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Il tunnel borbonico cambia nome in galleria borbonica... concorrenze fra i sotterranei di Napoli

Il tunnel borbonico da qualche settimana ha cambiato nome in galleria borbonica, a seguito di una causa che ha avuto per oggetto del contendere la primogenitura del nome "tunnel borbonico", fra il marchio registrato dall'associazione che cura e gestisce la struttura sotterranea accessibile dall'interno del garage Morelli ed il dominio internet registrato in precedenza da parte di un'altra associazione che ha scopi e finalità simili, dato che cura e gestisce altri spazi dei sotterranei di Napoli. 
Il nuovo sito internet della galleria borbonica è pertanto http://www.galleriaborbonica.com/it/ 
Sarà importante veicolare presto quest'informazione per evitare che i turisti si debbano fermare delusi davanti al vecchio sito oscurato. 
Come ben sottolineato dalla pagina wikipedia dedicata alla galleria borbonica (ancora sotto denominazione vecchia)   la storia del tunnel va a ritroso nel tempo ben prima degli scavi di metà Ottocento voluti da Ferdinando II delle Due Sicilie, in quanto attraverso il percorso che unisce i differenti ingressi (l'altro ingresso principale è da vico del Grottone) si possono incontrare le cisterne dell'acquedotto realizzato dal Carmignano nel XVII secolo oltre a diverse cave utilizzate per costruire i palazzi in tufo partenopei.  Uno dei percorsi, quello avventura, prevede l'attraversamento su zattera di una galleria della metropolitana abbandonata ed invasa dall'acqua (i cantieri della LTR, attuale linea 6 ancora in costruzione, negli anni '80 intercettarono il tunnel per errore, il che spinse a modificare il tracciato). Fra le tante cose da ammirare i resti di una statua d'epoca fascista, smontata ed abbandonata nelle cave oltre a numerose auto e moto d'epoca, dato che alcune cave furono utilizzate come deposito giudiziario dal comune di Napoli per anni nel Dopoguerra.

Intervista al responsabile della Galleria Borbonica pubblicata sul canale Youtube kappaellenews

Napoli: il decumano inferiore (spaccanapoli), itinerario turistico - fotografico da piazza del Gesù a piazza San Domenico Maggiore

piazza del Gesù con Santa Chiara sulla destra e Gesù Nuovo sulla sinistra

Spaccanapoli è una retta che taglia ed attraversa il cuore storico, artistico, culturale e musicale della città di Napoli, un unico filo conduttore  che congiunge le diverse anime della città, positive o negative che siano, in un miscuglio tale da creare e ricreare continuamente come accade da quasi tremila anni l'essenza unica di una città che non ha eguali al mondo.

Identificata in buona parte con il decumano inferiore della città antica, non è errato scrivere che una più estesa visione di questa strada che taglia la città in due può comprendere la ripida discesa di via Pasquale Scura, via Maddaloni, via Domenico Capitelli, via Benedetto Croce, via San Biagio dei Librai, via Vicaria Vecchia e via Forcella.
Spaccanapoli ed il centro antico visti da San Martino
 La parte centrale di Spaccanapoli corrisponde infatti al decumano inferiore dello schema urbanistico ippodameo, derivato quindi dagli studi dell'architetto ed urbanista Ippodamo di Mileto cui si deve, fra le altre, anche la struttura originaria della città di Atene, e l'attuale conformazione è frutto di una stratificazione che ha visto succedersi greci, romani, normanni, angioini, aragonesi, spagnoli, austriaci nel corso di quasi tre millenni di storia. Il tratto di spaccanapoli oggetto dell'itinerario presentato in questa sede è quello che congiunge Piazza del Gesù Nuovo con Piazza San Domenico Maggiore.  Non è facile compensare in dimensioni adatte al blog un itinerario che voglia attraversare 350 metri colmi di storia, monumenti ed opere di rilevanza internazionale.
L'itinerario
Piazza Trinità Maggiore, nota anche e sopratutto come Piazza del Gesù Nuovo, è uno dei principali crocevia storici e culturali della città, sede di palazzi nobiliari, basiliche importanti, scuole che storicamente hanno avuto rilevanza nei movimenti studenteschi della seconda metà del XX secolo.  Si tratta probabilmente della piazza di Napoli più famosa nel mondo insieme a piazza del Plebiscito, punto di incontro quotidiano di migliaia di turisti sbarcati dalle navi da crociera e desiderosi di scoprire la Napoli antica, secondo luogo di culto principale della città a causa della presenza contemporanea della guglia dell'Immacolata (in parte imbracata causa pericolo di crolli), oggetto di una profonda ed oramai antica processione il giorno 8 dicembre, della chiesa del Gesù Nuovo che ospita, fra l'altro, le spoglie di San Giuseppe Moscati, medico attivo nella Napoli di inizio XX secolo molto amato ed oggetto di devozione popolare, il monastero di Santa Chiara con accanto la basilica, fra i rari esempi del gotico napoletano pervenutici ed il meraviglioso chiostro maiolicato.
La facciata della chiesa del Gesù Nuovo è quel che resta del rinascimentale palazzo Sanseverino, esempio raro di bugnato in città, avvolto nel mistero a causa della presenza di numerosi simboli esoterici sui lati di buona parte delle piramidi del bugnato. Sembra dagli ultimi studi che il messaggio in aramaico altro non sia che un pentagramma con note musicali. 
Ampia descrizione con immagini dell'interno in stile barocco della basilica è su wikipedia.
Simboli aramaici sul bugnato del Gesù Nuovo

Proseguendo lungo via Benedetto Croce si incontra subito la basilica di Santa Chiara.
Come universalmente noto anche grazie alle struggenti note della canzone napoletana "Munasterio 'e santa Chiara  monastero e chiesa furono danneggiate pesantemente dai bombardamenti alleati del 4 agosto del 1943. La chiesa pertanto ha perso ogni sovrastruttura barocca, gran parte delle opere d'arte presenti ed è stata ristrutturata ed in parte ricostruita secondo lo spirito originario. I marmi anneriti del possente monumento funebre di Roberto d'Angio  e quel che resta dei cicli di affeschi di Giotto contribuiscono a comprendere quanto enorme sia stato il danno al patrimonio artistico non solo partenopeo.

Il chiostro di Santa Chiara - foto panoramica a 360°
Fra i tanti (oltre 100) presenti a Napoli, il chiostro maiolicato delle clarisse è probabilmente il più famoso e bello.  Le maioliche sono opera di Donato Massa, in buona parte autore anche dei vasi della farmacia storica degli Incurabili. Ai lati del chiostro principale sono degni di nota anche gli altri chiostri (dei frati minori e "di servizio", che ha conservato l'aspetto gotico originario), nonchè la sala del refettorio e quella delle cappe, corrispondente alle antiche cucine.  Visitando il museo dell'Opera di Santa Chiara (l'accesso al chiostro è infatti a pagamento), oltre ad opere di arte sacra ed a reperti archeologici è possibile sia ammirare un grande presepe tradizionale che soprattutto gli scavi archeologici riguardanti il più grande complesso termale di epoca romana rinvenuto a Napoli.
 Terminata la visita al chiostro si può uscire direttamente su via Santa Chiara, per ammirare alcuni caratteristici vicoli, prima di risalire (sulla destra è la chiesa di San Francesco delle Monache) fino a tornare lungo Spaccanapoli (via Benedetto Croce) all'altezza dell'imponente campanile di Santa Chiara, recentemente ristrutturato.  
Nel tratto di strada fra piazza del Gesù e piazza San Domenico Maggiore sono tanti i palazzi storici degni di nota. Soffermarsi ad ammirare i cortili, gli archi e le curiosità che caratterizzano ciascuna costruzione è quasi inevitabile.  Sulla sinistra, visitabile, è palazzo Venezia con la caratteristica casina pompeiana.  Un po' più avanti, sulla destra, palazzo Carafa della Spina è riconoscibile dalla presenza ai lati del bel portale di due mostri marini marmorei,  ovvero di due "spegni torcia" realizzati recuperando i basamenti di antiche colonne romane.
Giunti in piazza San Domenico Maggiore, tappa gastronomica di fondamentale importanza è la sosta da Scaturchio. Anche se, dopo fallimenti ed amministrazioni controllate, la gestione è più volte cambiata negli ultimi anni, il nome ed il marchio della più famosa pasticceria napoletana sono ancora tali da garantire un assaggio di babà o sfogliatelle, senza dimenticare il "ministeriale", dolce a forma di moneta a base di cioccolato. Restando in tema culinario, negli ultimi anni si è affermata la cucina di Palazzo Petrucci, fra i pochi ristoranti stellati partenopei, nell'omonimo palazzo.  Antonello Petrucci, che acquisì il palazzo a metà del 1400, fu implicato nella congiura dei baroni e condannato a morte: alcune leggende di fantasmi annoverano da allora strane presenze all'interno del palazzo.
San Domenico e la luna...

Al centro della piazza è la guglia omonima, mentre l'intera piazza è dominata dal giallo profilo della zona absidale della basilica. Costruita per volere degli Angioini nel corso del XIII secolo in stile gotico, fu la chiesa principale dei domenicani in città: qui insegnò San Tommaso d'Aquino e furono illustri alunni Tommaso Campanella e Giordano Bruno.  La chiesa fu dapprima modificata nel Rinascimento, quindi nel corso del Seicento, quando assunse l'aspetto barocco attuale.  San Domenico Maggiore fu danneggiata sia durante il regno di Murat (essendo divenuto edificio civile), che durante il periodo di soppressione degli ordini religiosi, che infine a causa dei bombardamenti del 1943.  Ampia descrizione dell'esterno e dell'interno della chiesa su wikipedia.
Interno della basilica di San Domenico Maggiore

Cimitero delle fontanelle - guida fotografica

teschi, fiori e santini: cimitero delle fontanelle a Napoli
Premessa: non è possibile riassumere in un semplice post l'essenza, fra storia, archeologia e tradizioni popolari, del cimitero delle fontanelle. Il consiglio, oltre alla consultazione della pagina su wikipedia, è quello di recarsi in loco insieme a guide specializzate, come quelle suggerite periodicamente dalla pagina del comune di Napoli dedicata al cimitero.  

Il culto delle anime pezzentelle (le anime del Purgatorio) a Napoli è ancora radicato nella tradizione popolare, nonostante gli ipogei adibiti ad ossari siano in buona parte inacessibili. Il cimitero delle fontanelle, ai margini del popolare rione sanità,  è probabilmente il luogo destinato al culto delle anime del Purgatorio più noto, enorme ossario nel corso degli anni, da fine '800 fino alla chiusura del 1969, meta di un culto per alcuni quasi pagano, per altri molto sentito e dettato dalla pietas nei confronti delle anime dei defunti, che portava le donne del popolo ad adottare un teschio ed a pregare per l'anonimo defunto affinchè questo, una volta giunto in paradiso grazie alle preci, potesse concedere grazie.

Antica cava di tufo, dalla seconda metà del XVII secolo questo grande spazio fu utilizzato per raccogliere i resti dei morti durante le grandi epidemie di peste e colera e, più generalmente, di quanti non avessero la possibilità economica tale da garantirsi una degna sepoltura all'interno delle chiese cittadine, dall'epidemia di peste del 1656 fino a quella di colera del 1836, durante la quale morì anche Giacomo Leopardi. Grazie all'opera del parroco dell'adiacente ottocentesca chiesa di Maria Ss. del Carmine, Gaetano Barbati, nel 1872 il luogo fu aperto al culto e le ossa furono collocate nella disposizione attuale, con i teschi posizionati su cataste di femori ai lati delle tre grandi navate che costituiscono l'ipogeo tufaceo. 
il monumento dedicato al canonico Gaetano Barbati, fra migliaia di ossa
Nell'evidenza che sotto il pavimento vi siano migliaia e migliaia di ossa, non appare improbabile del tutto la diceria popolare in base alla quale all'interno del cimitero delle fontanelle siano conservati i resti di circa otto milioni di persone.  Di certo il numero dei resti ordinati dal Barbati è di circa 40.000 cadaveri. 
Come ricordato da alcune lapidi,  qui furono collocate le ossa rinvenute durante i lavori per la realizzazione di via Acton, accanto al Maschio Angioino e quelle provenienti dalla chiesa di San Giuseppe Maggiore, distrutta nell'ambito dei lavori di riqualificazione del rione "Carità" (1934).
Fra mito, leggenda e realtà storica
A parte le ossa riposte in teche (navata di sinistra) di Filippo Carafa, conte di Cerreto, e della moglie Margherita, il cui volto mummificato è legato alla curiosa leggenda secondo la quale costei sia morta affogata da uno gnocco, tutte le ossa presenti al cimitero delle fontanelle sono senza nome. Ciò nonostante in centinaia di casi i teschi sono stati gelosamente messi da parte, custoditi in teche di ogni materiale, dal prezioso marmo al cartone, passando per vetro, ferro e financo scatole di biscotti: si tratta dell'adozione dei teschi da parte dei fedeli,  che spesso indicavano anche nome, cognome ed anno dell'adozione, di una devozione popolare tanto forte e radicata da causare la risposta della Chiesa ufficiale, che vietò queste forme di culto delle anime del purgatorio, in verità un po' troppo simili a certi riti pagani di antichissima memoria.
Se fino agli anni '50 il culto era tramandato di generazione in generazione, con le anime pezzentelle (le anime del Purgatorio) che diventavano parte integrante della famiglia, con teschi messi da parte o segnati anche a penna con "è già occupato" (è il caso di un teschio sulla sinistra della statua di Gaetano Barbati), è interessante notare come il "culto" sia ripreso negli ultimi due anni con forme del tutto differenti (non è più possibile entrare, spostare un teschio e metterlo in disparte come in precedenza) che spesso mostrano come si possa facilmente sfociare nella superstizione: oggi c'è chi semplicemente posa su un teschio una moneta, un santino, un braccialetto o persino un biglietto dell'autobus senza alcun messaggio sopra o uno scontrino fiscale, quasi a prenotare idealmente teschio ed anima del Purgatorio... 
Il teschio noto come "di donna Concetta", sulla sinistra
Tornando alle leggende popolari, una delle più note è quella della "capa che suda", del teschio che suda: in molti sono pronti a giurare che il teschio denominato di donna Concetta, facilmente individuabile in fotografia essendo l'unico cranio lucido a causa delle ancora oggi continue cure delle devote, fra santini, monete, fotografie e persino una spilla di partito, in condizioni particolari trasudi lasciando umide le mani delle persone che le impongono sul bianco cranio e la terra circostante.
La leggenda più famosa è però quella del "capitano" (si rimanda a wikipedia). Particolare cura quanti ancora oggi si recano al cimitero delle fontanelle per "culto" hanno dei resti di bambini, alcuni dei quali sono stati raccolti e riposti a parte in teche con all'interno anche giocattoli. All'interno del cimitero vi è una cappella con presepe e sono presenti alcune statue. Oltre alla già citata statua di Gaetano Barbati va menzionata la statua nota come "il monacone", una riproduzione di San Vincenzo Ferrer decapitata, il cui capo in passato era stato sostituito con un teschio. 
teschi ammassati sui femori - cimitero delle fontanelle Napoli

il teschio noto come "il capitano" - cimitero delle fontanelle - Napoli
Una teca in materiale pregiato ed una ricavata da una scatola di biscotti "Russo"

Napoli: guida fotografica della città partenopea

Realizzare una guida fotografica di Napoli è impresa ardua e complessa, a causa del fatto che la città di Napoli consta di migliaia di monumenti e luoghi degni di nota. Tale guida pertanto non vuole essere in alcun modo esaustiva, ma raccogliere semplicemente tutte le fotografie, itinerari, mini guide e simili pubblicati su questo blog e su fotografiareale.blogspot.com.  Si tratta di un progetto ambizioso che verrà pian piano aggiornato in corso d'opera e che prevede approfondimenti su itinerari turistici, luoghi, monumenti, non necessariamente di primo piano, magari al di fuori dei soliti  percorsi suggeriti per visitare la città di Napoli.
Questa pagina, che diverrà con il tempo una sorta di indice della guida fotografica della città di Napoli realizzata da Fabrizio Reale e per il momento si suddivide in tre grandi capitoli:
Le strade di Napoli - itinerari turistici, strade e vicoli della città di Napoli
I Luoghi di Napoli: parchi, fontane, chiese, castelli e monumenti
I Musei di Napoli: la sezione più difficile da realizzare, dato che Napoli, una delle più famose città d'arte mondiali, consta di oltre trenta musei

 Luoghi di Napoli
Il pontile Nord di Bagnoli
Nisida 
Nisida, Miseno, Procida e Ischia in controluce
Borgo Marinari
Cala Trentaremi vista dal parco Virgiliano
Il porto di Napoli e la La Stazione Marittima 
Fuorigrotta e golfo di Pozzuoli visti da via Caravaggio



Via Medina: dagli angioini ai tempi nostri





La Napoli di Via Toledo (dallo Spirito Santo a Piazza Trieste e Trento)
Via Diaz dopo l'inaugurazione della stazione Toledo (autunno 2012) 
Un lampione sul mare (da piazza Vittoria)
gabbiani alla rotonda Diaz
Un gabbiano e Castel dell'Ovo 
Via Caracciolo durante le WS di America's cup
Ragazzi sugli scogli e barche a vela




Cimitero delle fontanelle - guida fotografica


I parchi di Napoli:
Parco Virgiliano di Posillipo

Villa Comunale
Villa Pignatelli
Parco del Poggio (Colli Aminei)
Giardino zoologico di Napoli
Villa Floridiana


Fontane di Napoli
Fontana di Monteoliveto
Fontana del Sebeto
Fontana del gigante
Fontana del Nettuno
Fontana delle paparelle o della tazza di porfido
Fontana della Maruzza


Chiese e Chiostri di Napoli
San Giovanni Maggiore
San Francesco di Paola
Santi Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi
San Marcellino e Festo (il chiostro)
Il Campanile di Santa Chiara (riflesso nella pozzanghera)
Chiostro grande di San Martino
Chiostro piccolo di Santa Maria la Nova
Sant'Aspreno al Porto con ipogeo paleocristiano 
 L'Arco di Sant'Eligio Maggiore
La cupola della basilica dello Spirito Santo in via Toledo 
Chiesa di San Biagio Maggiore 
Chiesa di San Gennaro all'Olmo 
Chiostro di Santa Chiara a 360°





Castelli e palazzi di Napoli
Castel dell'Ovo - raccolta di fotografie
Castel dell'Ovo panorama dal loggiato 
Castel dell'Ovo: la terrazza coi cannoni ed il panorama
Quel che resta del castello del Carmine
Palazzo delle Poste
La sede della facoltà di Ingegneria

Luoghi nei dintorni di Napoli
La Solfatara di Pozzuoli
Il lago d'Averno 
Villa San Michele, Anacapri





I musei di Napoli  
La farmacia storica degli Incurabili ed il museo delle arti sanitarie
Stazione metropolitana archeologica "Neapolis"

Museo ferroviario nazionale di Pietrarsa






Castel Nuovo ed il museo civico
La porta di bronzo del Maschio Angioino
Una necropoli sotto il Maschio Angioino (sala dell'armeria)
Museo di Paleontologia - Napoli (largo San Marcellino)






Museo Archeologico Nazionale

Il leone posto dinanzi allo scalone principale
L'Atlante Farnese





Terme romane di via Terracina

L'acquario di Napoli nella stazione zoologica Anton Dohrn

Il presepe a Napoli- percorsi alla riscoperta dei presepi artistici della città: Santa Maria la Nova

presepe tradizionale napoletano - Chiesa di Santa Maria la Nova

La città di Napoli fra fine novembre e Natale è meta turistica privilegiata per chi voglia riscoprire le tradizioni di un tempo attraverso la riscoperta dell'arte presepiale caratteristica di questa meravigliosa città. Il presepe napoletano, nonostante l'avanzata del rito importato dell'albero di Natale,  resta una tradizione consolidata delle case napoletane. Se con il tempo sono sempre di meno gli appassionati possessori ed artefici di presepi artigianali fatti in casa, la cui costruzione inizia diversi mesi prima del periodo natalizio, con l'avvicinarsi del Natale i napoletani rispolverano pastori antichi e moderni, "cacciano fuori" da angusti nascondigli il presepe (una semplice mangiatoia o l'intera ricostruzione della scena della natività, angeli, pastori, pecorelle e Beniamino compresi), controllano che le mini lampadine siano ancora tutte funzionanti e iniziano ad allestirlo su un mobile o su uno scranno.
Al di là dell'aspetto folkloritstico di visitare durante il periodo natalizio Spaccanapoli e San Gregorio Armeno, piena zeppa di botteghe che alternano prodotti di alta fattura realizzati in loco (statuine in terracotta o ceramica) a ciarpame di vario genere (pastori di plastica et al.), il consiglio di chi scrive sia per il turista vero e proprio che per il classico turista della domenica, che arriva in auto o in pullman -intasando il traffico cittadino - per visitare la zona dei presepi e per comprare qualche pastore, è quello di soffermarsi ad ammirare gli allestimenti antichi della tradizione presepiale napoletana.  Sono diverse infatti le chiese od i musei che, durante tutto l'anno o solo nel periodo dell'Avvento, espongono presepi del '700 e pezzi pregiati di artigianato napoletano. Si ricorda infatti che sin dalla fine del 1400 Napoli è l'indiscussa capitare dell'arte presepiale.
presepe nella chiesa di Santa Maria la Nova - particolare
 Un primo suggerimento, cui seguiranno altri nei giorni prossimi, è quello di visitare la basilica di Santa Maria la Nova, all'interno della quale è allestito un bel presepe tradizionale. Questa chiesa è strettamente legata alla storia del presepe in quanto è stata una delle prime ad ospitare fra i propri decori scene della natività sin dal XV secolo.
Altra visuale del bel presepe del '700 allestito a Santa Maria la Nova
Santa Maria la Nova, insieme alla vicina chiesa si Monteoliveto o Sant'Anna dei Lombardi, fu uno dei luoghi storici del presepio napoletano, in quanto in queste due chiese furono realizzati alcuni fra i primi esemplari di natività ed adorazione dei pastori, già nel XV secolo.
Il presepe attualmente allestito è molto interessante in termini di fattura, anche se va ricordato che parte delle statuine del 1700 ed anteriori presenti storicamente all'interno del complesso religioso furono sottratte da ladri durante il lungo periodo di chiusura della chiesa legato al post-terremoto dell'Irpinia. 
La chiesa, putroppo non sempre aperta, ospita nella ampia cappella a sinistra dell'ingresso, il presepe del '700 raffigurato nelle immagini qui pubblicate.

L'acquario di Napoli nella stazione zoologica Antonio Dohrn

acquario di Napoli
Tartaruga "caretta caretta"
A distanza di alcune settimane dai momenti in cui si era temuto che in nome di curiosi tagli nella finanziaria si volesse procedere alla chiusura della stazione zoologica Antonio Dohrn, una delle istituzioni scientifiche più antiche, conosciute ed apprezzate di Napoli, ritengo sia interessante dedicare un intervento alla riscoperta del piccolo acquario che occupa il piano terra dell'istituto scientifico, all'interno della villa comunale di Napoli. Fondato nel 1872 dallo scienziato tedesco Antonio Dohrn con lo scopo principale di raccogliere risultati scientifici in favore della teoria darwiniana, già dal 1874 era accessibile al pubblico l'acquario,  strumento divulgativo e didattico ma anche ottimo sistema per reperire fondi per gli studi scientifici nel campo della biologia marina, secondo esperimento di tal genere in Europa. 
una vasca dell'acquario
Allora come oggi, le vasche ospitavano specie ittiche presenti nei fondali del golfo di Napoli. Oggi come allora l'interesse scientifico è prevalente su quello puramente didattico e grande attenzione è data al recupero delle tartarughe marine (sopratutto della specie caretta caretta) raccolte ferite dai pescatori ed affidate alle cure degli esperti per periodi di rieducazione prima di un ritorno nel mare. In tal senso la stazione zoologica Dohrn è all'avanguardia grazie alla realizzazione di un "turtle point" a Bagnoli, al momento in una struttura temporanea ma che andrà ricollocato nell'ambito dei progetti di Bagnoli Futura in una nuova struttura, luogo all'interno del quale vengono raccolte e curate tutte le tartarughe in difficoltà, sia quelle marine pescate inavvertitamente in mare e ferite, che le testuggini acquatiche cedute da cittadini che ne avevano incautamente acquistato una non conoscendo quanto possano crescere negli anni.
Tornando alla struttura originaria, le vasche dell'acquario sono datate ma conservano un fascino unico che compensa in parte la non perfetta visibilità e la distanza da cui lo spettatore deve osservare i pesci.  Le differenze  con le vasche presenti negli acquari più moderni e tecnologici sono evidenti, la bellezza dell'acquario napoletano sta proprio in questo evidenziare a prima vista quanto sia antica e storica come struttura.  Il prezzo decisamente popolare (1.5 euro gli adulti) fa sì che l'acquario sia una delle mete preferite da parte dei bambini in età prescolare. Sono sempre numerosi i passeggini "parcheggiati" all'ingresso durante i weekend.  Le circa trenta vasche ospitano esclusivamente specie ittiche che è possibile incontrare facendo un'immersione nel golfo di Napoli: dalle ricciole alle cernie, dai polpi alle aragoste, dalle murene agli ippocampi, dalle magnose agli sciarrani, dai pesci trigoni ai saraghi, dalle donzelle pavonine alle stelle marine, non c'è pesce presente nell'acquario che non si possa ritrovare nel nostro mare. Le diverse tartarughe, prevalentemente della specie caretta caretta ma anche tartarughe liuto o tartarughe verdi, che sono ospitate periodicamente in attesa di essere reintrodotte in mare, costituiscono l'attrazione principale per grandi e piccini dell'acquario.  In genere è sempre presente una tartaruga nella vasca principale, mentre in altre vasche laterali in alcuni periodi dell'anno sono ospitati esemplari giovani. Oggi, ad esempio, erano quattro le tartarughe presenti nell'acquario. Non va dimenticato che è presente una piccola area dedicata ai più piccoli con due piccole "vasche tattili" per permettere ai bambini di toccare paguri, ricci ed altri piccoli crostacei.  Fra gli animali più apprezzati dai bambini va citato, oltre alle tartarughe, un grosso polpo. Accanto all'acquario è presente un piccolo museo. Per maggiori informazioni sulla stazione zoologica e per conoscere gli orari in cui è possibile visitare l'acquario rimando al sito ufficiale.

Puolo (bandiera blu 2010): guida ad una delle località balneari più famose della penisola Sorrentina

Cala di Puolo: la spiaggia vista dal solarium - Luglio 2009
 
Due spiagge, tre stabilimenti balneari, diverse attività collegate, fra cui ristoranti, noleggi di lettini/ombrelloni e pedalò, un albergo a tre stelle:  il borgo di Puolo, diviso fra i territori comunali di Sorrento e Massa Lubrense, è, di fatto, una delle località più famose e maggiormente frequentate della penisola sorrentina.
Marina di Puolo - luglio 2009
Gli accessi principali alla frazione sono due: una via comunale che porta ad un parcheggio situato a poche decine di metri dalla spiaggia (in altezza) ed una via privata, che attraversa le ex-proprietà del comandante Achille Lauro, che porta fin giù a livello del mare, nell'area dell'ex cava di pietra. 
Il fatto che Achille Lauro avesse eletto questo come uno dei posti d'elezione della propria esistenza, approdo sicuro per la sua nave personale, il Karama (che da anni è in stato di semi abbandono nel porto di Salerno), dimostra che appeal possa avere questa zona della penisola sorrentina, che mescola il verde di ulivi ed agrumeti e l'azzurro del mare.
Guardando la baia dal mare, sulla estrema destra, accanto alla strada privata che proviene da Villa Angelina, il primo stabilimento balneare ad apparire è il Karama, che prende nome dallo yatch di Lauro e che offre ai propri clienti la possibilità di prendere il sole su un solarium in parte erboso, in parte in cemento. L'accesso al mare avviene grazie ad una scaletta che porta direttamente in mare aperto.  Il Karama è un club che organizza per i propri soci corsi di vela ed altro.

Caladi Puolo - 2009
Proseguendo, in corrispondenza dell'ingresso nell'enorme area privata (di proprietà della società "Cala di Puolo") destinata in estate a parcheggio per i bagnanti e d'inverno a rimessaggio imbarcazioni, pari all'area della vecchia cava di pietra, c'è la bella spiaggia in ciottoli.  La spiaggia è libera ma l'accesso attraverso la strada privata ed il parcheggio sono a pagamento (7,50 € in questo inizio di stagione balneare, per sosta ed utilizzo spogliatoi). Lo stabilimento balneare Cala di Puolo è collocato alla sinistra della spiaggia, guardando  dal mare, raggiungibile attraverso un'ampia scala in legno, ed è uno dei "lidi" di dimensioni maggiori dell'intera penisola sorrentina. Esso occupa l'intera area che in passato costituiva la zona di carico del materiale edile sulle navi dirette a Napoli: il grande solarium è infatti sulla terrazza in cemento prospiciente sul mare. All'interno dello stabilimento sono diversi gli esempi di archeologia industriale. Accanto al solarium c'è un'ampia zona adibita a bar e tavola calda.  Per l'ingresso nello stabilimento è previsto il pagamento di un biglietto che prevede la possibilità di accesso al solarium, al bar, alle docce ed agli spogliatoi.  In genere è prevista la possibilità di comprare in prevendita stock di 10 biglietti di ingresso con una riduzione del costo di ingresso. Lo stabilimento apre in genere il 2 giugno di ogni anno. Al momento, pertanto, non sono noti ancora i prezzi per questa stagione balneare.  Per quanto riguarda il 2009, il biglietto di ingresso si aggirava intorno ai 6,5 €, l'ombrellone costava 5 € ed il lettino aveva un prezzo variabile fra i 6 e i 6,5€ (nel weekend).  I prezzi saranno soggetti a verifica, in quanto si basano su "ricordi" passati e non sono aggiornati.

La spiaggia di cui sopra, in fotografia, è bandiera blu FEE 2010.


Cala di Puolo - 2009
Il fondale degrada abbastanza velocemente, dopo un paio di metri già è difficile toccare.  Di contro, grazie alla profondità del fondale ed al fatto che la spiaggia si trova in corrispondenza di una zona quasi "di mare aperto", è veloce il ricambio di acque ed è facile nuotare in mezzo ai pesci. A Puolo è attivo, del resto, un diving center.
Oltrepassando l'area di proprietà della società Cala di Puolo, si giunge nella marina di Puolo vera e propria. In corrispondenza del lungo molo-scogliera, il cosidetto "muraglione", c'è una piccola spiaggia esterna molto frequentata dai locali. Proseguendo, dopo una piccola spiaggia libera di sabbia, si giunge nel borgo di Puolo, con una serie di palazzine che si affacciano sul mare.  L'attività principale del borgo è il turismo e sono presenti diversi ristoranti e bar, un tabacchi ed un albergo tre stelle. La spiaggia di marina di Puolo è in buona parte sabbiosa - la sabbia scura tipica della penisola Sorrentina-   e solo parzialmente di ciottoli. L'unico stabilimento balneare, di proprietà dell'albergo Baia di Puolo, è quasi interamente sabbioso e ricalca il tipico esempio di lido sorrentino, con terrazza sul mare in legno e cabine in legno colorate.  E' presente un piccolo bar, il costo di una sedia a sdraio - stagione 2010, è di 4 €, il noleggio di un ombrellone costa 5€.  Il resto della spiaggia è libera e sono presenti punti di noleggio sedie, ombrelloni e pedalò. Fra i ristoranti presenti si segnalano la Tavernetta e "da Capuozzo". 

La frazione di Puolo è molto frequentata anche di notte, in quanto è attiva una discoteca (blumareclub, che occupa parte dell'area del complesso turistico Cala di Puolo) e sono abbastanza frequentati anche in serata i diversi ristoranti. 

Questo intervento verrà aggiornato con i prezzi aggiornati per il 2010.
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