aiuola - di sabato dopo le ore 11.00

la Cappella dei Pappacoda in degrado, contenitore dei festeggiamenti di laurea 

La Basilica di San Giovanni Maggiore restituita a Napoli

La zona absidale della basilica di San Giovanni Maggiore a Napoli con i resti della chiesa paleocristiana e l'altare di Vaccaro
Dopo il prologo di metà dicembre, ha ufficialmente riaperto i battenti la basilica di San Giovanni Maggiore a Napoli, una delle chiese più antiche giunte ai giorni nostri, la cui fondazione è risalente al IV secolo, che ha attraversato non senza problemi i secoli dall'epoca paleocristiana fino ai giorni nostri. Chiusa da decenni - chi scrive non era mai entrato in questa chiesa nonostante sia stata "virtualmente" la sede della parrocchia in cui è stato battezzato -, saccheggiata nel corso del XX secolo più volte, la basilica di San Giovanni Maggiore è stata oggetto di un profondo lavoro di restauro e di recupero, durato purtroppo oltre trent'anni.  La chiesa restituita a Napoli è una delle testimonianze della profonda stratificazione storica della città, dato che è possibile da una parte - nella zona absidale - notare residui della chiesa paleocristiana, con colonne probabilmente provenienti da Leptis Magna, ammirare le colonne corinzie risalenti al VI secolo, tombe e lapidi di epoca medievale, oltre all'aspetto attuale dovuto ai profondi lavori di ristrutturazione che la basilica subì nel corso del XVII, ad opera di Dionisio Lazzari, con l'altare di Domenico Antonio Vaccaro - purtroppo in parte vandalizzato - e l'imponente affresco che raffigura la predica di San Giovanni Battista ai discepoli del XVIII secolo.
la navata principale della basilica con l'affresco imponente sul retro del portone principale
Una delle prime chiese realizzate dopo la liberalizzazione del culto cristiano, leggenda vuole che fu proprio l'imperatore Costantino a chiedere la costruzione della basilica come ringraziamento. Se dell'originale paleocristiano restano diverse tracce, ben poco è rimasto della "versione" bizantina della chiesa così come delle modifiche angioine ed aragonesi, dato che la conformazione della chiesa è tipica sia del barocco che del Settecento partenopeo.
Per l'inaugurazione di ieri, un concerto di Moni Ovadia, erano centinaia le persone giunte mosse dalla curiosità di ammirare per la prima volta o nuovamente dopo decenni, un tempio importante come questo.  
Sono previste ulteriori manifestazioni promosse dall'associazione degli ingegneri partenopei e l'edificio riaprirà finalmente al culto, probabilmente con la presenza del cardinale Sepe,  durante il periodo pasquale.
Un capitello corinzio
altra vista della navata principale della basilica di San Giovanni Maggiore

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