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Napoli: itinerario alla riscoperta della parte bassa del centro antico e di un pezzo della Napoli medievale-rinascimentale

Itinerario alla riscoperta di un pezzo della Napoli medievale-rinascimentale individuato insieme agli amici di Conosciamo Napoli e la Campania.  (pubblicato già in occasione della passeggiata prevista per oggi 18 ottobre sul blog diarionapoletano.wordpress.com )

La partenza: dalla spiaggia dell'antico porto (piazza Borsa) su per le scalette in centro città
cerriglio gradini di piazzetta
Sin dall'antichità Napoli aveva due porti, uno grande, situato in zona piazza Municipio (testimonianza dell'esatta collocazione di epoca greco-romana il ritrovamento delle navi durante gli scavi per realizzare la stazione metro di piazza Municipio) ed uno più piccolino, una sorta di porto di pescatori, noto come "mar ad Arcina", quello che poi nei secoli sarebbe stato definito un "mandracchio", termine utilizzato in diverse aree portuali del Mediterraneo, ma che avrebbe poi avuto nel corso dei secoli un'accezione negativa, come di luogo malfamato.  Ancora fino agli anni '30 del XX secolo esisteva quest' area portuale.   Tornando indietro nei secoli, va sottolineato che il livello del mare era un bel po' più in basso, come testimonia l'antichissima chiesa di Sant'Aspreno al Porto, il cui ipogeo, che era una vera e propria cappella sulla spiaggia, è ancora oggi intatto così come appariva ai fedeli dell' VIII-IX secolo (anche se realizzato in epoca paleocristiana su antiche costruzioni romane). Dal porto diverse stradine e scalette dovevano partire per raggiungere i palazzi a ridosso delle mura e la città vera e propria.  Una di queste, gradini di piazzetta, parte dalla zona del Cerriglio, sotto le mura dell'insula di Santa Maria la Nova, luogo che sarebbe diventato famoso nel XVII secolo come punto d'incontro di artisti e marinai (qui fu accoltellato Caravaggio).  Scommetterei che il 90% dei napoletani non ha mai percorso questi gradini, che sembrano inerpicarsi verso l'alto ma poi ritornano giù verso quello che oggi è sedile di Porto. Da qui salgono verso l'alto i gradini di pendino Santa Barbara, una scalinata che è là da almeno 700-800 anni e che è stata protagonista  (non positiva... ci vivevano le "nane") del romanzo la Pelle di Curzio Malaparte nel secondo dopoguerra.
 
I banchi nuovi, palazzo Penne ed il ricordo di zi'Nennella
banchi nuovi di notte
Attraversato l'ultimo arco, superato l'ultimo gradino di pendino Santa Barbara ci si ritrova catapultati nella Napoli antica. I nomi delle strade diventano plurisecolari e richiamano alla memoria fatti storici che si perdono nei secoli fino a diventare quasi leggenda. Da una parte si dirama, subito dopo largo Ecce Homo, via Donnalbina (come dimenticare i racconti delle vicende di Donn'albina Donna romita e Donna regina), dall'altra ci si ritrova fra i banchi nuovi. Ma il primo oggetto che si nota a largo Monticelli è quello che sembra uno sgangherato copri-cassonetto. In realtà celato là sotto c'è un monumento nazionale, "l'antica banca all'acqua solfurea", come recitava la scritta sul marmo bianco, dell'acquafrescaia "Zi Nennella".   Nella piazzetta è magnifico il portale di Palazzo Penne, da un paio d'anni restaurato (contrariamente al resto del palazzo). Si tratta di un palazzo ricco di storia (e di leggende), esempio superbo di architettura civile della Napoli del XV secolo. Di fronte è palazzo Palmarice (wiki) ed accanto la chiesa di San Demetrio e Bonifacio. Un'epigrafe posta sul palazzo descrive scene di vita del 1773 (qui il testo del Il banno dei Banchi Nuovi per sapere cosa vietava di fare). Questo banno fu proclamato ad alta voce e dopo il suono di tromba da parte dell' "ordinario trombetta"il 24 luglio 1773 e quindi affisso sul muro del palazzo. Proseguendo per i banchi nuovi si passa accanto il palazzo dei duchi di Casamassima, costruito nel 1569 e si giunge al largo Banchi Nuovi, con la chiesa dei santi Cosma e Damiano, costruita laddove era l'antica loggia dei Banchi Nuovi, attualmente in stato di grande degrado.
Da San Giovanni Maggiore al Nilo
corpo di napoli statua del nilo restaurato 
Lasciandosi sulla sinistra via Santa Chiara, si arriva a via Candelora e quindi a largo San Giovanni Maggiore.  Oltre a palazzo Giusso, sede storica dell'Orientale, ci si trova dinanzi la splendida cappella dei Pappacoda e soprattutto l'ingresso laterale della basilica di San Giovanni Maggiore.  Si tratta di uno dei monumenti più interessanti di Napoli, ogni parola in più è superflua.  Risalendo san Giovanni Maggiore Pignatelli, sulla destra vi è una seconda epigrafe. Risale al 1651 ed è un divieto di edificazione su quei suoli. Costeggiando il pallonetto di Santa Chiara, continuando per stradine e vicoli, si riesce a by-passare  Spaccanapoli, il decumano inferiore (al link il percorso da Piazza del Gesù a San Domenico Maggiore) e ci si ritrova direttamente su via Mezzocannone e poco dopo in piazzetta Nilo. Il Nilo, il Corpo di Napoli, è forse uno dei simboli più famosi della città.  Nel largo è anche la chiesa di Sant'Angelo al Nilo, al cui interno vi è il sepolcro del cardinale Brancaccio (wiki), uno dei monumenti più importanti di Napoli, realizzato da Donatello e Michelozzo fra il 1426 e 1428.
Dal corpo di Napoli alla sirena Partenope
fontana spina corona restaurata
Il percorso prosegue per via Paladino. L'antica strada è piena di tracce di epoche storiche differenti: si può scorgere un'antica colonna romana ma anche la targa arrugginita della facoltà di Ingegneria, che qui aveva sede negli anni '30 del XX secolo (un po' di storia per chi vuole leggere). Di lato è la chiesa di Donnaromita, con la bella cupola maiolicata e poco più in là l'epigrafe su cui  è riportato il banno del 1600 che vietava di giocare in strada, pena il carcere.  La strada continua, costeggiando l'università e raggiungendo il Gesù Vecchio (XVI secolo - wiki).  Riprendendo il percorso indicato un bel po' di parole più su, ci si avvia verso San Marcellino e Festo, con il bel chiostro che ospita sia sedi universitarie che il museo di paleontologia.  Di fronte è la chiesa dei santi Severino e Sossio, una delle chiese più belle e dense di storia di Napoli. Scendendo per le rampe di San Marcellino, si arriva nella zona di piazzetta Portanova. Degno di nota è il portale di palazzo Bonifacio , della stessa epoca di palazzo Penne.  Chiude il percorso la splendida fontana di Spina Corona, meglio nota come la "fontana delle zizze". Vale la pena approfondire un po' la descrizione di questa storica fontana, di cui c'è traccia storica sin dal XV secolo, ricca di simbologia e dal significato e storia parzialmente oscuri: la sirena Partenope (nella versione "originale", greca, metà donna e metà uccello) spegne le fiamme del Vesuvio con l'acqua che sgorga dai propri seni.

Due note a margine:
Banni ed epigrafi sui muri dei palazzi di Napoli
Durante il percorso vi sono diverse lapidi del 1700 su cui sono riportati banni ed editti destinati alla popolazione. La lettura di queste preziose tracce del passato di Napoli permette di immaginare scene di vita quotidiana nella Napoli a cavallo fra il XVIII e l'inizio del XIX secolo.   - Il banno dei Banchi Nuovi L'epigrafe del Cerriglio ed altre
La vera street art
murales zilda napoli santa maria dell aiuto 
Durante il percorso sarà possibile ammirare alcuni murales e diverse opere di street art (quella vera, non i graffiti vandalici). In particolare sarà possibile ammirare l'opera di Zilda che è in via Santa Maria dell'Aiuto.

La strada romana di Fuorigrotta, un itinerario da Mergellina fino ad Agnano ben poco accessibile

Basoli dell'antica strada romana che univa Napoli a Pozzuoli, zoo di Napoli
Napoli non finisce mai di stupire... può capitare infatti che un bambino possa ritrovarsi a passeggiare calpestando i basoli di un'antica strada romana, mentre gioca e corre all'interno del giardino zoologico di Napoli.
Come noto, parallelamente all'attuale via Terracina vi era un'antica strada romana che univa Pozzuoli a Napoli ed il tratto di strada ancora visibile più ampio è proprio all'interno dello zoo di Napoli, segnalato finalmente dalle indicazioni dalla nuova proprietà della struttura.
Del resto sarebbe di grande interesse un itinerario che riscopra la strada antica che da Mergellina porta a Pozzuoli, passando per la tomba di Virgilio, la crypta neapolitana, le terme romane di via Terracina, i resti della strada romana, le terme di Agnano.  Peccato che, a parte il parco vergiliano di Posillipo, gli altri monumenti siano chiusi al pubblico o accessibili solo raramente ed in determinate date. Un itinerario turistico che possa portare a riscoprire una parte della Napoli romana meno nota sarebbe di sicuro interesse e potrebbe costituire un percorso emozionante per residenti e turisti, magari aggiungendo ai monumenti già citati anche la grotta di Seiano, con termine del percorso con la visita del parco archeologico di Pausilypon e dell'annesso teatro a picco sul mare (qui per contattare l'associazione che cura l'intera area).

La crypta neapolitana o grotta di Pozzuoli, vista da Via della grotta vecchia
Le terme romane di via Terracina, particolare del grande mosaico centrale
la (presunta) tomba di Virgilio 
Il teatro romano della villa di Pollione - parco archeologico di Pausilypon



Napoli: il decumano inferiore (spaccanapoli), itinerario turistico - fotografico da piazza del Gesù a piazza San Domenico Maggiore

piazza del Gesù con Santa Chiara sulla destra e Gesù Nuovo sulla sinistra

Spaccanapoli è una retta che taglia ed attraversa il cuore storico, artistico, culturale e musicale della città di Napoli, un unico filo conduttore  che congiunge le diverse anime della città, positive o negative che siano, in un miscuglio tale da creare e ricreare continuamente come accade da quasi tremila anni l'essenza unica di una città che non ha eguali al mondo.

Identificata in buona parte con il decumano inferiore della città antica, non è errato scrivere che una più estesa visione di questa strada che taglia la città in due può comprendere la ripida discesa di via Pasquale Scura, via Maddaloni, via Domenico Capitelli, via Benedetto Croce, via San Biagio dei Librai, via Vicaria Vecchia e via Forcella.
Spaccanapoli ed il centro antico visti da San Martino
 La parte centrale di Spaccanapoli corrisponde infatti al decumano inferiore dello schema urbanistico ippodameo, derivato quindi dagli studi dell'architetto ed urbanista Ippodamo di Mileto cui si deve, fra le altre, anche la struttura originaria della città di Atene, e l'attuale conformazione è frutto di una stratificazione che ha visto succedersi greci, romani, normanni, angioini, aragonesi, spagnoli, austriaci nel corso di quasi tre millenni di storia. Il tratto di spaccanapoli oggetto dell'itinerario presentato in questa sede è quello che congiunge Piazza del Gesù Nuovo con Piazza San Domenico Maggiore.  Non è facile compensare in dimensioni adatte al blog un itinerario che voglia attraversare 350 metri colmi di storia, monumenti ed opere di rilevanza internazionale.
L'itinerario
Piazza Trinità Maggiore, nota anche e sopratutto come Piazza del Gesù Nuovo, è uno dei principali crocevia storici e culturali della città, sede di palazzi nobiliari, basiliche importanti, scuole che storicamente hanno avuto rilevanza nei movimenti studenteschi della seconda metà del XX secolo.  Si tratta probabilmente della piazza di Napoli più famosa nel mondo insieme a piazza del Plebiscito, punto di incontro quotidiano di migliaia di turisti sbarcati dalle navi da crociera e desiderosi di scoprire la Napoli antica, secondo luogo di culto principale della città a causa della presenza contemporanea della guglia dell'Immacolata (in parte imbracata causa pericolo di crolli), oggetto di una profonda ed oramai antica processione il giorno 8 dicembre, della chiesa del Gesù Nuovo che ospita, fra l'altro, le spoglie di San Giuseppe Moscati, medico attivo nella Napoli di inizio XX secolo molto amato ed oggetto di devozione popolare, il monastero di Santa Chiara con accanto la basilica, fra i rari esempi del gotico napoletano pervenutici ed il meraviglioso chiostro maiolicato.
La facciata della chiesa del Gesù Nuovo è quel che resta del rinascimentale palazzo Sanseverino, esempio raro di bugnato in città, avvolto nel mistero a causa della presenza di numerosi simboli esoterici sui lati di buona parte delle piramidi del bugnato. Sembra dagli ultimi studi che il messaggio in aramaico altro non sia che un pentagramma con note musicali. 
Ampia descrizione con immagini dell'interno in stile barocco della basilica è su wikipedia.
Simboli aramaici sul bugnato del Gesù Nuovo

Proseguendo lungo via Benedetto Croce si incontra subito la basilica di Santa Chiara.
Come universalmente noto anche grazie alle struggenti note della canzone napoletana "Munasterio 'e santa Chiara  monastero e chiesa furono danneggiate pesantemente dai bombardamenti alleati del 4 agosto del 1943. La chiesa pertanto ha perso ogni sovrastruttura barocca, gran parte delle opere d'arte presenti ed è stata ristrutturata ed in parte ricostruita secondo lo spirito originario. I marmi anneriti del possente monumento funebre di Roberto d'Angio  e quel che resta dei cicli di affeschi di Giotto contribuiscono a comprendere quanto enorme sia stato il danno al patrimonio artistico non solo partenopeo.

Il chiostro di Santa Chiara - foto panoramica a 360°
Fra i tanti (oltre 100) presenti a Napoli, il chiostro maiolicato delle clarisse è probabilmente il più famoso e bello.  Le maioliche sono opera di Donato Massa, in buona parte autore anche dei vasi della farmacia storica degli Incurabili. Ai lati del chiostro principale sono degni di nota anche gli altri chiostri (dei frati minori e "di servizio", che ha conservato l'aspetto gotico originario), nonchè la sala del refettorio e quella delle cappe, corrispondente alle antiche cucine.  Visitando il museo dell'Opera di Santa Chiara (l'accesso al chiostro è infatti a pagamento), oltre ad opere di arte sacra ed a reperti archeologici è possibile sia ammirare un grande presepe tradizionale che soprattutto gli scavi archeologici riguardanti il più grande complesso termale di epoca romana rinvenuto a Napoli.
 Terminata la visita al chiostro si può uscire direttamente su via Santa Chiara, per ammirare alcuni caratteristici vicoli, prima di risalire (sulla destra è la chiesa di San Francesco delle Monache) fino a tornare lungo Spaccanapoli (via Benedetto Croce) all'altezza dell'imponente campanile di Santa Chiara, recentemente ristrutturato.  
Nel tratto di strada fra piazza del Gesù e piazza San Domenico Maggiore sono tanti i palazzi storici degni di nota. Soffermarsi ad ammirare i cortili, gli archi e le curiosità che caratterizzano ciascuna costruzione è quasi inevitabile.  Sulla sinistra, visitabile, è palazzo Venezia con la caratteristica casina pompeiana.  Un po' più avanti, sulla destra, palazzo Carafa della Spina è riconoscibile dalla presenza ai lati del bel portale di due mostri marini marmorei,  ovvero di due "spegni torcia" realizzati recuperando i basamenti di antiche colonne romane.
Giunti in piazza San Domenico Maggiore, tappa gastronomica di fondamentale importanza è la sosta da Scaturchio. Anche se, dopo fallimenti ed amministrazioni controllate, la gestione è più volte cambiata negli ultimi anni, il nome ed il marchio della più famosa pasticceria napoletana sono ancora tali da garantire un assaggio di babà o sfogliatelle, senza dimenticare il "ministeriale", dolce a forma di moneta a base di cioccolato. Restando in tema culinario, negli ultimi anni si è affermata la cucina di Palazzo Petrucci, fra i pochi ristoranti stellati partenopei, nell'omonimo palazzo.  Antonello Petrucci, che acquisì il palazzo a metà del 1400, fu implicato nella congiura dei baroni e condannato a morte: alcune leggende di fantasmi annoverano da allora strane presenze all'interno del palazzo.
San Domenico e la luna...

Al centro della piazza è la guglia omonima, mentre l'intera piazza è dominata dal giallo profilo della zona absidale della basilica. Costruita per volere degli Angioini nel corso del XIII secolo in stile gotico, fu la chiesa principale dei domenicani in città: qui insegnò San Tommaso d'Aquino e furono illustri alunni Tommaso Campanella e Giordano Bruno.  La chiesa fu dapprima modificata nel Rinascimento, quindi nel corso del Seicento, quando assunse l'aspetto barocco attuale.  San Domenico Maggiore fu danneggiata sia durante il regno di Murat (essendo divenuto edificio civile), che durante il periodo di soppressione degli ordini religiosi, che infine a causa dei bombardamenti del 1943.  Ampia descrizione dell'esterno e dell'interno della chiesa su wikipedia.
Interno della basilica di San Domenico Maggiore

Napoli, itinerario dall'antico porto al decumano del mare (da Piazza Borsa a via Mezzocannone)

Chiesa di Santa Maria la Nova

Dall'antico porto medievale in su fino al decumano inferiore, attraversando parte della Napoli paleocristiana, medievale e rinascimentale, questo è quel che si prefigge l'itinerario turistico suggerito. (prima parte, da piazza Bovio a via Mezzocannone attraverso il decumano del mare)
Partenza: Piazza Bovio.
Vista notturna di Piazza Bovio con le decorazioni natalizie di fine 2012
 Universalmente nota come piazza della Borsa,  piazza Bovio è il simbolo di quel "risanamento" che portò a fine XIX secolo alla riqualificazione urbanistica di buona parte del centro antico della città, con l'apertura del cosiddetto "rettifilo", attualmente corso Umberto I,  che portò all'attuale configurazione urbanistica dei quartieri Porto e Pendino ma anche alla distruzione e perdita di numerose opere d'arte e chiese. 
Al centro della piazza (qui una rapida rassegna fotografica della storia della piazza dal 1890 ad oggi), al posto della fontana del Nettuno da fine 2010 è stato collocato il monumento equestre a Vittorio Emanuele II, originariamente posto in piazza Municipio. Fra i tanti bei palazzi di fine Ottocento spicca il palazzo della Borsa, che ospita la camera di commercio, bell'esempio di architettura "neorinascimentale" napoletana, con l'ampia sala delle grida.
Dall'antico porto al decumano del mare
Pendino Santa Barbara di sera -
 Alla sinistra del palazzo della Borsa è via Sant'Aspreno, che prende nome dall'omonima chiesa, inglobata durante il risanamento all'interno del palazzo. Aperta nei giorni feriali a partire dalle ore 9.00, la chiesa di Sant'Aspreno al Porto (cliccare per foto e descrizione della chiesa), seppur piccola, è di importanza fondamentale per ricostruire la storia del quartiere e della città.   Eretta nel sesto secolo dopo Cristo, la chiesa conserva ancora nell'ipogeo la struttura originale paleocristiana, con altare e decorazioni risalenti al VII-VIII secolo ancora visibili.  La cappella paleocristiana, oggi sotto il livello stradale ed ancora frequentata per invocare il santo, primo vescovo e patrono di Napoli, per recar sollievo dall'emicrania, all'epoca della costruzione era sulla spiaggia, in corrispondenza dell'antico porto.   Proseguendo si incontra la stretta e caratteristica scalinata del pendino Santa Barbara, che da quasi mille anni unisce la vecchia zona portuale con quello che oggi si è soliti chiamare "decumano del mare", ovvero il tratto di strada che unisce piazza Santa Maria la Nova a via Mezzocannone.  Appena terminati i circa settanta gradini si giunge a via Banchi Nuovi, con in evidenza la facciata quattrocentesca, oggi triste esempio di abbandono e degrado, dello splendido palazzo Penne. Quel che c'è davanti poi non è un cassonetto particolarlmente ingombrante bensì la protezione in legno e ferro del marmoreo banco dell'acqua di zi' Nennella immortalato da de Crescenzo ne La Napoli di Bellavista.
A questo punto l'itinerario suggerito prosegue verso sinistra, imboccando alla sinistra di piazzetta Ecce Homo  vico santa Maria dell'Aiuto, con la bella chiesa omonima, piccolo capolavoro barocco.
Chiostro piccolo di Santa Maria la Nova
Proseguendo si arriva al complesso monumentale di Santa Maria la Nova (ampia descrizione su wikipedia) ,  che consta di due chiostri ed una basilica fondata nel XIII secolo, ricostruita a fine XVI secolo e ristrutturata poi fino ad assumere la conformazione barocca attuale.
Da non perdere i due chiostri: il più grande, detto di San Francesco, che ospita la sede del consiglio provinciale ed il più piccolo, detto di San Giacomo, affrescato nel XVII secolo con un ciclo sulla vita di San Giacomo della Marca, probabilmente uno fra i più bei chiostri di Napoli, che ospita l'associazione Oltre il Chiostro ed il museo ARCA (arte religiosa contemporanea).
La piazza, dominata dall'imponente basilica, è circondata da palazzi costruiti a cavallo fra il XVII ed il XVIII secolo. Proseguendo lungo via Santa Maria la Nova fino a via Monteoliveto è notevole il colpo d'occhio legato al passaggio dal centro antico ad una zona della città costruita in parte durante il ventennio fascista, in parte nel dopoguerra.  Sulla sinistra inizia via Medina (da vedere- altro itinerario suggerito), davanti si mostra imponente il Palazzo delle Poste che costituisce un ottimo esempio di architettura civile degli anni '30 insieme ai vicini Casa del Mutilato, palazzo della Provincia e Questura.
L'itinerario prosegue per un breve tratto lungo via Monteoliveto per rientrare nel centro antico da via Donnalbina, in modo tale da poter ammirare la chiesa di Santa Maria di Donnalbina, importante esempio di arte barocca in città con opere di Domenico Antonio Vaccaro e tele del Solimena. La chiesa, riaperta da pochi anni, è accessibile attraverso l'ingresso laterale sito nel complesso del Don Orione. Proseguendo si ritorna a piazzetta Ecce Homo e quindi a via Banchi Nuovi.
basilica di San Giovanni Maggiore
Superato palazzo Penne e l'adiacente chiesa di San Demetrio e Bonifacio, si prosegue fino all'incrocio con via Santa Chiara (sulla destra, nella piazzetta, la chiesa dei Santi Cosma e Damiano in stato di completo abbandono) e poi oltre, fino ad incontrare sulla destra palazzo Giusso, sede dell' università degli studi di Napoli "L'Orientale", costruito fra il XVI ed il XVII secolo. Accanto al palazzo si erge sia la gotica cappella dei Pappacoda (inizio 1400) che l'ingresso laterale della splendida basilica di San Giovanni Maggiore,  riaperta da poco più di un anno, all'interno della quale sono conservate testimonianze paleocristiane nella zona absidale.
Leggenda vuole che la basilica fosse stata inizialmente eretta per volere dell'imperatore Costantino nel IV secolo in luogo di un precedente tempio romano, per poi essere più volte ricostruita. Ampia descrizione su wikipedia.
L'itinerario prosegue lungo via Mezzocannone in direzione decumano inferiore (via Benedetto Croce)

Note:
Un itinerario turistico che parta da piazza Bovio è ottimo in quanto in piazza vi è la stazione Università della metropolitana linea 1 (da visitare, in quanto fra le più belle della città) ed in quanto in zona sono diversi i parcheggi e posti auto per chi arriva con mezzi propri.

Questo itinerario turistico fa parte della guida fotografica di Napoli.

Napoli: guida fotografica della città partenopea

Realizzare una guida fotografica di Napoli è impresa ardua e complessa, a causa del fatto che la città di Napoli consta di migliaia di monumenti e luoghi degni di nota. Tale guida pertanto non vuole essere in alcun modo esaustiva, ma raccogliere semplicemente tutte le fotografie, itinerari, mini guide e simili pubblicati su questo blog e su fotografiareale.blogspot.com.  Si tratta di un progetto ambizioso che verrà pian piano aggiornato in corso d'opera e che prevede approfondimenti su itinerari turistici, luoghi, monumenti, non necessariamente di primo piano, magari al di fuori dei soliti  percorsi suggeriti per visitare la città di Napoli.
Questa pagina, che diverrà con il tempo una sorta di indice della guida fotografica della città di Napoli realizzata da Fabrizio Reale e per il momento si suddivide in tre grandi capitoli:
Le strade di Napoli - itinerari turistici, strade e vicoli della città di Napoli
I Luoghi di Napoli: parchi, fontane, chiese, castelli e monumenti
I Musei di Napoli: la sezione più difficile da realizzare, dato che Napoli, una delle più famose città d'arte mondiali, consta di oltre trenta musei

 Luoghi di Napoli
Il pontile Nord di Bagnoli
Nisida 
Nisida, Miseno, Procida e Ischia in controluce
Borgo Marinari
Cala Trentaremi vista dal parco Virgiliano
Il porto di Napoli e la La Stazione Marittima 
Fuorigrotta e golfo di Pozzuoli visti da via Caravaggio



Via Medina: dagli angioini ai tempi nostri





La Napoli di Via Toledo (dallo Spirito Santo a Piazza Trieste e Trento)
Via Diaz dopo l'inaugurazione della stazione Toledo (autunno 2012) 
Un lampione sul mare (da piazza Vittoria)
gabbiani alla rotonda Diaz
Un gabbiano e Castel dell'Ovo 
Via Caracciolo durante le WS di America's cup
Ragazzi sugli scogli e barche a vela




Cimitero delle fontanelle - guida fotografica


I parchi di Napoli:
Parco Virgiliano di Posillipo

Villa Comunale
Villa Pignatelli
Parco del Poggio (Colli Aminei)
Giardino zoologico di Napoli
Villa Floridiana


Fontane di Napoli
Fontana di Monteoliveto
Fontana del Sebeto
Fontana del gigante
Fontana del Nettuno
Fontana delle paparelle o della tazza di porfido
Fontana della Maruzza


Chiese e Chiostri di Napoli
San Giovanni Maggiore
San Francesco di Paola
Santi Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi
San Marcellino e Festo (il chiostro)
Il Campanile di Santa Chiara (riflesso nella pozzanghera)
Chiostro grande di San Martino
Chiostro piccolo di Santa Maria la Nova
Sant'Aspreno al Porto con ipogeo paleocristiano 
 L'Arco di Sant'Eligio Maggiore
La cupola della basilica dello Spirito Santo in via Toledo 
Chiesa di San Biagio Maggiore 
Chiesa di San Gennaro all'Olmo 
Chiostro di Santa Chiara a 360°





Castelli e palazzi di Napoli
Castel dell'Ovo - raccolta di fotografie
Castel dell'Ovo panorama dal loggiato 
Castel dell'Ovo: la terrazza coi cannoni ed il panorama
Quel che resta del castello del Carmine
Palazzo delle Poste
La sede della facoltà di Ingegneria

Luoghi nei dintorni di Napoli
La Solfatara di Pozzuoli
Il lago d'Averno 
Villa San Michele, Anacapri





I musei di Napoli  
La farmacia storica degli Incurabili ed il museo delle arti sanitarie
Stazione metropolitana archeologica "Neapolis"

Museo ferroviario nazionale di Pietrarsa






Castel Nuovo ed il museo civico
La porta di bronzo del Maschio Angioino
Una necropoli sotto il Maschio Angioino (sala dell'armeria)
Museo di Paleontologia - Napoli (largo San Marcellino)






Museo Archeologico Nazionale

Il leone posto dinanzi allo scalone principale
L'Atlante Farnese





Terme romane di via Terracina

L'acquario di Napoli nella stazione zoologica Anton Dohrn

La solfatara di Pozzuoli: guida fotografica alla dimora del dio Vulcano

le fumarole della "bocca grande" alla Solfatara di Pozzuoli - fotografiareale.blogspot.com
Conosciuta sin dai tempi degli antichi romani, individuata come ingresso degli inferi da Strabone che nel suo trattato di geografia la descriveva come dimora del dio Vulcano, la solfatara di Pozzuoli è probabilmente il vulcano dei Campi Flegrei più famoso, oltre che quello all'interno del quale l'attività vulcanica secondaria è maggiormente evidente, fra pozze di fango e numerose fumarole. I campi flegrei rappresentano uno dei rari esempi sul pianeta di enorme caldera vulcanica, superati per fama probabilmente solo dal parco nazionale di Yellowstone.
La strada che conduce al cratere, una volta varcata la soglia d'ingresso e passati sotto un portone che sembra preannunciare più l'ingresso in un cortile che in un parco di circa 33 ettari, è immersa nel verde fra querce, corbezzoli e piante di mirto. Il contrasto appena giunti sulla bianca superficie della solfatara vera e propria è pertanto notevole e stupisce il visitatore.  Non esiste - la cosa è voluta - un vero e proprio percorso da seguire ma solamente una serie di cartelli che indicano dove si trovano le attrazioni più interessanti della solfatara. La possibilità di passeggiare liberamente sul fondo del cratere offre la possibilità al turista di ammirare il luogo da diversi punti di vista, essendo transennate solamente le aree realmente pericolose, per presenza dei fanghi termali o per l'eccessiva temperatura delle rocce o delle fumarole.
Seguendo un percorso anti orario, quasi al centro del cratere, è la fangaia, con bene in vista una vecchia macchina per inscatolare il fango. Man mano che ci si avvicina alla "bocca grande", ovvero alla fumarola principale con getti di vapore a temperatura di circa 150 °C e la caratteristica colorazione delle rocce giallo-rossastra causata dal deposito di sali presenti nei vapori, come il realgar, il cinabro e l’orpimento.
una fumarola con le pietre colorate dai vapori in cui si trovano sali come il realgar, il cinabro e l’orpimento
 Fra le caratteristiche della solfatara è anche la particolarissima struttura del terreno, pieno di micro cavità prodotte dalla presenza di fumarole: facendo cadere in determinate zone del cratere un masso sul terreno si può udire un cupo rimbombo come se sotto la superficie vi fosse un'ampia cavità.  Oltre alla fangaia ed alle fumarole all'interno del parco sono presenti anche le cosiddette vecchie stufe ed il pozzo dell'acqua minerale.
la fangaia
Le "stufe", ricostruite periodicamente, non sono altro che due piccole grotte in mattoni collegate ad alcune fumarole, poste a differente temperature - da qui il nome di grotta dell'Inferno e grotta del Purgatorio -, utilizzate in passato per le cure termali, durante il breve periodo in cui la solfatara era utilizzata come stazione termale.
In un'area protetta è presente una stazione sperimentale dell'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) con un sistema di monitoraggio termico della solfatara  ed invio dati in automatico all'Osservatorio Vesuviano.
 Al termine della visita il percorso continua nuovamente sotto le querce ed è presente un'area giochi per bambini bene attrezzata e ben tenuta, un bar, un negozio per souvenir, un'area camping ed un punto di ristoro.
Per maggiori informazioni, per il costo del biglietto e per indicazioni stradali su come raggiungere il vulcano la solfatara di Pozzuoli si rimanda al sito ufficiale. 
Su wikipedia oltre che sul sito ufficiale sono reperibili numerose informazioni riguardanti la storia della solfatara.

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