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Palazzo Serra di Cassano: le foto e la storia di un luogo simbolo della repubblica napoletana del 1799


Palazzo Serra di Cassano è uno dei palazzi monumentali di Napoli progettati dal grande architetto Ferdinando Sanfelice nella prima parte del XVIII secolo.  La configurazione è quella classica dei palazzi del barocco napoletano: portone d'accesso, cortile con grande arcata centrale d'accesso alla scalinata monumentale. Vi sono altre scale secondarie, un secondo cortile ed un secondo portone d'ingresso.  Proprio lo scalone è forse l'elemento più celebre e di maggior pregio, anche se non ad ali di falco come altri celebri di Sanfelice (palazzo Sanfelice e l'attribuito palazzo dello Spagnuolo ) e merita una serie di scatti fotografici, anche con fish-eye.  Palazzo Serra di Cassano è però celebre per altri due motivi: è la sede dell'Istituto Italiano di Studi Filosofici, fondato oltre 40 anni fa da Gerardo Marotta e soprattutto fu protagonista delle vicende del 1799. Il portone principale del palazzo, in via Egiziaca a Pizzofalcone, che guarda verso palazzo Reale, fu infatti chiuso nel 1799 in segno di lutto dopo la decapitazione avvenuta in piazza Mercato nell'agosto di quell'anno di Gennaro Serra di Cassano, figlio del principe.  Il portone fu riaperto solo 200 anni dopo, in occasione del bicentenario della repubblica napoletana. Fotografie scattate durante la passeggiata dal Vomero al Chiatamone organizzata dal gruppo COnosciamo Napoli e la Campania, i cui percorsi fotografici son già stati pubblicati su diarionapoletano: Napoli Obliqua: il Petraio e Napoli Obliqua: da Pizzofalcone a Chiatamone.





Napoli, il palazzo dell'Intendenza di Finanza, degli Uffici Finanziari e dell'Avvocatura di Stato (XX secolo)


Affacciandosi da via Toledo in via Francesco Baracca si apre una delle viste migliori del  Palazzo dell'Intendenza di Finanza, degli Uffici Finanziari e dell'Avvocatura di Stato, realizzato fra il 1933 ed il 1937 su progetto di Marcello Canino. Si tratta di uno dei tanti palazzi di architettura monumentalista tipica dell'architettura dell'epoca fascista realizzati al posto del rione Carità durante il ventennio.  Da notare come la pavimentazione di via Baracca riprenda i motivi della facciata laterale del palazzo. 

Portone in piperno, borgo Orefici


Scampato al Risanamento, anche se ridotto nelle dimensioni, in una stradina laterale dietro piazzetta Orefici è possibile ammirare un bel portone in piperno, decorato con motivi floreali ed un volto che sembra quasi mostruoso.  Non sono riuscito a ricostruire la storia di questo portone, magari qualcuno riuscirà ad aggiornarmi in merito.  Pur passando spesso in zona Orefici, l'ho potuto notare solo dopo che Orlando Catalano, uno degli amministratori del gruppo facebook Conosciamo Napoli (nonché del neonato blog)  e la Campania (insieme a Peppe Guida ed altri)


Palazzo Doria d'Angri allo Spirito Santo, Napoli


Palazzo Doria d'Angri è probabilmente uno dei più noti della città. Il motivo è semplice e noto: il 7 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi si affacciò dal balcone di questo palazzo per annunciare l'annessione del regno delle Due Sicilie al regno d'Italia.  Il palazzo fu realizzato, come ricorda wikipedia, nel XVIII secolo a partire dalla demolizione delle costruzioni preesistenti ed al cui progetto lavorarono nomi del calibro di Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga e Carlo Vanvitelli.  All'interno vi è un bel cortile esagonale.  La facciata fu fortemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e le statue ed il grande stemma distrutti non furono mai ripristinati (si può fare il confronto con il celebre dipinto riguardante l'arrivo di Garibaldi a Napoli, conservato al museo civico di Castel Nuovo). Gli interni, invece, come visibile dalle immagini pubblicate sul Corriere del Mezzogiorno in occasione dell'annuncio della vendita del piano nobile del palazzo, hanno conservato la magnificenza di un tempo.




Palazzo Trabucco, uno dei più belli del Settecento napoletano


Palazzo Trabucco è uno dei più celebri palazzi settecenteschi napoletani ed è situato all'inizio di via San Liborio, dal lato di piazza Carità, proprio accanto a palazzo Mastelloni.   L'aspetto attuale dei due palazzi è dovuto a Nicola Tagliacozzi Canale, poliedrico artista che fu sia architetto che incisore e che fu attivo a Napoli per alcuni decenni nel XVIII secolo.  Il palazzo fu restaurato a partire da quel che restava dell'ediliza preesistente, gravemente danneggiata durante il terremoto del 1732. Splendida è la scalinata, aperta, su tre livelli di archi e ricca di stucchi e decorazioni.  Il portale d'ingresso in piperno è di Antonio Saggese.


Palazzo Donn'Anna in primavera fra i fiori


Salendo per via Posillipo è d'obbligo la sosta per ammirare palazzo donn'Anna, meglio se a piedi o in bicicletta (in questo caso magari contribuendo a fare chilometri per Napoli nell'ambito del contest European cycling Challenge).   Fra i più noti palazzi di Napoli, palazzo donn'Anna, va ricordato sempre, è anche teatro di leggende e racconti di fantasmi ambientati nella Napoli di qualche secolo fa.    In primavera, fra i fiori che spuntano un po' ovunque, anche in mezzo alle pareti tufacee, è possibile evidenziare ancora di più il contrasto fra il giallo del tufo e quel che c'è intorno.

La scala di palazzo d'Afflitto in via Nilo (centro antico di Napoli)


I palazzi di via Nilo, come del resto gran parte di quelli del centro antico di Napoli, nascondono spesso rari esempi di bellezza dietro un primo impatto negativo legato allo stato di fatiscenza e degrado in cui in genere sono, decaduti insieme alla nobiltà delle antiche famiglie loro proprietarie.  Fra i tanti palazzi monumentali degni  di nota, quello sito in via Nilo 30a, noto come palazzo d'Afflitto, presenta una scala aperta di rara bellezza, esempio unico a Napoli di questo tipo.  L'impianto originario dell'edificio è del XV secolo,  l'aspetto attuale è legato a profondi restauri avvenuti nel Settecento.



Queste foto verranno ripubblicate anche sul blog fotografico fotografiareale.com

Il seminario dei nobili in via Nilo (Real Monte Manso di Scala).



Le giornate FAI di primavera sono un'ottima occasione per visitare luoghi tradizionalmente poco noti e non sempre accessibili. Quest'anno, per la prima volta, nel giro dei monumenti aperti a Napoli in occasione delle giornate FAI è entrato anche il palazzo sito in via Nilo 34: il real monte Manso di Scala, noto anche come "seminario dei nobili".  Tale denominazione è legata all'uso che GiovanBattista Manso, fra i fondatori del pio monte della Misericordia,  destinò al Real Monte Manso di Scala, ovvero quello di educare i figli dei nobili.  Il palazzo nella sua attuale architettura presenta uno dei cortili più ampi del centro storico di Napoli.

All'interno del palazzo, dalla scala sulla sinistra, si accede alla cappella dell'Immacolata Concezione, sita al terzo piano, grande quasi quanto una chiesa. La cappella del XVIII secolo presenta due aspetti particolari: l'essere al terzo piano di un palazzo ed essere esattamente al di sopra della cappella di Sansevero.  Da notare il bell'altare ligneo con le statue e la grande tela di Francesco de Mura.
Alla cappella si accede attraverso un lungo corridoio con il soffitto ligneo con travi in vista, adornato con paramenti sacri e tele di san Leucio da un lato e con le fotografie che mostrano lo stato di degrado in cui versava il seminario dei nobili dopo il terremoto del 1980 (il corridoio era utilizzato come stenditoio, il pavimento maiolicato della cappella è andato perso...). 

 

Palazzo Mastelloni a piazza Carità, Napoli


In piazza Carità, uno accanto all'altro, si trovano due palazzi storici opera di Nicola Tagliacozzi Canale, splendidi esempi di architettura civile della Napoli del Settecento: palazzo Mastelloni (o Mastellone, ristrutturato partendo da un edificio pre-esistente) e palazzo Trabucco. In queste fotografie è riportato il cortile interno con la bella scala d'accesso di palazzo Mastellone, che si distingue anche per la bellezza del portale monumentale di accesso (sormontato da decenni dall'enorme scritta pubblicitaria di un negozio di pianoforti).   Come ricordato su wikipedia, è qui che fu arrestata Luisa Sanfelice per essere processata sul ruolo svolto nella sfortunata rivoluzione partenopea del 1799.  Qualche informazione in più sulla storia del palazzo e dettagli costruttivi si evince consultando il sito storiacity: " La scala interna del palazzo, due rampe laterali curve e simmetriche, con una vaga somiglianza alla scala del Palazzo D’Afflitto a via Nilo, venne terminata nel 1735 e l’anno successivo fu completata la pavimentazione in piperno di tutti i gradini".





Napoli: palazzo d'Angiò (via Tribunali)


Nel caotico trambusto che normalmente riempie via Tribunali, può passare inosservata la bellezza dei portici antistanti palazzo d'Angiò, noto anche come palazzo Filippo di Valois, palazzo dell'Imperatore di Costantinopoli o palazzo Cicinelli.  Dell'originaria architettura del XIII secolo, allorquando il palazzo fu utilizzato come dimora da Filippo di Valois, secondogenito di Carlo I d'Angiò, re di Sicilia, restano il portico ed il portone del palazzo, che nel corso dei secoli ha subito diversi restauri. In fondo, sulla sinistra rispetto al portone, è un affresco del XIV secolo raffigurante la vergine Maria.

Napoli rinascimentale: palazzo in via Nilo 20


Via Nilo è una delle strade più antiche di Napoli, uno dei cardini dell'antica pianta ippodamea della Neapolis greca prima e romana poi.  Il nome stesso, come noto, richiama la presenza di una comunità alessandrina insediatasi in quella zona, come testimonia il da poco restaurato corpo di Napoli.
Non tutti si rendono però conto, attraversando la poco illuminata e molto degradata salita che collega il decumano inferiore (spaccanapoli) a quello maggiore (il centrale, l'attuale via Tribunali), si passa accanto a numerosi esempi pregevoli di architettura civile del rinascimento napoletano.  
Sono tanti i palazzi che, nonostante siano caduti oggettivamente in disgrazia nel corso dei secoli, meritano di essere ammirati: il palazzo del Panormita, il palazzo al n.20 di via Nilo (in fotografia), il  classificato su wikipedia come palazzo d'Afflitto secondo Labrot, palazzo al n.22, il palazzo al n.30 (palazzo d'Afflitto), palazzo Capomazza di Campolattaro.  Tutti pregevoli esempi di architettura del XV secolo che hanno subito nei secoli alterne fortune. 
In particolare, il palazzo al 20 di via Nilo presenta ancora numerosi tratti della struttura originaria, dall'arco a tutto sesto in piperno dell'androne, alla scala rinascimentale a doppia loggia, con la loggia al pian terreno caratterizzata da cinque arcate.

Il portale di palazzo Bonifacio a Portanova

Palazzo Bonifacio a Portanova, particolare del portale d'ingresso

Non sono numerosele testimonianze di architettura civile della Napoli del XV secolo pervenute fino ai giorni d'oggi, "almeno" venticinque secondo wikipedia .   Fra questi è palazzo Bonifacio in via Portanova, che fu eretto a poca distanza dal sedile di Portanova.  Come sempre in questi casi, il palazzo seguì le fortune della famiglia di origine, i Bonifacio, arrivando ad ospitare anche dicersi ambasciatori stranieri, poi fu trasformato prima in prigione e poi in fabbrica. Attualmente dell'originario palazzo, a memoria di quella che doveva essere la bellezza del luogo, è il portale in marmo in tipico stile catalano, con bei fregi agli angoli.


Palazzo Sanfelice: un capolavoro del barocco napoletano in degrado

La scala ad ali di falco di palazzo Sanfelice

Fernando Sanfelice, architetto autore di riferimento del barocco napoletano, elesse come propria dimora un palazzo in mezzo alla Sanità, che in quegli anni stava per diventare passaggio reale di collegamento fra la reggia di Capodimonte e quella sita al largo di palazzo (oggi piazza del Plebiscito).  Dalla costruzione del nuovo edificio e restauro di quel che c'era in origine accanto nacque palazzo Sanfelice, splendido esempio di architettura civile del XVIII secolo, oggi purtroppo in stato di avanzato degrado.


Dall'esterno il palazzo presenta due portali gemelli, ciascuno sormontato da due sirene che mescolano il mito greco (hanno le ali) e quello latino (hanno la coda di pesce), ciascuno con una lapide a ricordare quale palazzo era stato restaurato e quale costruito ex novo, motivando con la salubrità del luogo (EXIMIAM LOCI SALUBRITATEM) appena fuori le mura della città (che arrivavano a via Foria allora come in antichità) la scelta. 
All'interno i due cortili sono profondamente differenti, il primo con un "falso" ottagono come base,  dotato di una scalinata a doppia elica tanto bella quanto attualmente in stato di avanzato degrado, il secondo, rettangolare, con l'ampia scalinata ad ali di falco, scenograficamente  esaltante quasi al pari di quella di palazzo dello spagnuolo, che sarebbe stata realizzata alcuni lustri dopo. 
Per immaginare quanto dovesse essere grandioso il palazzo, basti pensare che all'interno ospitava affreschi di Solimena e sculture di Sammartino. 


la scalinata di palazzo Sanfelice - foto realizzata con fish-eye

il primo cortile di palazzo Sanfelice, foto scattata con fish-eye
Alcune di queste fotografie verranno ripubblicate anche su fotografiareale.com e su Wonders Of Naples (su vesuviolive.it).

Il palazzo dello Spagnuolo: capolavoro del barocco napoletano di Sanfelice


Il palazzo dello spagnuolo è in assoluto uno dei capolavori del barocco napoletano, opera (pare) del genio di Ferdinando Sanfelice nella prima metà del XVIII secolo, con pregevoli stucchi in stile rococò.   Qualsiasi commento è superfluo, dinanzi a tanta magnificenza ed all'eleganza architettonica del meraviglioso scalone.  Maggiori dettagli sul palazzo dello spagnolo su wikipedia.
All'interno del palazzo è il museo dedicato al grande Totò, ancora non inaugurato.

Il palazzo dello spagnuolo, fotografia realizzata con fish-eye (anche su fotografiareale.com
 


Villa Pignatelli riflessa nella fontana

Villa Pignatelli, riflessi (da fotografiareale.com )


A volte alcuni luoghi di Napoli sono talmente noti e belli dal far diventare superfluo descriverli e scattare una fotografia. Villa Pignatelli è ancora oggi una piccola oasi all'interno del caos del centro di Napoli, con la bella facciata neoclassica, l'ampio giardino amatissimo dai bambini,  gli arredi del XIX secolo.   Da qualche mese (da giugno) ha riaperto finalmente dopo circa 20 anni il museo delle carrozze, divenuto un ultra-tecnologico luogo per ammirare carrozze, calessi e finimenti d'epoca, con colonnine computerizzate poste in prossimità di ogni vettura in modo tale da poter approfondirne modalità d'uso e specifiche tecniche.   Un luogo da visitare e rivisitare, dove trascorrere qualche ora di pace, in pieno centro città.

Palazzo Firrao, esempio di barocco napoletano


Palazzo Firrao è un bell'esempio di barocco napoletano, realizzato su progetto e disegni di Cosimo Fanzago restaurando un precedente palazzo già esistente.  Fu commissionato dalla potente famiglia Firrao (poi caduta in disgrazia dopo i moti del 1647 - quelli seguenti la rivolta di Masaniello) come simbolo della propria importanza e va visto nell'ambito del progetto di riqualificazione che interessò buona parte del centro di Napoli ed in particolare, in quella zona,  l'intera area di Santa Maria di Costantinopoli, di port'Alba (fu aperta in quel periodo modificando un preesistente torrione angioino) e del largo mercatello (piazza Dante) nella prima metà del XVII secolo.
Il palazzo affaccia su piazza Bellini.

Napoli vista dal mare: il giro sul bateau mouche in salsa partenopea, poco prima della diffida da parte dei parigini all'uso del marchio

Villa Mazziotti e villa Roccaromana, Posillipo

Napoli dal mare, è quel che promette di mostrare il bateau mouche in salsa partenopea nato da un'idea del comune di Napoli (il consigliere Attanasio in particolare) con la collaborazione di Alilauro (cliccare per prenotare). 
Se è vero che il nome è un po' troppo esagerato (la Calypso -Capitan Morgan non ha nulla del bateau mouche parigino), è pur vero che l'iniziativa, dopo una fase di test iniziata l'anno scorso, quest'estate ha ottenuto un buon successo (per non dire ottimo), con navi spesso piene per ammirare quel che oggettivamente è uno dei panorami più belli e variegati al mondo.  
Il successo del resto è stato tale da valicare i confini nazionali e spingere la società francese proprietaria del marchio bateaux mouches a diffidare Alilauro ed il comune di Napoli dall'utilizzo improprio del marchio (notizia di poche ore fa).   Di sicuro anche un semplice "Napoli vista dal mare, tour costiero della città di Partenope" o qualcosa di simile renderebbe ottimamente l'idea per un giro che unisce Gaiola a Megaride, le antiche e sontuose ville di Posillipo ai reperti archeologici, alle grotte scavate nel tufo ed agli stabilimenti balneari arroccati su scogliere e rocce, tralasciando almeno per una volta l'orrore dei palazzi costruiti sulla collina di Posillipo nella seconda metà del XX secolo.   La voce della guida indicherà al turista tutti i nomi delle ville che si vedranno dal mare, a partire da palazzo Donn'Anna passando per villa Martinelli, villa Rosebery ed altre splendide costruzioni, soffermandosi su Marechiaro e la Gaiola (ad opportuna distanza, considerato che l'area della Gaiola è protetta), fino ad arrivare al largo di Nisida, per poi rientrare verso Napoli portandosi fino al borgo marinari, per ammirare Castel dell'Ovo da una prospettiva insolita.
Il tour dura circa tre quarti d'ora. 
Segue galleria fotografica, che verrà in parte ripubblicata anche su http://www.fotografiareale.com

Palazzo Donn'Anna


Da sinistra: villa Mazziotti, villa

Villa Martinelli
 

villa Matilde

Villa Volpicelli

Villa Rosebery, residenza napoletana del presidente della Repubblica ITaliana

Villa degli spiriti, l'antico ninfeo della villa imperiale

Marechiaro

Villa Volpicelli

Villa Mazziotti e villa Roccaromana

Villa Doria d'Angri, sede della UniPartenope

villa Pavoncelli

Villa Gallotti, fu dimora di Gorkji
Castel dell'Ovo visto dal mare, all'altezza del borgo marinari

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