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Napoli: itinerario alla riscoperta della parte bassa del centro antico e di un pezzo della Napoli medievale-rinascimentale

Itinerario alla riscoperta di un pezzo della Napoli medievale-rinascimentale individuato insieme agli amici di Conosciamo Napoli e la Campania.  (pubblicato già in occasione della passeggiata prevista per oggi 18 ottobre sul blog diarionapoletano.wordpress.com )

La partenza: dalla spiaggia dell'antico porto (piazza Borsa) su per le scalette in centro città
cerriglio gradini di piazzetta
Sin dall'antichità Napoli aveva due porti, uno grande, situato in zona piazza Municipio (testimonianza dell'esatta collocazione di epoca greco-romana il ritrovamento delle navi durante gli scavi per realizzare la stazione metro di piazza Municipio) ed uno più piccolino, una sorta di porto di pescatori, noto come "mar ad Arcina", quello che poi nei secoli sarebbe stato definito un "mandracchio", termine utilizzato in diverse aree portuali del Mediterraneo, ma che avrebbe poi avuto nel corso dei secoli un'accezione negativa, come di luogo malfamato.  Ancora fino agli anni '30 del XX secolo esisteva quest' area portuale.   Tornando indietro nei secoli, va sottolineato che il livello del mare era un bel po' più in basso, come testimonia l'antichissima chiesa di Sant'Aspreno al Porto, il cui ipogeo, che era una vera e propria cappella sulla spiaggia, è ancora oggi intatto così come appariva ai fedeli dell' VIII-IX secolo (anche se realizzato in epoca paleocristiana su antiche costruzioni romane). Dal porto diverse stradine e scalette dovevano partire per raggiungere i palazzi a ridosso delle mura e la città vera e propria.  Una di queste, gradini di piazzetta, parte dalla zona del Cerriglio, sotto le mura dell'insula di Santa Maria la Nova, luogo che sarebbe diventato famoso nel XVII secolo come punto d'incontro di artisti e marinai (qui fu accoltellato Caravaggio).  Scommetterei che il 90% dei napoletani non ha mai percorso questi gradini, che sembrano inerpicarsi verso l'alto ma poi ritornano giù verso quello che oggi è sedile di Porto. Da qui salgono verso l'alto i gradini di pendino Santa Barbara, una scalinata che è là da almeno 700-800 anni e che è stata protagonista  (non positiva... ci vivevano le "nane") del romanzo la Pelle di Curzio Malaparte nel secondo dopoguerra.
 
I banchi nuovi, palazzo Penne ed il ricordo di zi'Nennella
banchi nuovi di notte
Attraversato l'ultimo arco, superato l'ultimo gradino di pendino Santa Barbara ci si ritrova catapultati nella Napoli antica. I nomi delle strade diventano plurisecolari e richiamano alla memoria fatti storici che si perdono nei secoli fino a diventare quasi leggenda. Da una parte si dirama, subito dopo largo Ecce Homo, via Donnalbina (come dimenticare i racconti delle vicende di Donn'albina Donna romita e Donna regina), dall'altra ci si ritrova fra i banchi nuovi. Ma il primo oggetto che si nota a largo Monticelli è quello che sembra uno sgangherato copri-cassonetto. In realtà celato là sotto c'è un monumento nazionale, "l'antica banca all'acqua solfurea", come recitava la scritta sul marmo bianco, dell'acquafrescaia "Zi Nennella".   Nella piazzetta è magnifico il portale di Palazzo Penne, da un paio d'anni restaurato (contrariamente al resto del palazzo). Si tratta di un palazzo ricco di storia (e di leggende), esempio superbo di architettura civile della Napoli del XV secolo. Di fronte è palazzo Palmarice (wiki) ed accanto la chiesa di San Demetrio e Bonifacio. Un'epigrafe posta sul palazzo descrive scene di vita del 1773 (qui il testo del Il banno dei Banchi Nuovi per sapere cosa vietava di fare). Questo banno fu proclamato ad alta voce e dopo il suono di tromba da parte dell' "ordinario trombetta"il 24 luglio 1773 e quindi affisso sul muro del palazzo. Proseguendo per i banchi nuovi si passa accanto il palazzo dei duchi di Casamassima, costruito nel 1569 e si giunge al largo Banchi Nuovi, con la chiesa dei santi Cosma e Damiano, costruita laddove era l'antica loggia dei Banchi Nuovi, attualmente in stato di grande degrado.
Da San Giovanni Maggiore al Nilo
corpo di napoli statua del nilo restaurato 
Lasciandosi sulla sinistra via Santa Chiara, si arriva a via Candelora e quindi a largo San Giovanni Maggiore.  Oltre a palazzo Giusso, sede storica dell'Orientale, ci si trova dinanzi la splendida cappella dei Pappacoda e soprattutto l'ingresso laterale della basilica di San Giovanni Maggiore.  Si tratta di uno dei monumenti più interessanti di Napoli, ogni parola in più è superflua.  Risalendo san Giovanni Maggiore Pignatelli, sulla destra vi è una seconda epigrafe. Risale al 1651 ed è un divieto di edificazione su quei suoli. Costeggiando il pallonetto di Santa Chiara, continuando per stradine e vicoli, si riesce a by-passare  Spaccanapoli, il decumano inferiore (al link il percorso da Piazza del Gesù a San Domenico Maggiore) e ci si ritrova direttamente su via Mezzocannone e poco dopo in piazzetta Nilo. Il Nilo, il Corpo di Napoli, è forse uno dei simboli più famosi della città.  Nel largo è anche la chiesa di Sant'Angelo al Nilo, al cui interno vi è il sepolcro del cardinale Brancaccio (wiki), uno dei monumenti più importanti di Napoli, realizzato da Donatello e Michelozzo fra il 1426 e 1428.
Dal corpo di Napoli alla sirena Partenope
fontana spina corona restaurata
Il percorso prosegue per via Paladino. L'antica strada è piena di tracce di epoche storiche differenti: si può scorgere un'antica colonna romana ma anche la targa arrugginita della facoltà di Ingegneria, che qui aveva sede negli anni '30 del XX secolo (un po' di storia per chi vuole leggere). Di lato è la chiesa di Donnaromita, con la bella cupola maiolicata e poco più in là l'epigrafe su cui  è riportato il banno del 1600 che vietava di giocare in strada, pena il carcere.  La strada continua, costeggiando l'università e raggiungendo il Gesù Vecchio (XVI secolo - wiki).  Riprendendo il percorso indicato un bel po' di parole più su, ci si avvia verso San Marcellino e Festo, con il bel chiostro che ospita sia sedi universitarie che il museo di paleontologia.  Di fronte è la chiesa dei santi Severino e Sossio, una delle chiese più belle e dense di storia di Napoli. Scendendo per le rampe di San Marcellino, si arriva nella zona di piazzetta Portanova. Degno di nota è il portale di palazzo Bonifacio , della stessa epoca di palazzo Penne.  Chiude il percorso la splendida fontana di Spina Corona, meglio nota come la "fontana delle zizze". Vale la pena approfondire un po' la descrizione di questa storica fontana, di cui c'è traccia storica sin dal XV secolo, ricca di simbologia e dal significato e storia parzialmente oscuri: la sirena Partenope (nella versione "originale", greca, metà donna e metà uccello) spegne le fiamme del Vesuvio con l'acqua che sgorga dai propri seni.

Due note a margine:
Banni ed epigrafi sui muri dei palazzi di Napoli
Durante il percorso vi sono diverse lapidi del 1700 su cui sono riportati banni ed editti destinati alla popolazione. La lettura di queste preziose tracce del passato di Napoli permette di immaginare scene di vita quotidiana nella Napoli a cavallo fra il XVIII e l'inizio del XIX secolo.   - Il banno dei Banchi Nuovi L'epigrafe del Cerriglio ed altre
La vera street art
murales zilda napoli santa maria dell aiuto 
Durante il percorso sarà possibile ammirare alcuni murales e diverse opere di street art (quella vera, non i graffiti vandalici). In particolare sarà possibile ammirare l'opera di Zilda che è in via Santa Maria dell'Aiuto.

Il cratere degli Astroni, oasi verde fra Napoli e Pozzuoli

scalinata di accesso alla caldera degli Astroni
A pochi minuti dal traffico e dal cemento cittadini, la riserva naturale degli Astroni è un luogo unico nel suo genere, al confine fra Pozzuoli e Napoli (Agnano).  Fra i tanti crateri e bocche vulcaniche che formano i Campi Flegrei, gli Astroni è forse quello che si è conservato meglio, immerso in una fitta vegetazione caratterizzata dal singolare e raro fenomeno dell'inversione vegetale: man mano che si scende fino alla base dell'antica caldera la vegetazione varia come se si stesse salendo su per una collina: a monte vi son piante tipiche della pianura ed a valle, praticamente al livello del mare, castagni e querce (farnie). Una grande quercia secolare (più propriamente una farnia, quercus robur) è uno dei simboli di questa riserva gestita dal WWF, collocata in una delle poche zone senza altra vegetazione, luogo di passaggio di cavalli allo stato brado e raggiungibile attraverso un "percorso natura" nella fitta vegetazione durante il quale è possibile (non di certo in domeniche affollate) incontrare volpi o faine, sentire il picchiettare di un picchio rosso o suoni tipici di rapaci diurni e notturni. La riserva, che occupa un'area di 250 ettari (qui il depliant del WWF con numerose informazioni anche sulla storia del luogo) ospita infatti decine di specie animali terrestri ed al suo interno son soliti riposarsi circa 130 specie di volatili, in prossimità delle aree lacustri (la più maggiore è denominata lago grande) o su uno dei tantissimi alberi ad alto fusto che riempiono il cratere.  Del resto fu anche utilizzata come riserva reale di caccia.


cavalli allo stato brado agli Astroni, 

la grande quercia della riserva degli Astroni

uno dei sentieri principali dell'area protetta dal WWF

Il lago grande, uno degli specchi d'acqua degli Astorni



Orari ed informazioni utili
Link al sito ufficiale della riserva WWF
La Riserva è aperta al pubblico venerdì, sabato, domenica e negli altri giorni festivi (eccetto il 1° di gennaio, il giorno di Pasqua,di Pasquetta e di Natale).
Venerdì e Sabato: ingresso dalle 9.30 alle 13.00, chiusura alle 14.30.
Domenica e negli altri giorni festivi: ingresso dalle 9.30 alle 14.00, chiusura alle 15.30, nel periodo in cui vige l'ora solare; mentre nel periodo in cui vige l'ora legale l'ultimo ingresso è alle 17.00, chiusura alle 18.30.

È possibile effettuare visite guidate tutti i giorni, ma solo su prenotazione e per gruppi di almeno 10 persone paganti.
Non vi sono punti di ristoro, è consigliabile l'utilizzo di scarpe da ginnastica o adatte al trekking.

La tomba di Virgilio ed il parco vergiliano di Piedigrotta, fra miti, leggende e storia

La tomba di Virgilio ed il panorama con Vesuvio e Castel dell'Ovo
Il parco vergiliano di Piedigrotta (o parco della tomba di Virgilio) è uno dei luoghi più affascinanti di Napoli, che nel corso dei millenni ha attirato visitatori da ogni parte del mondo. Paradossalmente negli ultimi anni, nonostante il parco sia ben curato e l'ingresso sia gratuito, è in parte stato dimenticato dai napoletani, nonostante all'interno vi siano sia la presunta tomba di Virgilio che quella di Giacomo Leopardi. Il parco è disseminato di epigrafi poste a partire dal XV secolo per testimoniare sia i lavori di ripristino e restauro della grotta di Pozzuoli, sia la presenza della tomba di Virgilio. Lungo il percorso in salita che porta su fino alla crypta neapolitana ed ai monumenti funebri è interessante l'itinerario botanico-letterario proposto da chi ha curato l'allestimento del parco, con citazioni delle opere di Virgilio e Giacomo Leopardi scritte su mattonelle accanto ai tanti vegetali piantati lungo il percorso che da via Piedigrotta, poco dopo la chiesa, porta fin su al colombario romano. 
Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces.  (Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, ora mi tiene Napoli; cantai i pascoli, i campi, i condottieri.)
L’epitaffio di Virgilio fu scritto secondo la leggenda proprio dal poeta stesso in punto di morte. Le epigrafi attualmente poste in prossimità di quella che nel corso dei secoli è stata sempre indicata come la tomba di Virgilio risalgono al XV ed al XVI secolo e riprendono quella nota dalle leggende e dagli antichi scritti.  Visitando il parco è possibile attraversare un piccolo tratto dell'acquedotto del Serino, altra opera di alta ingegneria romana, che portava l'acqua dal fiume Serino a ben nove importanti città latine. Attraverso il piccolo tunnel attraverso il quale anticamente passavano le acque è possibile raggiungere un punto da cui ammirare affreschi medievali a tema religioso altrimenti difficilmente visibili. 
La strada che portava a Pozzuoli, va ricordato, fu resa celebre dagli scritti e dalle descrizioni di tantissimi letterati, da Seneca a Goethe, anche a causa dell'alone di leggenda che c'era intorno ai luoghi antichi. Da qui il duplice interesse, logistico (con numerose opere di restauro susseguitesi nel corso dei secoli, come testimoniato anche dalle tante epigrafi ) e leggendario. 

Probabilmente non tutti sanno che nel corso dei secoli si sparse per la città la leggenda delle doti magiche di Virgilio, al punto da far sì che Virgilio mago e taumaturgo fosse quasi venerato ed osannato a nume tutelare, capace con la propria magia di proteggere la città.
Si narra che fosse stato Virgilio stesso a compiere in una sola giornata la prodigiosa perforazione della ''Crypta Neapolitana'', compiuta con l’aiuto di una schiera di demoni, allo scopo di facilitare il viaggio a chi doveva recarsi da Napoli a Pozzuoli. La leggenda era ancora tanto radicata che Roberto d'Angiò, scherzando, sottopose la questione al Petrarca durante un suo viaggio a Napoli, e questi rispose, scherzando a sua volta: "Non mi è mai capitato di leggere che Virgilio fosse un tagliapietre." (fonte wikipedia).
Sempre alla figura di Virgilio mago è legata la storia ed il nome stesso di Castel dell'Ovo, legato alla collocazione nelle segrete di quello che era genericamente definito Castello di Mare di una caraffa con dentro un uovo magico racchiusa in una gabbia metallica, dalla cui integrità secondo la leggenda sarebbero dipese le sorti non solo del castello ma dell'intera città.
Le leggende medievali si basavano anche sulla misticità del luogo, dato che all'interno della grotta di Pozzuoli venivano organizzati riti propiziatori dedicati a Priapo (il dio figlio di Venere celebre per le dimensioni del proprio organo riproduttore) cui partecipavano vergini donne rimaste senza marito.
Nel corso dei secoli la chiesa cercò di sostituire ai riti pagani quelli cristiani e la zona divenne luogo di sacra devozione per la figura della madonna di Piedigrotta, con l'effigie di Maria Vergine che prese il posto delle statue in devozione di Priapo all'interno della grotta prima e con la costruzione della basilica di Piedigrotta poi, dei festosi riti pagani che si svolgevano in prossimità dell'equinozio d'autunno (la grotta fu realizzata in modo tale da permettere alla luce di attraversarla completamente proprio all'alba dell'equinozio) rimase nel corso dei secoli e dei millenni solo la popolare festa di Piedigrotta, sempre in settembre.
In realtà la grotta, al di là delle leggende, fu un’ardita ed incredibilmente precisa opera di ingegneria civile romana di Lucio Cocceio che alla fine del primo secolo avanti Cristo realizzò questa ed altre grotte, oltre ad altre opere di architettura nella capitale (il primo Pantheon).

Resti di immagini religiose  all'interno dell'ingresso della crypta, raggiungibili attraverso quel che resta dell'antico acquedotto romano
Immagine di Madonna con bambino all'ingresso della crypta, di epoca medievale
Ingresso da Piedigrotta della grotta di Pozzuoli o crypta neapolitana, con in evidenza le opere architettoniche frutto dei restauri ripetutisi nel corso dei secoli

Iscrizione che ricorda i lavori di ampliamento della grotta su richiesta di Alfonso d'Aragona nel 1455. Bruno Risparelle di Napoli fu il responsabile dell'opera di restauro
Epigrafe posta davanti all'ingresso della tomba di Virgilio, del XVI secolo. Recita: "Quali ceneri? Queste sono le rovine di un sepolcro, vi è seppellito colui che un tempo cantò pascoli, campi e condottieri."
l'interno della tomba di Virgilio

La tomba di Giacomo Leopardi

Chiostro di San Marcellino e Festo, Napoli


Il chiostro di San Marcellino e Festo è probabilmente uno dei più noti e belli di Napoli, frequentato da tanti giovani a causa della presenza al suo interno della facoltà di geologia e del museo di paleontologia dell'Università degli Studi di Napoli Federico II. L'attuale utilizzo del chiostro risale al 1907, quando il complesso, già adibito ad uso civile dai tempi di Gioacchino Murat, fu ceduto all'università di Napoli. Nel corso del XX secolo ha subito diversi danni prima a causa dei bombardamenti durante la II guerra mondiale, quindi a causa degli effetti del terremoto del 1980 in Irpinia. Attualmente il chiostro si presenta in buone condizioni, con piante curate ed ovunque testimonianze della plurimillenaria storia che portò a fondere i due complessi originari, quello benedettino dedicato a San Festo e quello basiliano dedicato ai santi Marcellino e Pietro, già esistenti nell' VIII secolo d.C.  Il chiostro è composto da due cortili, su quello inferiore si affaccia l'oratorio della scala santa , celebre per la scalinata monumentale, una delle ultime opere di Vanvitelli.
Questa serie di fotografie fa parte della raccolta di immagini di Napoli
la fontana in pietra lavica nel cortile inferiore del complesso di San Marcellino e Festo
Il pavimento maiolicato all'interno dell'area in cui è presente il bel museo di Paleontologia (in foto lo scheletro completo di un Allosaurus fragilis)
Il chiostro di San Marcellino, foto d'archivio

Palazzo Donn'Anna, fra storia e leggende

Palazzo Donn'Anna visto da via Posillipo, al crepuscolo 
Palazzo Donn'Anna è probabilmente e meritatamente uno dei palazzi storici di Napoli più famosi, celebri e fotografati. Sono numerosi i fattori che contribuiscono a rendere unico ed irripetibile questo splendido palazzo che domina la parte iniziale di via Posillipo: la maestosità della struttura, affacciata in buona parte direttamente sul mare, il suo essere incompiuto, il che oltre a donare ancora più fascino alla struttura contribuisce ad incrementarne l'aura di timore e rispetto che aleggia intorno all'intera struttura, le storie di fantasmi e gli assordanti rumori notturni legati alle tante grotte e cavità che si affacciano sul mare e che dal mare vengono invase.  Progettato nel 1642 e realizzato da Cosimo Fanzago al posto di una pre-esistente struttura, architetto e scultore che contribuì a rendere splendido ed originale il barocco napoletano, il palazzo restò incompiuto a causa della morte della committente, donn'Anna Carafa, potentissima moglie del vicerè spagnolo Ramiro Núñez de Guzmán, duca di Medina.  Intorno alla figura delle nobildonna sono sorte decine di storie e leggende che hanno animato i racconti del popolo napoletano per secoli, fra amanti, donne avversarie sparite nel nulla ed assordanti grida che sembrano echeggiare nelle serate di maltempo per i corridoi del palazzo ed intorno al teatro.  Sul sito del comune di Napoli è riportata la leggenda più nota che riguarda il palazzo, quella di donna Mercede de Las Torres e di Gaetano di Casapesenna. 

Questa immagine di Napoli fa parte della raccolta di fotografie di Napoli di laboratorionapoletano.com nonchè della guida fotografia di Napoli

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Liberty a Napoli: il grand hotel Eden - villa Maria al rione Amedeo


In mezzo ad alte palme, villa Maria, un tempo nota come Grand Hotel Eden, è uno dei più celebri e riusciti esempi del liberty napoletano, simbolo del rione Amedeo che racchiude in sè la maggior parte delle fantasiose architetture progettate a Napoli a cavallo di inizio '900.  Il coloratissimo ed eclettico palazzo fu progettato dall'architetto Angelo Trevisan e destinato ad essere un grand hotel, per diventare nel corso dei decenni prima scuola svizzera ed infine essere adibito ad uso privato.  Insieme a palazzo Mannajuolo è forse l'esempio più famoso del liberty partenopeo ed è ovviamente parte integrante di piazza Amedeo.

Questa immagine di Napoli fa parte della raccolta di fotografie di Napoli di laboratorionapoletano.com nonchè  della guida fotografia di Napoli

Piazza San Domenico Maggiore - nightview in bianco e nero


Piazza San Domenico Maggiore è uno dei luoghi più famosi e maggiormente fotografati di Napoli.
Anche su questo blog, del resto, sono diverse le foto che riguardano la piazza, la celebre guglia o la chiesa di San Domenico Maggiore.  Mancava però una vista della piazza in notturna ed in bianco e nero.

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Liberty a Napoli: la scalinata di palazzo Mannajuolo

la scalinata del palazzo Mannajuolo, Napoli
Buona parte degli esempi più spettacolari del liberty napoletano sono stati realizzati nei dintorni del rione Amedeo.  Palazzo Mannajuolo, realizzato e progettato come tanti altri da Arata, in questo caso con la collaborazione del proprietario del terreno, l'ing. Mannajuolo, è forse uno dei palazzi liberty più famosi per le influenze moderniste e per la meravigliosa scalinata interna ellissoidale.  Una galleria di immagini del palazzo è presente anche nel gruppo facebook "Conosciamo Napoli", frequentato da oltre 20.000 persone che quotidianamente condividono meraviglie dell'architettura e del patrimonio partenopei.

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Largo Banchi Nuovi in una serata piovosa (immagini di Napoli)


Largo Banchi Nuovi con la chiesa dei Santi Cosma e Damiano in rovina nelle giornate di pioggia acquista un fascino particolare, tipico di alcuni angoli del centro antico di Napoli. 
In attesa del recupero della monumentale chiesa, largo banchi nuovi è stato negli ultimi anni al centro dei riflettori più volte, teatro di una delle scene maggiormente riuscite di Passione di John Turturro, centro di iniziative ricreative da parte di associazioni culturali della zona, punto di ritrovo dei cuochi di Masterchef 3 in attesa della prova "esterna" svoltasi poi in piazza San Domenico Maggiore.  Del resto, anche se spesso la piazza è ridotta ad un improvvisato campo di calcio, è in serate piovose e bagnate come quella odierna che il luogo mostra sprazzi di antica bellezza, uno dei tanti luoghi della Napoli antica da riscoprire e riqualificare. 

La strada romana di Fuorigrotta, un itinerario da Mergellina fino ad Agnano ben poco accessibile

Basoli dell'antica strada romana che univa Napoli a Pozzuoli, zoo di Napoli
Napoli non finisce mai di stupire... può capitare infatti che un bambino possa ritrovarsi a passeggiare calpestando i basoli di un'antica strada romana, mentre gioca e corre all'interno del giardino zoologico di Napoli.
Come noto, parallelamente all'attuale via Terracina vi era un'antica strada romana che univa Pozzuoli a Napoli ed il tratto di strada ancora visibile più ampio è proprio all'interno dello zoo di Napoli, segnalato finalmente dalle indicazioni dalla nuova proprietà della struttura.
Del resto sarebbe di grande interesse un itinerario che riscopra la strada antica che da Mergellina porta a Pozzuoli, passando per la tomba di Virgilio, la crypta neapolitana, le terme romane di via Terracina, i resti della strada romana, le terme di Agnano.  Peccato che, a parte il parco vergiliano di Posillipo, gli altri monumenti siano chiusi al pubblico o accessibili solo raramente ed in determinate date. Un itinerario turistico che possa portare a riscoprire una parte della Napoli romana meno nota sarebbe di sicuro interesse e potrebbe costituire un percorso emozionante per residenti e turisti, magari aggiungendo ai monumenti già citati anche la grotta di Seiano, con termine del percorso con la visita del parco archeologico di Pausilypon e dell'annesso teatro a picco sul mare (qui per contattare l'associazione che cura l'intera area).

La crypta neapolitana o grotta di Pozzuoli, vista da Via della grotta vecchia
Le terme romane di via Terracina, particolare del grande mosaico centrale
la (presunta) tomba di Virgilio 
Il teatro romano della villa di Pollione - parco archeologico di Pausilypon



Chiesa di Santa Maria di Donnalbina, Napoli, fra leggende e storia

Santa Maria di Donnalbina vista dalla strada
La chiesa si Santa Maria di Donnalbina fu eretta nel pieno medioevo, al tempo in cui storia e leggende si confondevano.  Il nome della chiesa e della via infatti, secondo una leggenda napoletana narrata da Matilde Serao, una leggenda che "corre ancora per la lurida via di Mezzocannone, per le primitive rampe del Salvatore, per quella pacifica parte di Napoli vecchia che costeggia la Sapienza. Corre la leggenda per quelle vie, cade nel rigagnolo, si rialza, si eleva sino al cielo, discende, si attarda nelle umide ed oscure navate delle chiese, mormora nei tristi giardini dei conventi, si disperde, si ritrova, si rinnovella – ed è sempre giovane, sempre fresca" (Matilde Serao, leggende napoletane, 1880).
Per la Serao la fondazione di tre chiese di Napoli antica è legata alle vicende di tre sorelle: Donnalbina, Donna Romita, Donna Regina, Erano le tre figlie del barone Toraldo, nobile del sedile di Nilo. 
Dalle vicende amorose e dalle vicissitudini di queste tre ragazze, men che ventenni all'epoca dell'inizio della narrazione, furono legate le fondazioni di tre monasteri prima del X secolo (si rimanda alla lettura del breve scritto della Serao). 
La chiesa, come appare attualmente, è uno splendido esempio del Barocco napoletano, ricostruita nel XVII da Bartolomeo Picchiati (autore dei progetti del duomo di Pozzuoli, di Sant'Agostino alla Zecca, di San Giorgio dei Genovesi, del portale del palazzo di Sangro) e poi restaurati dal Guglielmelli 
La chiesa contiene opere di Domenico Antonio Vaccaro e di Francesco Solimena. Su wikipedia descrizione esauriente dell'interno della chiesa.
Chiusa per quasi trent'anni, è stata riaperta negli ultimi anni ed è visitabile entrando da un ingresso laterale sito all'interno del centro Don Orione, piccolo Cottolengo, di via Donnalbina, che è attivo all'interno del chiostro dell'antico monastero. 

Questo post fa parte della guida fotografica di Napoli e della raccolta relativa alle chiese di Napoli

Piazza Borsa di sera dall'alto - cartoline di Napoli

Piazza Bovio di sera, dall'alto
Una riunione del Comitato per la tutela e la salvaguardia di piazza Bovio (qui la pagina facebook) può essere un'ottima occasione per fotografare la bella piazza Borsa dall'alto, in notturna, con il monumento equestre a Vittorio Emanuele II (ripulito da scritte vandaliche proprio dal comitato) in bella vista. Una cartolina di Napoli di indubbia bellezza, in una serata fredda ma tersa con castel Sant'Elmo ed il grattacielo dell' NH Ambassador a far da contorno.
Questa foto fa parte della guida fotografica di Napoli e verrà riproposta anche su fotografiareale.com

Napoli: Nisida di notte vista da Coroglio


Ogni volta che si passa accanto a Nisida non si può non fermarsi ad ammirare questa isola non più isola, cantata da Bennato come "il più classico esempio di stupidità".  Parte integrante di uno dei panorami più belli al mondo, quello del golfo di Pozzuoli visto da Coroglio o da Posillipo, Nisida è stata adibita ad usi del tutto inadatti alla bellezza che la contraddistingue, sede di un carcere minorile e fino a poco tempo fa di una base NATO.  La pur bella vista da Bagnoli non deve ingannare chi guarda la foto: la forma dell'isolotto di Nisida è a ferro di cavallo, inconfondibile quando si passa sul gigantesco super vulcano dei campi flegrei con l'aereo...

Il più antico campanile di Napoli e la vicina cappella Pontano


Sul decumano maggiore si affacciano a poca distanza l'uno dall'altro due importanti testimonianze dell'arte e cultura partenopea. In primo piano è la celebre cappella Pontano, edificio religioso fra i principali esempi del Rinascimento napoletano, eretto a fine XVsecolo e spesso portato come esempio di stile ed eleganza.  A pochi passi è il campanile della chiesa di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.  Risalente all' XI secolo, questo millenario campanile è il più antico della città ed uno dei più antichi rimasti in Italia. Particolarità di questo campanile è la presenza, alla base, di numerose iscrizioni ed inserti di epoca romana, a memoria della presenza nell'antichità proprio in quel luogo di un tempio dedicato alla dea Diana.  Questo post fa parte della guida fotografica di Napoli di laboratorionapoletano.com 

l'arco alla base del campanile di SAnta Maria Maggiore alla Pietrasanta. Si distinguono nella foto la cappella Pontano ed il campanile di San Pietro a Majella

Porta Nolana, dagli aragonesi ad oggi


Porta Nolana è un luogo arcinoto della toponomastica napoletana sia per la presenza di un tradizionale ed antico mercato del pesce (caratteristica è l'apertura notturna in prossimità delle feste natalizie), sia perché vicino alla omonima stazione di partenza della circumvesuviana, sia come luogo di degrado prossimo a piazza Garibaldi, fra suk mattutini e presenza notturna di prostitute. 
La porta, risalente al XV secolo è realizzata in stile rinascimentale similmente alla non lontana nello spazio e nel tempo porta Capuana. Fu progettata e realizzata da quel Giuliano da Maiano, molto attivo fra Firenze e Napoli, autore delle decorazioni e sculture di Palazzo Vecchio a Firenze e di Palazzo Pazzi.  Nonostante nel corso dei secoli sia stata inglobata ed abbia subito una triste modifica d'uso (una torre è di fatto diventata balcone di una casa costruita proprio sopra di essa, nonchè probabilmente parte stessa di abitazioni, come testimonia la presenza di una finestra...), continua ad essere una valida testimonianza di quel che doveva essere la cinta muraria difensiva della città di Napoli al tempo degli aragonesi e nei secoli successivi. 
Le due torri sono note come "della Speranza" e "della fede", sulla porta campeggia Ferrante I a cavallo, con accanto diversi stemmi aragonesi ed angioini.   La piazza antistante la porta, dal lato di Corso Garibaldi, è stata oggetto di lavori nel recente passato ed attualmente è area pedonale. 

La crypta neapolitana: la grotta di Posillipo fra miti, leggende ed un futuro ancora incerto


Ottima la scelta su wikipedia di aprire la pagina dedicata alla crypta neapolitana con un breve estratto da Viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe, di seguito riportato in versione più ampia:
Oggi mi son dato alla pazza gioia, dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze. Si ha un bel dire, raccontare, dipingere; ma esse sono al disopra di ogni descrizione. La spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli, le ville! Questa sera ci siamo recati alla Grotta di Posillipo, nel momento in cui il sole, passa con i suoi raggi alla parte opposta. Ho perdonato a tutti quelli che perdono la testa per questa città.   Da Viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe.
La crypta neapolitana è una delle gallerie più antiche giunte fino a noi, un rettilineo lungo 700 metri scavato nel tufo, perfettamente allineato da ovest ad est in modo tale che agli equinozi la galleria tradizionalmente oscura e buio potesse all'alba ed al tramonto risplendere dei riflessi della luce. La grotta "vecchia", costruita come tante altre in zona da Lucio Coccieio Acto pochi anni prima della nascita di Cristo, fu utilizzata con continuità per collegare Napoli a Pozzuoli fino a ben dopo l'unità d'Italia, quando fu sostituità nel 1885 dalla più ampia, sicura e moderna galleria attualmente nota come "delle Quattro Giornate".   Di sicuro l'alta opera di ingegneria ha stupito tantissimi ed ha ispirato ben più di una leggenda: alla base della grotta di Posillipo avvenivano probabilmente riti propiziatori pagani legati al culto di Priapo ed Afrodite, sulla sua realizzazione fiorirono leggende sia su Cocceio (galleria costruita in pochi giorni con l'ausilio di diverse migliaia di schiavi) sia su Virgilio, che per la gente del Medioevo era poeta e mago talmente potente da poter costruire una grotta così imponente in un sol giorno o dal far legare profeticamente un intero castello alle sorti di un uovo magicamente sospeso nelle sue fondamenta (Castel dell'Ovo). Del resto tradizione vuole che il grande Virgilio, autore di opere immortali come l'Eneide o le bucoliche, sia seppellito proprio in prossimità dell'ingresso est della grotta, con la celebre epigrafe "Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces ", in quello che oggi è il parco Vergiliano che contiene anche le spoglie mortali di un altro grande della letteratura: Giacomo Leopardi.

l'ingresso della grotta dal lato del parco Vergiliano
In epoca cristiana i culti pagani ed orgiastici furono sostituiti da feste più o meno religiose (la celebre festa di piedigrotta) ed ai mitrei ed agli altari dedicati a Priapo si sostituì l'icona della Madonna oditrigia, tipica delle regioni d'influenza bizantina, un cui affresco ritrovato nella grotta probabilmente fu alla base della nascita del culto della Madonna di Piedigrotta.
Descritta da Seneca come angusta e buia, la grotta di Posillipo subì diverse modifiche ed allargamenti sia sotto gli aragonesi che da parte prima degli spagnoli e poi dei Borbone, fino ad arrivare alle ultime opere di consolidamento volute da Giuseppe Bonaparte a inizio XIX secolo, che dotò la galleria, storicamente buia, di un impianto di illuminazione con lampade a gas. Nell'archivio di Giorgio Sommer è presente anche una fotografia della grotta a cavallo del 1900.
La storia recente di questa bimillenaria ed imponente opera d'ingegneria civile è fatta di aperture parziali e ristrutturazioni, di progetti e sogni, in ultimo quello di trasformare l'antica grotta in un passaggio sicuro per i ciclisti, proprio quell'antica grotta che aveva una tetra fama legata alla presenza di briganti e malviventi che sfruttavano l'oscurità per rapinare e vessare i passanti.

la crypta neapolitana oggi
L'ingresso situato ad ovest, a Fuorigrotta, raggiungibile percorrendo via della grotta vecchia, è tristemente chiuso prima da una transenna e poi da una imponente cancellata: sotto la presentazione della crypta è la scritta "pericolo caduta pietre" e sbirciando fra le sbarre si nota quel che resta della storia recente della grotta di Posillipo,  un chiosco dell'ATAN, qualche sedia e quel che resta di una mostra (probabilmente riguardante la grotta stessa) con ancora i pannelli impolverati e le lampade arrugginite che dovevano illuminarli.
La speranza è che davvero la grotta di Posillipo possa riaprire ed essere utilizzata sia come percorso emozionante di visita, sia nuovamente come collegamento fra il centro città e quella che nel frattempo è divenuta la popolosa Fuorigrotta, magari come affascinante percorso ciclopedonale all'interno di un circuito turistico a due ruote che sarebbe davvero unico nel suo genere. 
Questo post fa parte della guida fotografica di Napoli.

San Domenico Maggiore: la facciata principale

San Domenico Maggiore, Napoli (facciata principale)
 Non tutti conoscono la facciata principale di una delle chiese più famose di Napoli, San Domenico Maggiore, dato che sulla celebre piazza omonima si affaccia il caratteristico abside, frutto di numerose trasformazioni nel corso dei secoli, mentre l'ingresso principale è da una piazzetta adiacente a vico San Domenico Maggiore. Anche la facciata principale di San Domenico Maggiore appare come unione di diversi stili, convivendo -ad esempio- nello stesso insieme una bifora gotica ed un pronao settecentesco. In evidenza il campanile da poco restaurato.  Questa immagine fa parte della guida fotografica di Napoli.

La fontana del Nettuno in via Medina - guida fotografica


La fontana del Nettuno è una delle più celebri di Napoli, famosa anche per essere stata una delle protagoniste assolute dei festeggiamenti per il primo scudetto del Napoli di Maradona, quando ancora era collocata in piazza Borsa.  Come buona parte delle fontane monumentali partenopee, nel corso dei secoli è stata spostata più volte, per alcuni decenni è di fatto "sparita" ed ha subito, insieme alle sorti della città, violenze e mutilazioni, "partecipando" persino alle rivolte di Masaniello.   Costruita in origine a fine XVI secolo per essere collocata in prossimità dell'arsenale di Napoli (attuali giardini del Molosiglio), nel 1629 fu spostata a largo di Palazzo (attuale piazza del Plebiscito) per essere nuovamente spostata a Santa Lucia pochi anni dopo. Per l'occasione, come si apprende anche da wikipedia, fu arricchita delle sculture di Cosimo Fanzago e spostata in via Medina.  Dopo varie vicissitudini fu restaurata e collocata in corrispondenza del Molo Grande, dove rimase fino a fine '800.  Dopo essere "sparita" per oltre dieci anni, durante i quali cui fu smontata  e conservata nelle grotte di Pizzofalcone, riapparve per diventare l'emblema della nuova piazza della Borsa (piazza Bovio) e del "Risanamento" nel 1898.  Con l'inizio dei lavori per la stazione Università della metro linea 1 è stata nuovamente spostata e ricollocata in via Medina, dove è attualmente... almeno fino a nuova collocazione... 

Il Nettuno con l' NH Ambassador sullo sfondo
Questo post fa parte della guida fotografica di Napoli di laboratorionapoletano.com, seconda edizione e le foto verranno pubblicate anche sul blog fotografico dell'autore

La Cupola di San Pietro martire, Napoli


Vista dai tetti dei palazzi del rettifilo la cupola maiolicata di San Pietro martire è ancora più bella, un tocco di colore in mezzo a palazzi i cui soffitti sono ben poco artistici.  Accanto alla chiesa, divenuta da tempo cappella universitaria della Federico II, l'austero campanile e soprattutto il chiostro, dalla seconda metà del XX secolo sede della facoltà di lettere  filosofia.  La cupola è stata realizzata a inizio XVII secolo.  Sullo sfondo è ben visibile il centro direzionale di Napoli, con gli alti grattacieli. 
Questa immagine fa parte della guida fotografica di Napoli

Guida fotografica di Napoli: le strade, gli itinerari, i luoghi simbolo - (2a edizione )


La seconda edizione della guida fotografica di Napoli di laboratorionapoletano.com,  vuole essere una raccolta fotografica delle meraviglie di Napoli, città unica al mondo il cui centro storico - il più grande d'Europa - è stato riconosciuto come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.  Napoli consta di migliaia di monumenti e luoghi degni di nota, di quasi CINQUECENTO chiese (448), circa CENTO chiostri, oltre TRENTA musei.  Napoli, con la sua profonda stratificazione storico, culturale ed artistica, sembra quasi aver assorbito completamente, senza abbandonare nulla, i quasi tre millenni di esistenza dalla fondazione dei primi nuclei di quel che diverrà Partenope e poi Napoli sull'isolotto di Megaride e sulla collina di Pizzofalcone. A differenza della maggioranza delle città d'arte, infatti, passeggiando per Napoli si possono seguire itinerari legati ad epoche storiche profondamente differenti, dai percorsi archeologici attraverso le mura, le botteghe, le vie della Neapolis greco-romana, fino a giungere agli itinerari alla ricerca della Napoli liberty ed oltre ancora nel tempo, fino alle skyline ben poco europee del Centro Direzionale progettato dal celebre Kenzo Tange. Avendo avuto sempre un ruolo importante, anche se spesso non fondamentale, nella storia della penisola italiana e dell'Europa, la città di Napoli può infatti vantare al contempo sublimi opere d'arte di epoche del tutto differenti.
Stante l'enorme patrimonio storico ed artistico presente in città, come già scritto in passato, questa guida pertanto non ha la pretesa di essere in alcun modo esaustiva, ma raccoglie semplicemente tutte le fotografie, itinerari, mini guide e simili pubblicati su questo blog e su fotografiareale.com, con particolare riguardo a  luoghi e monumenti, non necessariamente di primo piano, magari al di fuori dei soliti  percorsi suggeriti per visitare la città di Napoli. (Sono al momento oltre 100 le fotografie di Napoli pubblicate nella guida).

Le strade di Napoli - itinerari turistici, strade e vicoli della città
Vicoli di Napoli:

Pendino Santa Barbara
Vico Portacarrese a Montecalvario
Rampe di Montemiletto (Ventaglieri)
Vicolo cieco in via Santa Chiara
Vico del Fico al Purgatorio

Vicoletto Sant'Arpino
Pendino Santa Barbara e panni stesi 

 Itinerario Dall'Antico Porto (piazza Borsa) a via Mezzocannone (itinerario e foto)
   Banchi Nuovi e Santa Maria la Nova (itinerario e foto, 2010)
   la banca dell'acqua di zi' Nennella
Palazzo Penne (Banchi Nuovi) in ristrutturazione
LArgo San Giovanni Maggiore (Palazzo Giusso - cappella dei Pappacoda)
Piazza Dante 
La Napoli di Via Toledo (dallo Spirito Santo a Piazza Trieste e Trento)
via Toledo deserta (tratto da piazza Carità a piazza Dante)
Via Diaz dopo l'inaugurazione della stazione Toledo (autunno 2012) 
Piazza Borsa  / Piazza Borsa di sera dall'alto
Il rettifilo (Corso Umberto I) 
Il rettifilo e l'università dall'alto

Il decumano inferiore (Spaccanapoli)  (itinerario e foto)
 Spaccanapoli  Spaccanapoli reflections
 Il Corpo di Napoli
 Piazza San Domenico Maggiore
Facciata di San Domenico Maggiore 
Via Medina: dagli angioini ai tempi nostri  (itinerario e foto)

Il Decumano superiore (via Tribunali)
Il campanile più antico di Napoli e la cappella Pontano


Via Partenope di notte
Via Acton e Darsena 
Darsena Acton prima dell'alba
Piazza del Plebiscito
Gradini Francesco d'Andrea (via Filangieri/ via dei Mille)


I Luoghi di Napoli: parchi, fontane, chiese, chiostri castelli e monumenti


Fontane di Napoli
Fontana di Monteoliveto
Fontana del Sebeto
Fontana del gigante
Fontana del Nettuno
Fontana delle paparelle o della tazza di porfido
Fontana della Maruzza


Chiese e Chiostri di Napoli
San Giovanni Maggiore
San Francesco di Paola
Santi Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi (chiusa)
San Marcellino e Festo (il chiostro)
Il Campanile di Santa Chiara (riflesso nella pozzanghera)
Chiostro grande di San Martino
Chiostro piccolo di Santa Maria la Nova
Sant'Aspreno al Porto con ipogeo paleocristiano 
 L'Arco di Sant'Eligio Maggiore
La cupola della basilica dello Spirito Santo in via Toledo 
Chiesa di San Biagio Maggiore 
Chiesa di San Gennaro all'Olmo 
Chiostro di Santa Chiara a 360°
La cupola della chiesa di San Pietro Martire
San Domenico Maggiore (facciata principale)
Santa Maria di Portosalvo 
Santa Maria di Donnalbina




Nisida, Bagnoli e Posillipo da Pozzuoli
Il pontile Nord di Bagnoli
Nisida 
Nisida, Miseno, Procida e Ischia in controluce
Borgo Marinari
Cala Trentaremi vista dal parco Virgiliano
Il porto di Napoli e la La Stazione Marittima 
Fuorigrotta e golfo di Pozzuoli visti da via Caravaggio


Il lungomare di Napoli (itinerario, 2010)
Un lampione sul mare (da piazza Vittoria)
gabbiani alla rotonda Diaz
Un gabbiano e Castel dell'Ovo 
Via Caracciolo durante le WS di America's cup
Ragazzi sugli scogli e barche a vela
Pescatori sugli scogli di via Partenope
Napoli all'alba con vecchia barca (via Nazario Sauro)


Cimitero delle fontanelle - guida fotografica


I parchi di Napoli:
Parco Virgiliano di Posillipo

Villa Comunale
Villa Pignatelli
Parco del Poggio (Colli Aminei)
Giardino zoologico di Napoli
Villa Floridiana

Stazione metropolitana archeologica "Neapolis"

Museo ferroviario nazionale di Pietrarsa






Castel Nuovo ed il museo civico
La porta di bronzo del Maschio Angioino
Una necropoli sotto il Maschio Angioino (sala dell'armeria)
Museo di Paleontologia - Napoli (largo San Marcellino)






Museo Archeologico Nazionale

Il leone posto dinanzi allo scalone principale
L'Atlante Farnese





Terme romane di via Terracina
La crypta neapolitana o grotta di Posillipo

L'acquario di Napoli nella stazione zoologica Anton Dohrn
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