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Il ponte romano di via Antiniana (stazione metro Salvator Rosa)


L'antica via Antiniana collegava Neapolis a Puteoli "per colles", arrampicandosi sulla collina del Vomero e poi riscendendo verso l'attuale Fuorigrotta.  Come ricorda il GAN, la strada partiva dalla Porta Cumana di Neapolis, in corrispondenza dell'attuale piazza San Domenico Maggiore, saliva l'attuale via Tarsia fin su verso piazza Mazzini e via Salvator Rosa, via Conte della Cerra, per salire verso l'attuale zona nota come Antignano (che da via Antiniana prende il nome) e scendere verso Pozzuoli attraversando l'attuale via Belvedere e la Canzanella fino a via Terracina, per seguire l'attuale via provinciale San Gennario, passare accanto alla Solfatara ed entrare nell'antica Puteoli per l'attuale via delle Vigne.   Lungo il percorso sono tanti i reperti archeologici da ammirare e visitare, come ad esempio le terme romane di via Terracina.  All'interno della stazione metro della linea 1 di Salvator Rosa è conservato un importante reperto archeologico: un ponte romano che faceva parte dell'antica via Antiniana.  Restaurato dopo secoli di degrado (era stato anche inglobato in altre costruzioni nel corso dei secoli e modificato per diversi usi), quel che resta del ponte di via antiniana è l'ennesima dimostrazione della solidità degli assi viari degli antichi romani.    Va ricordato che all'antica via Antiniana "per colles" fu poi aggiunta una via più rapida, nata per scopi militari,che sfruttava la crypta neapolitana, realizzata nel I sec. a.C.dal celebre Cocceio.







 Da qui seguiva l'attuale via provinciale San Gennaro e, fiancheggiando la Solfatara, entrava in Puteoli per via delle Vigne

Il sacello degli augustali: a Bacoli un edificio romano abitato da anatre


I Campi flegrei sono una continua scoperta, un'incredibile ed unica mescolanza di meraviglie paesaggistiche e reperti archeologici di grande importanza. 
Fra questi il sacello degli augustali non è certamente fra i più conosciuti.  Realizzato in epoca giulio-claudia e modificato in età antonina (metà II sec d.C.) il sacello, un edificio dedicato al culto degli imperatori, fu distrutto a fine II sec d.C. e rimase dimenticato e nascosto fino al 1967, anno della scoperta archeologica.  Come sottolineato sul sito dei beni culturali campani, furono diverse le statue rinvenute, attualmente collocate all'interno del museo archeologico dei campi flegrei.  L'edificio è parzialmente sommerso dalle acque di una falda acquifera, fenomeno probabilmente legato al bradisismo. Come si nota dalle immagini, sono diverse le anatre che abitano nella zona archeologica.


La piscina mirabilis: fra Miseno e Bacoli la più grande cisterna d'acqua d'epoca romana


Piscina Mirabilis: è questo il nome che i studiosi diedero nel XVII secolo alla enorme cisterna romana di Miseno. Non una cisterna comune per l'acqua potabile, ma quella probabilmente fu la più grande cisterna mai costruita dagli antichi romani, interamente scavata nel tufo, alta 15 metri, lunga 70 e larga 25, con una capacità di 12.000 metri cubi d'acqua potabile a servizio della flotta imperiale romana ormeggiata a Miseno, la Classis Misenensis, prima flotta dell'impero per numero di navi.  L'imponente piscina mirabilis, divisa in cinque navate dai quarantotto enormi pilastri, era la perfetta conclusione di un'opera architettonica titanica del I sec d.C., l'acquedotto romano del Serino che partendo dalla località dell'avellinese portava l'acqua per 96 km fino a Napoli, a Pozzuoli ed a tante altre città romane, oltre che servire la flotta militare di stanza a Miseno. Ancora oggi a Napoli sono visibili alcuni pezzi dell'antico acquedotto: i famosi "ponti rossi" ne sono un esempio, ma un parte di condotta è visibile anche all'interno del parco vergiliano ed un piccolo pezzo è stato scoperto di recente all'interno della Sanità.  Seguono foto scattate durante la giornata FAI di primavera 2016. Le due fotografie scattate all'esterno della struttura riguardano gli ambienti posti alla sinistra dell'ingresso attuale alla cisterna, che dovevano essere di servizio alla cisterna stessa: uno di questi conserva un pezzo di pavimento originale.  
La piscina mirabilis è visitabile previa prenotazione e, come riporta il sito dei beni culturali campani (che riporta numeri di telefono e orari), per visitarlo bisogna contattare una signora che è l'assuntore di custodia.




Sant'Aniello a Caponapoli: ecco quando è aperta e visitabile grazie a Legambiente


La chiesa di Sant'Agnello Maggiore, nota a tutti come Sant'Aniello a Caponapoli, è una delle più antiche chiese monumentali di Napoli, costruita a ridosso delle mura greco romane in corrispondenza dell'altura (Caponapoli appunto) su cui sorgeva l'antica acropoli di Neapolis. Gravemente danneggiata prima durante la seconda guerra mondiale e poi dal terremoto del 1980, la chiesa è stata riaperta nel 2011, dopo nuovi restauri. Si tratta di un vero museo che ripercorre la stratificazione storico culturale di Napoli,  con la navata centrale in buona parte cava, in modo tale da mostrare i resti dell'antica acropoli di Neapolis ed alle pareti, nelle antiche cappelle e dietro l'altare maggiore, resti e reperti medievali, rinascimentali e dei secoli successivi.  Di grande bellezza è l'altare maggiore opera di Girolamo Santacroce, restaurato dopo essere stato gravemente danneggiato dai bombardamenti.  Al di fuori della chiesa vi sono altri resti archeologici. Poco distante del resto vi sono resti ben più imponenti delle mura greche.
La chiesa è aperta grazie ai volontari di Legambiente nei seguenti giorni (fonte chiesadinapoli.it) :
Lunedì (ore 10-13 e ore 16-19), Mercoledì (ore 10-13), Giovedì (ore 15,30-18,30), venerdì (ore 16,30- 18,30) nonché nella 2a e 4a Domenica del mese (ore 10,30–12,30).
In particolare, come mostrato nelle fotografie, Legambiente organizza una serie di concerti ed incontri culturali all'interno della chiesa. Oggi in tanti hanno partecipato all'evento denominato “Napoli Fior da Fiore”, le grandi melodie napoletane, con Luigi Ricciardi (voce), Antonio De Innocentis (chitarra), Nicola Fiorillo (flauto) e Clementina Gesumaria (voce recitante).


Un momento del concerto del 12 aprile


Tante le epigrafi presenti in chiesa, dal '500 all'800

Resti archeologici all'esterno della chiesa di Sant'Aniello a Caponapoli

Una delle cappelle ancora da restaurare

La sala delle colonne di Castel dell'Ovo: tracce della villa di Lucullo


Lucullo  passò alla storia ancor prima che per le doti militari per lo stile sfarzoso che condusse e soprattutto per i suoi celebri pranzi, al punto che ancora oggi un pranzo luculliano è sinonimo di banchetto ricchissimo di  ottime portate di ogni tipo. La villa napoletana di Lucullo si estendeva, come noto, a partire dall'isolotto di Megaride fino al monte Echia e fino all'attuale Castel Nuovo, mentre i giardini sembra arrivassero quasi fino a Posillipo.
Ancora oggi sono facilmente visibili alcuni resti di questa enorme villa del I secolo a.C.  In particolare, per quanto non siano normalmente accessibili al pubblico, passeggiando all'interno di Castel dell'Ovo è possibile sbirciare in quella che è nota come "sala delle colonne". Tale luogo  prende nome dalla presenza delle numerose colonne romane, recuperate dai resti dell'antica villa dai monaci basiliani che si insediarono alla fine del V secolo d.C. e che concepirono probabilmente quella sala con archi e colonne come refettorio del loro monastero. 
 Va ricordato che il Castel dell'Ovo deve la forma attuale ai normanni, in quanto del castrum lucullanum, la fortificazione di età imperiale che ospitò in esilio l'ultimo imperatore romano d'Occidente Romolo Augusto, resta ben poco.


La villa degli spiriti come sempre trampolino per i tuffi degli incivili


L'estate per la villa degli spiriti, imponente struttura di epoca romana che fa parte del parco archeologico di Pausylipon,  sta fortunatamente per terminare ed il prezioso reperto archeologico smetterà di essere trampolino per tutti quei bagnanti che lo utilizzano per fare tuffi. Se ne parlò anche un anno fa su la Repubblica, ma come al solito accade in una città particolare come Napoli, senza sufficienti controlli le persone incivili continuano a far quel che vogliono, non rispettando la "sacralità" del luogo nè le più elementari norme di sicurezza.

I bagni della regina Giovanna, Sorrento



Non si può dire di aver trascorso qualche giorno a Sorrento, perla del turismo italiano, senza essersi affacciati ad ammirare lo splendore dei bagni della Regina Giovanna, emozionante mescolanza di natura, paesaggio, leggende ed archeologia.
Il nome dato alla conca naturale deriva da una leggenda che affonda le sue radici nel Medioevo: pare infatti che la regina Giovanna II d'Angiò fosse solita nuotare nuda nelle limpide acque della piscina naturale insieme ai giovani amanti.  Quale poi fosse la sorte di questi giovani, spesso di estrazione popolare, è narrata da altre leggende napoletane, che narrano storie di botole all'interno del Castel Nuovo, di fini atroci e persino di un enorme coccodrillo che, trovata dimora nel fossato del castello, era solito divorare i malcapitati amanti della regina, ultima erede della dinastia angioina. 
La peculiarità del luogo è legata alla presenza di un enorme villa romana, risalente al I sec. a.C - I sec. d.C., che si estendeva per quasi tutto il promontorio del capo fra una grande domus ed una villa a mare, collegate fra loro da sottili ponti di roccia. Di grande bellezza doveva essere la piscina naturale, collegata al mare con un arco naturale, che ancora oggi conserva resti di laterizi ed opere murarie di epoca romana.  Sui resti terrazzati della villa al mare, la cui forma rende inconfondibile il capo di Sorrento, in molti son soliti prendere il sole o pescare dai vicini scogli. Maggiori dettagli sulla villa di Pollio Felice sul sito del parco di Punta Campanella.  Va sottolineato che i bagni della regina Giovanna sono facilmente raggiungibili, in circa 15-20 minuti, percorrendo una strada che parte dal Capo di Sorrento ed arriva fino al mare. La difficoltà è minima, eccezion fatta per il tratto finale che porta giù alla spiaggetta all'interno della conca naturale.
 





La tomba di Virgilio ed il parco vergiliano di Piedigrotta, fra miti, leggende e storia

La tomba di Virgilio ed il panorama con Vesuvio e Castel dell'Ovo
Il parco vergiliano di Piedigrotta (o parco della tomba di Virgilio) è uno dei luoghi più affascinanti di Napoli, che nel corso dei millenni ha attirato visitatori da ogni parte del mondo. Paradossalmente negli ultimi anni, nonostante il parco sia ben curato e l'ingresso sia gratuito, è in parte stato dimenticato dai napoletani, nonostante all'interno vi siano sia la presunta tomba di Virgilio che quella di Giacomo Leopardi. Il parco è disseminato di epigrafi poste a partire dal XV secolo per testimoniare sia i lavori di ripristino e restauro della grotta di Pozzuoli, sia la presenza della tomba di Virgilio. Lungo il percorso in salita che porta su fino alla crypta neapolitana ed ai monumenti funebri è interessante l'itinerario botanico-letterario proposto da chi ha curato l'allestimento del parco, con citazioni delle opere di Virgilio e Giacomo Leopardi scritte su mattonelle accanto ai tanti vegetali piantati lungo il percorso che da via Piedigrotta, poco dopo la chiesa, porta fin su al colombario romano. 
Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces.  (Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, ora mi tiene Napoli; cantai i pascoli, i campi, i condottieri.)
L’epitaffio di Virgilio fu scritto secondo la leggenda proprio dal poeta stesso in punto di morte. Le epigrafi attualmente poste in prossimità di quella che nel corso dei secoli è stata sempre indicata come la tomba di Virgilio risalgono al XV ed al XVI secolo e riprendono quella nota dalle leggende e dagli antichi scritti.  Visitando il parco è possibile attraversare un piccolo tratto dell'acquedotto del Serino, altra opera di alta ingegneria romana, che portava l'acqua dal fiume Serino a ben nove importanti città latine. Attraverso il piccolo tunnel attraverso il quale anticamente passavano le acque è possibile raggiungere un punto da cui ammirare affreschi medievali a tema religioso altrimenti difficilmente visibili. 
La strada che portava a Pozzuoli, va ricordato, fu resa celebre dagli scritti e dalle descrizioni di tantissimi letterati, da Seneca a Goethe, anche a causa dell'alone di leggenda che c'era intorno ai luoghi antichi. Da qui il duplice interesse, logistico (con numerose opere di restauro susseguitesi nel corso dei secoli, come testimoniato anche dalle tante epigrafi ) e leggendario. 

Probabilmente non tutti sanno che nel corso dei secoli si sparse per la città la leggenda delle doti magiche di Virgilio, al punto da far sì che Virgilio mago e taumaturgo fosse quasi venerato ed osannato a nume tutelare, capace con la propria magia di proteggere la città.
Si narra che fosse stato Virgilio stesso a compiere in una sola giornata la prodigiosa perforazione della ''Crypta Neapolitana'', compiuta con l’aiuto di una schiera di demoni, allo scopo di facilitare il viaggio a chi doveva recarsi da Napoli a Pozzuoli. La leggenda era ancora tanto radicata che Roberto d'Angiò, scherzando, sottopose la questione al Petrarca durante un suo viaggio a Napoli, e questi rispose, scherzando a sua volta: "Non mi è mai capitato di leggere che Virgilio fosse un tagliapietre." (fonte wikipedia).
Sempre alla figura di Virgilio mago è legata la storia ed il nome stesso di Castel dell'Ovo, legato alla collocazione nelle segrete di quello che era genericamente definito Castello di Mare di una caraffa con dentro un uovo magico racchiusa in una gabbia metallica, dalla cui integrità secondo la leggenda sarebbero dipese le sorti non solo del castello ma dell'intera città.
Le leggende medievali si basavano anche sulla misticità del luogo, dato che all'interno della grotta di Pozzuoli venivano organizzati riti propiziatori dedicati a Priapo (il dio figlio di Venere celebre per le dimensioni del proprio organo riproduttore) cui partecipavano vergini donne rimaste senza marito.
Nel corso dei secoli la chiesa cercò di sostituire ai riti pagani quelli cristiani e la zona divenne luogo di sacra devozione per la figura della madonna di Piedigrotta, con l'effigie di Maria Vergine che prese il posto delle statue in devozione di Priapo all'interno della grotta prima e con la costruzione della basilica di Piedigrotta poi, dei festosi riti pagani che si svolgevano in prossimità dell'equinozio d'autunno (la grotta fu realizzata in modo tale da permettere alla luce di attraversarla completamente proprio all'alba dell'equinozio) rimase nel corso dei secoli e dei millenni solo la popolare festa di Piedigrotta, sempre in settembre.
In realtà la grotta, al di là delle leggende, fu un’ardita ed incredibilmente precisa opera di ingegneria civile romana di Lucio Cocceio che alla fine del primo secolo avanti Cristo realizzò questa ed altre grotte, oltre ad altre opere di architettura nella capitale (il primo Pantheon).

Resti di immagini religiose  all'interno dell'ingresso della crypta, raggiungibili attraverso quel che resta dell'antico acquedotto romano
Immagine di Madonna con bambino all'ingresso della crypta, di epoca medievale
Ingresso da Piedigrotta della grotta di Pozzuoli o crypta neapolitana, con in evidenza le opere architettoniche frutto dei restauri ripetutisi nel corso dei secoli

Iscrizione che ricorda i lavori di ampliamento della grotta su richiesta di Alfonso d'Aragona nel 1455. Bruno Risparelle di Napoli fu il responsabile dell'opera di restauro
Epigrafe posta davanti all'ingresso della tomba di Virgilio, del XVI secolo. Recita: "Quali ceneri? Queste sono le rovine di un sepolcro, vi è seppellito colui che un tempo cantò pascoli, campi e condottieri."
l'interno della tomba di Virgilio

La tomba di Giacomo Leopardi

La strada romana di Fuorigrotta, un itinerario da Mergellina fino ad Agnano ben poco accessibile

Basoli dell'antica strada romana che univa Napoli a Pozzuoli, zoo di Napoli
Napoli non finisce mai di stupire... può capitare infatti che un bambino possa ritrovarsi a passeggiare calpestando i basoli di un'antica strada romana, mentre gioca e corre all'interno del giardino zoologico di Napoli.
Come noto, parallelamente all'attuale via Terracina vi era un'antica strada romana che univa Pozzuoli a Napoli ed il tratto di strada ancora visibile più ampio è proprio all'interno dello zoo di Napoli, segnalato finalmente dalle indicazioni dalla nuova proprietà della struttura.
Del resto sarebbe di grande interesse un itinerario che riscopra la strada antica che da Mergellina porta a Pozzuoli, passando per la tomba di Virgilio, la crypta neapolitana, le terme romane di via Terracina, i resti della strada romana, le terme di Agnano.  Peccato che, a parte il parco vergiliano di Posillipo, gli altri monumenti siano chiusi al pubblico o accessibili solo raramente ed in determinate date. Un itinerario turistico che possa portare a riscoprire una parte della Napoli romana meno nota sarebbe di sicuro interesse e potrebbe costituire un percorso emozionante per residenti e turisti, magari aggiungendo ai monumenti già citati anche la grotta di Seiano, con termine del percorso con la visita del parco archeologico di Pausilypon e dell'annesso teatro a picco sul mare (qui per contattare l'associazione che cura l'intera area).

La crypta neapolitana o grotta di Pozzuoli, vista da Via della grotta vecchia
Le terme romane di via Terracina, particolare del grande mosaico centrale
la (presunta) tomba di Virgilio 
Il teatro romano della villa di Pollione - parco archeologico di Pausilypon



La crypta neapolitana: la grotta di Posillipo fra miti, leggende ed un futuro ancora incerto


Ottima la scelta su wikipedia di aprire la pagina dedicata alla crypta neapolitana con un breve estratto da Viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe, di seguito riportato in versione più ampia:
Oggi mi son dato alla pazza gioia, dedicando tutto il mio tempo a queste incomparabili bellezze. Si ha un bel dire, raccontare, dipingere; ma esse sono al disopra di ogni descrizione. La spiaggia, il golfo, le insenature del mare, il Vesuvio, la città, i sobborghi, i castelli, le ville! Questa sera ci siamo recati alla Grotta di Posillipo, nel momento in cui il sole, passa con i suoi raggi alla parte opposta. Ho perdonato a tutti quelli che perdono la testa per questa città.   Da Viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe.
La crypta neapolitana è una delle gallerie più antiche giunte fino a noi, un rettilineo lungo 700 metri scavato nel tufo, perfettamente allineato da ovest ad est in modo tale che agli equinozi la galleria tradizionalmente oscura e buio potesse all'alba ed al tramonto risplendere dei riflessi della luce. La grotta "vecchia", costruita come tante altre in zona da Lucio Coccieio Acto pochi anni prima della nascita di Cristo, fu utilizzata con continuità per collegare Napoli a Pozzuoli fino a ben dopo l'unità d'Italia, quando fu sostituità nel 1885 dalla più ampia, sicura e moderna galleria attualmente nota come "delle Quattro Giornate".   Di sicuro l'alta opera di ingegneria ha stupito tantissimi ed ha ispirato ben più di una leggenda: alla base della grotta di Posillipo avvenivano probabilmente riti propiziatori pagani legati al culto di Priapo ed Afrodite, sulla sua realizzazione fiorirono leggende sia su Cocceio (galleria costruita in pochi giorni con l'ausilio di diverse migliaia di schiavi) sia su Virgilio, che per la gente del Medioevo era poeta e mago talmente potente da poter costruire una grotta così imponente in un sol giorno o dal far legare profeticamente un intero castello alle sorti di un uovo magicamente sospeso nelle sue fondamenta (Castel dell'Ovo). Del resto tradizione vuole che il grande Virgilio, autore di opere immortali come l'Eneide o le bucoliche, sia seppellito proprio in prossimità dell'ingresso est della grotta, con la celebre epigrafe "Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces ", in quello che oggi è il parco Vergiliano che contiene anche le spoglie mortali di un altro grande della letteratura: Giacomo Leopardi.

l'ingresso della grotta dal lato del parco Vergiliano
In epoca cristiana i culti pagani ed orgiastici furono sostituiti da feste più o meno religiose (la celebre festa di piedigrotta) ed ai mitrei ed agli altari dedicati a Priapo si sostituì l'icona della Madonna oditrigia, tipica delle regioni d'influenza bizantina, un cui affresco ritrovato nella grotta probabilmente fu alla base della nascita del culto della Madonna di Piedigrotta.
Descritta da Seneca come angusta e buia, la grotta di Posillipo subì diverse modifiche ed allargamenti sia sotto gli aragonesi che da parte prima degli spagnoli e poi dei Borbone, fino ad arrivare alle ultime opere di consolidamento volute da Giuseppe Bonaparte a inizio XIX secolo, che dotò la galleria, storicamente buia, di un impianto di illuminazione con lampade a gas. Nell'archivio di Giorgio Sommer è presente anche una fotografia della grotta a cavallo del 1900.
La storia recente di questa bimillenaria ed imponente opera d'ingegneria civile è fatta di aperture parziali e ristrutturazioni, di progetti e sogni, in ultimo quello di trasformare l'antica grotta in un passaggio sicuro per i ciclisti, proprio quell'antica grotta che aveva una tetra fama legata alla presenza di briganti e malviventi che sfruttavano l'oscurità per rapinare e vessare i passanti.

la crypta neapolitana oggi
L'ingresso situato ad ovest, a Fuorigrotta, raggiungibile percorrendo via della grotta vecchia, è tristemente chiuso prima da una transenna e poi da una imponente cancellata: sotto la presentazione della crypta è la scritta "pericolo caduta pietre" e sbirciando fra le sbarre si nota quel che resta della storia recente della grotta di Posillipo,  un chiosco dell'ATAN, qualche sedia e quel che resta di una mostra (probabilmente riguardante la grotta stessa) con ancora i pannelli impolverati e le lampade arrugginite che dovevano illuminarli.
La speranza è che davvero la grotta di Posillipo possa riaprire ed essere utilizzata sia come percorso emozionante di visita, sia nuovamente come collegamento fra il centro città e quella che nel frattempo è divenuta la popolosa Fuorigrotta, magari come affascinante percorso ciclopedonale all'interno di un circuito turistico a due ruote che sarebbe davvero unico nel suo genere. 
Questo post fa parte della guida fotografica di Napoli.

Il foro di Pompei: fotografie e breve descrizione

Il foro di Pompei con dietro il Vesuvio: in primo piano il tempio di Giove

Il foro di Pompei (descrizione su wikipedia) era il principale luogo d'incontro e centro della vita politica, sociale ed economica di Pompei. Grande più di un campo da calcio, fu nel corso dei secoli ampliato e modificato più volte, acquisendo una conformazione che lo faceva assomigliare più ad un foro greco che ad uno romano.  Dalla mappa del foro di Pompei, presente su wikipedia, si può avere un'idea di come fosse il foro nel 62 d.C., prima del terremoto che portò enormi danni a Pompei e del 79 d.C. allorquando il Vesuvio seppellì per sempre la fiorente città romana. Chi ha visitato Pompei non potrà non aver notato che l'intera area del foro era pedonale, interdetta ai "veicoli" in quanto ogni strada che portava al foro terminava con tre grossi blocchi di pietra alti in modo tale da rendere impossibile il passaggio dei carri all'interno dell'ampia area. 

Il foro di Pompei: sulla destra le colonne dell'edificio di Eumachia
Dalla fotografia sopra riportata è possibile avere una vista ampia del foro, eccezion fatta per la basilica ed il pezzo di doppio colonnato rimasto (sulla sinistra): in fondo sulla destra era il macello, mentre sulla sinistra era il corrispondente dell'attuale mercato ortofrutticolo, nell'area attualmente occupata dal deposito/museo degli archeologi, ricco di vasi, calchi dei pompeiani, mobili e statue.
Questo post fa parte di una foto guida di Pompei più ampia che verrà pubblicata nella guida fotografica di Napoli.  Alcune foto verranno ripubblicate su fotografiareale.com 
Edificio di Eumachia

Terme romane di via Terracina (Napoli) foto, mini guida e considerazioni sull'area archeologica

Il mosaico del frigidarium, con animali fantastici cavalcati da figure antropomorfe
Venute alla luce verso la metà degli anni'30 durante i lavori per la costruzione della Mostra d'Oltremare, le terme romane di via Terracina per troppi anni hanno fatto parte di quella non trascurabile porzione del patrimonio artistico-culturale della città di Napoli celato a residenti e turisti.  Fortunatamente dall'aprile 2012 è stato avviato un progetto di graduale fruizione del complesso archeologico, il che porta a sperare in un progetto di recupero delle terme, risalenti in massima parte al II secolo d.C., che non vessano in buone condizioni, a causa sia dell'esposizione alle intemperie sia dell'incuria in cui si trova il sito archeologico, del tutto abbandonato dalle istituzioni ed affidato alle cure di volontari, che, per quanto possano essere validi, di certo non possono mai sostituire lo Stato nella conservazione del patrimonio archeologico nostrano.

In primo piano il frigidarium con il mosaico con figure marine e mitologiche e più in fondo l'apodyterium 
Pur con questa doverosa premessa, appare evidente che il sito archeologico sia di grande interesse, non solo per la possibilità di discernere i diversi ambienti (frigidarium, tepidarium, calidarium, spogliatoi, latrine, etc.) quanto per la presenza dei bei mosaici sui pavimenti di molte delle stanze. Come descritto sul sito del GAN (Gruppo Archeologico Napoletano) il tema dominante di tali raffigurazioni è dato dall'incontro e dalle successive nozze tra Poseidon ed Anfitrite a cui partecipa tutto l'universo marino. E' ancora oggi possibile discernere, nonostante il cattivo stato di conservazione, delfini (anche nella latrina) ed animali marini, nereidi e  tritoni,  figure antropomorfe ed animali mitologici. le due stanze maggiormente decorate sono adiacenti ed oggi visibili insieme ad occhio nudo, non essendoci più pareti divisorie: il frigidarium e l'apodyterium, lo spogliatoio. Come accennato anche dinanzi alla latrina è presente un mosaico con decorazioni di figure animali, delfini in particolare. Nei passaggi fra i diversi ambienti era presente un pavimento a mosaici decorato con figure geometriche, purtroppo in molte zone giunto fino a noi in condizioni precarie.
mosaico con raffigurazione di un delfino - latrina delle terme romane di via Terracina
E' interessante notare come sia ancora oggi possibile non solo distinguere i dettagli costruttivi del complesso termale, ma anche in diversi punti parte del marmo che abbelliva e ricopriva le pareti, così come in altri punti pezzi di intonaco.
una nereide seduta sulla coda di un tritone - mosaico

particolare degli ambienti delle terme
quel che resta del mosaico del pavimento di uno degli ambienti delle antiche terme romane di via Terracina
L'ultima immagine, riportata qui in alto, è emblematica del cattivo stato di conservazione dell'area archeologica delle terme romane di via Terracina a Napoli: pezzi di marmo che un tempo costituivano un pavimento in mosaico con disegni geometrici, posti alla rinfusa in stato di abbandono. La scena di una signora che raccoglie un pezzo di marmo, quasi a voler portar con sè un souvenir di duemila anni fa, è emblematica della trascuratezza che c'è nella gestione del patrimonio nostrano.
La scelta di Napoli città Visibile, coadiuvata dal GAN, nell'ambito del progetto Roots Discovery, di riaprire con cadenza periodica questa bella ed importante area archeologica deve servire come sprone per cercare di recuperare il luogo, perchè urge un'opera di pulizia ancor prima che di restauro dei luoghi, perchè è impensabile che possa crescere del muschio su mosaici del II secolo dopo Cristo, così come sarebbe opportuno evitare che i visitatori - non pochi per fortuna nonostante le condizioni climatiche - possano passeggiare sui mosaici in corrispondenza delle decorazioni.
Chi scrive auspica che possano essere realizzate strutture per proteggere i mosaici e rendere sempre più fruibile l'area archeologica a turisti e residenti, in modo che questa possa essere inserita in un percorso turistico - studiato magari appositamente per i crocieristi - che unisca importanti aree archeologiche della zona flegrea partenopea, dalla tomba di Virgilio a Piedigrotta, alle terme di via Terracina e quelle - più grandi e famose -di Agnano, fino a risalire Posillipo per arrivare alla grotta di Seiano ed all'area archeologica adiacente.
Per maggiori approfondimenti sul sito archeologico si rimanda a una pagina pubblicata su internet.

Il sito archeologico sarà visitabile dalle 9 alle 13 per due giorni al mese (sabato e domenica) da aprile a dicembre 2012 secondo il calendario pubblicato qui.

Terme Romane di via Terracina: visite guidate tutti i mesi da aprile 2012


Per la prima volta dal prossimo weekend sarà possibile visitare con cadenza periodica il complesso archeologico delle terme romane di via Terracina a Fuorigrotta, con un calendario predeterminato che riguarderà un weekend al mese da aprile (il 21 e 22) fino a dicembre 2012.  Non è forse quel che si potrebbe auspicare per un complesso archeologico ma è un grande passo in avanti rispetto al passato. Se infatti non è imputabile a chi gestisce il sito con pura attività di volontariato il fatto che questo finora sia rimasto chiuso tranne che in occasioni speciali e per eventi straordinari, è assurdo che un monumento che potrebbe tranquillamente essere inserito all'interno di un percorso archeologico che parta dalla tomba di Virgilio fino ad arrivare, a Posillipo, alla grotta di Seiano, non sia gestito in maniera continua e diretta dalla Soprintendenza. 
le terme romane di via Terracina (2009)
 La speranza è che, grazie al progetto "Roots Discovery -obiettivo Terme" ed alla collaborazione fra Gruppo Archeologico Napoletano e Napoli Città Visibile, con la partecipazione del corso di laurea magistrale in Organizzazione e Gestione del Patrimonio Culturale ed Ambientale della Federico II,  cresca sempre il numero di giorni in cui il monumento sia fruibile e venga avviato un serio progetto di manutenzione e recupero di un'area archeologica che è tristemente sconosciuta alla maggior parte dei napoletani.  
Calendario delle visite guidate - prenotazione obbligatoria - alle terme romane di via Terracina è quello sulla locandina qui pubblicata.

Metropolitana archeologica a Napoli: la stazione Neapolis


Parte dei reperti archeologici ritrovati durante gli scavi per la costruzione delle stazioni della metropolitana di Napoli di via Toledo, piazza Municipio, piazza Bovio (stazione università) e Piazza Nicola Amore (stazione Duomo) è stata raccolta ed esposta nella stazione "Neapolis" - Museo Archeologico di Napoli posta accanto all'ingresso della metropolitana sotto il museo.  Essendo la stazione stata inaugurata nel 2005, sono esposti tutti quei reperti, alcuni dei quali davvero notevoli, ritrovati fino a quella data. Per quanto riguarda le navi greche ritrovate in piazza Municipio, sono esposte solo fotografie ed un modellino in scala. E' interessante notare di che pregevole fattura siano i resti della villa di età imperiale ritrovata scavando per costruire la stazione dei "quattro palazzi" cui si riferisce
fotografia qui riportata, con un capitello e parte dei fregi.  L'area museale-archeologico-metropolitana comprende anche altre fotografie e reperti, alcuni risalenti ad età neolitica, fra cui gli evidenti segni del passaggio su terra di un antico e rudimentale aratro.  Un'interessante galleria fotografica è presente anche sul sito danpiz.net mentre per maggiori dettagli riguardanti il valore dei reperti archeologici ritrovati ed esposti si rimanda al sito del museo archeologico nazionale ed alla pagina presente su wikipedia.
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