L'obelisco di San Gennaro è il più antico delle tre guglie barocche che si innalzano in cielo nel centro antico di Napoli. Fu progettato da Cosimo Fanzago su richiesta della real deputazione di San Gennaro dopo l'eruzione del 1631; anche se fu commissionata nel 1636, la guglia fu realizzata in nove anni ma portata realmente a termine solo nel 1660 (fonte wiki). si trova in piazza Riario Sforza, uno slargo di vi Tribunali, fra il Pio Monte della Misericordia e la real cappella del tesoro di San Gennaro.
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La fontana della Sellaria (XVII secolo) e l'antica piazza della Sellaria
La fontana della Sellaria è una delle fontane monumentali di Napoli, collocata in piazza Grande Archivio dal 1903, da quando fu spostata dalla sede originaria, nell'ampia piazza della Sellaria, scomparsa dalla toponomastica napoletana nell'ambito del Risanamento. Tale piazza, rettangolare, si trovava grossomodo dove attualmente è piazza Nicola Amore, i Quattro Palazzi. La fontana, anche se probabilmente non artisticamente rilevante come tante altre fontane monumentali cittadine, ha una sua rilevanza storica, in quanto fu costruita fra il 1649 ed il 1652 in seguito all'abbattimento delle case di un capo carceriere della Vicaria eletto dal popolo durante la breve repubblica napoletana (quella nata dalle sommosse guidate da Masaniello). A volerla fu proprio il vicerè Iñigo Vélez de Guevara, cui era stato dato il compito della restaurazione del potere spagnolo.
Ora un esperimento... dimenticarsi per un attimo dell'assetto urbanistico post - Risanamento e girare per la Napoli del XVII secolo insieme al Celano, dal quarto libro del "Notitie del bello, dell’antico e del curioso della città di Napoli per i signori forastieri date dal canonico Carlo Celano napoletano, divise in dieci giornate" . I nomi delle strade spesso sono gli stessi (fu Croce ad impegnarsi perché fossero conservati i nomi delle strade dedicate ad arti e mestieri). Buona lettura
S’entra nella bella piazza detta della Sellaria, che prima chiamavasi la Rua Toscana, perchév’habitavano i mercadanti di questa nation; poscia questo nome, perché qui habitavano uniti tutti i fabri che facevano selle et altri finimenti necessarii alli cavalli. Nell’entrare in questa strada vedesi una piazzetta avvanti d’un molino che viene animato dall’acque de’ nostri formali. In questa piazzetta vi era la casa d’un ricco aromatario dett
o Giovan Leonardo Pisano, che nell’anno 1585 instigò la plebe a sollevarsi et a fare una fierissima strage di Giovan Vincenzo Starace, eletto del popolo, e perché la giustizia non lo poté haver nelle mani per essere fuggito e salvatosi, si buttò giù la casa e vi seminò sale all’uso de’ goti. A sinistra vedesi il vico detto de’ Ferrivecchi, perché anticamente simile robba vi si vendeva; hora quest’arte de’ ferrivecchi è stata trasportata nel mezzo del Mercato. Ne’ tempi più antichi nominata veniva la Torre delle Ferule, perché vi st
ava la torre della muraglia, che da questa parte calava, ch’haveva d’intorno queste sorti d’herbe. Vedesi nel principio una fontana perenne fatta circa l’anno 1649 per ordine di don Ignico Velez de Guevara,conte d’Ognat, viceré di Napoli, doppo che sedati furono le sollevationi populari. Questo stesso signore fece aprire una nuova strada che al lato sinistro di detta fontana, nel luogo anticamente detto delle Palme, come fin hora una
picciola ed antica chiesa che vi sta, detta viene Santa Maria delle Palme, e qui anticamente vi era una porta della città per la sua picciolezza detta la Portella; et è da notarsi che quando si fece la fontana sudetta, nel cavarsi per far le fundamenta, vi si trovò parte dell’antica muraglia, fatta di bellissimi quadroni di pietra. Dove detta strada si è aperta vi era un luogo chiuso, nel quale s’entrava dalla parte de’ Ferrivecchi, e chiamavasi la Zecca. Era questo come un fondico dove si lavoravano panni, habitatissimo, in modo che sempre vi si sentivano rumori, e nel tempo delle sollevationi antedette n’uscì più d’un fiero capopopulo, per lo che la vigilanza del Conte d’Ognatte, per toglier via questo ridotto, vi fece aprire la presente strada. A destra, poco lungi dalla fontana, vedesi la strada detta degl’Armieri, essendo che ne’ tempi andati altro non vi si lavorava che armi per l’uso della guerra, hora non vi sono altro che ricchi fondachi di drappi lavorati di seta d’ogni sorte, e per questo luogo tirava la muraglia fatta in tempo dell’imperadori greci, e dirimpetto alla chiesa dedicata all’Arcangelo Michele vi era una porta detta de’ Monaci, perché nella detta chiesa di Sant’Arcangelo vi era un monasterio di monaci benedettini; e vicino all’accennata porta vi stava il Seggio degl’Acciapacci, come di sopra si disse, et è dasapersi che tutti quasi gli antichi seggi stavano vicino le porte della città. Hor tirando avvanti per la Sellaria, vedesi nel mezzo di questa strada una piazzetta nella quale anticamente stava il Seggio o Regimento del Populo, che fu diroccato per ordine d’Alfonso Primo d’Aragona, alcuni scrivono per disgusto havuto con i populari, altri per dar gusto alla sua Lucretia d’Alagni, mentre questo edificio impediva l’aspetto alla casa di detta Lucretia, in questa Strada della Sellaria, che stava appresso dove hoggi si dicono le case pente, o dipinti con la voce propria. Hora in questa piazzetta vi si vede situata una vaghissima fontana di bianchi marmi, quale
nell’anno 1532 fu principiata per ordine di don Pietro di Toledo, e fu terminata nell’anno 1537. Ildisegno fu di Luigi Impò, e la statua dell’Atlante che sta su la tassa delli delfini con li mascheronifurono lavorati dal nostro Giovanni da Nola. In questa medesima piazza si [86] veggono il tribunale e carceri dell’Arte della Seta per privilegio, come si disse dell’Arte della Lana.
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Palazzo Doria d'Angri allo Spirito Santo, Napoli
Palazzo Doria d'Angri è probabilmente uno dei più noti della città. Il motivo è semplice e noto: il 7 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi si affacciò dal balcone di questo palazzo per annunciare l'annessione del regno delle Due Sicilie al regno d'Italia. Il palazzo fu realizzato, come ricorda wikipedia, nel XVIII secolo a partire dalla demolizione delle costruzioni preesistenti ed al cui progetto lavorarono nomi del calibro di Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga e Carlo Vanvitelli. All'interno vi è un bel cortile esagonale. La facciata fu fortemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e le statue ed il grande stemma distrutti non furono mai ripristinati (si può fare il confronto con il celebre dipinto riguardante l'arrivo di Garibaldi a Napoli, conservato al museo civico di Castel Nuovo). Gli interni, invece, come visibile dalle immagini pubblicate sul Corriere del Mezzogiorno in occasione dell'annuncio della vendita del piano nobile del palazzo, hanno conservato la magnificenza di un tempo.
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Napoli: La fontana del formiello (da poco restaurata)
Fra le più antiche fontane partenopee giunte in buone condizioni fino ai giorni nostri, la fontana del formiello è stata restituita alla città alcuni mesi fa grazie ad una raccolta fondi promossa dall'associazione le due sirene, in memoria della giovane Ilaria Iodice. La lapide ricorda l'anno di fondazione della fontana, il 1583. Sia per la forma che per il fatto che fosse nota come Fontana reale con abeveratoio, la fontana del formiello (da ad formis, "verso i condotti" dell'acquedotto) probabilmente aveva come scopo anche quello di abbeverare gli animali (cavalli, bestiame) grazie all'acqua che sgorga ancora oggi dalle tre teste leonine nella grande vasca. La lapide richiama alla memoria il mitico fiume Sebeto. Come tante altre fontane di Napoli, anche questa fontana ha subito spostamenti: dopo essere stata smontata e messa da parte, la fontana del formiello dal 1930 ha trovato la sua attuale collocazione, con un recinto protettivo, a ridosso di una delle pareti di Castel Capuano, proprio di fronte alla chiesa di Santa Cateria a Formiello.
Dentro il campanile di Santa Chiara ed il panorama unico che si ammira dalla sua cima
Il campanile di Santa Chiara è uno dei simboli del centro antico di Napoli, monumento incompiuto, costruito e ricostruito più volte nel corso dei secoli. Fu infatti progettato sotto gli angioini per essere enorme torre campanaria di Santa Chiara, intorno alla metà del XIV secolo. Fu poi ultimato nel corso del XV secolo per essere quasi completamente raso al suolo durante il terremoto del 1456. Quel che è giunto fino a noi è un campanile composto da tre livelli, dei quali il primo è medievale, con scritte gotiche, gli altri due in stile barocco. All'interno del campanile, dal primo settore in poi, vi è un'antica scala a chiocciola che porta fino alle campane e, quindi, fino al tetto, dal quale è possibile ammirare un panorama unico di Napoli.
Permettere a turisti e residenti di fruire di questo monumento e della vista mozzafiato che si può ammirare dai vari "piani" è una sfida iniziata dalla seconda municipalità di Napoli (presidente Francesco Chirico) oramai da oltre un anno, complessa nella sua realizzazione a causa delle tanti parti chiamate in causa e della difficoltà di accedere all'antica torre campanaria. La municipalità ha provveduto a stanziare i fondi per realizzare una scala esterna d'accesso alla piccola porta d'ingresso, posta a circa quattro - cinque metri da terra. Tale scala partirà dagli appena inaugurati giardinetti per bambini .
Sarà però poi compito del MiBACT e del Fondo Edifici di Culto (proprietario del campanile) restaurare l'interno del campanile in modo tale da mettere le scale d'accesso ed i vari piani della torre campanaria nelle condizioni necessarie di sicurezza per permetterne l'accesso ai visitatori. A quanto pare serviranno ulteriori 80.000 - 100.000 euro per rendere fruibile questo monumento, che potrebbe diventare uno dei principali luoghi d'attrazione di Napoli, con un appeal pari se non superiore a quello che hanno tante torri campanarie (anche molto meno antiche) nelle varie città d'arte italiane. Il panorama infatti è unico e permette di ammirare il centro antico di Napoli a 360°, di toccare quasi con mano San Martino e di spingere lo sguardo fino al mare da una parte e fino ad oltre il centro direzionale dall'altra.
Salendo nell'antica torre attraverso la scala a chiocciola non si può fare a meno di notare alcuni particolari. Innanzitutto al primo piano c'è un pezzo in marmo con parte della scritta gotica, al contrario e dal lato errato: Mario Gaglione del resto già aveva sottolineato come le scritte esterne siano in un ordine non preciso, a causa probabilmente di errori durante "non precisati" lavori di rifacimento della torre. Continuando a salire, poi, si notano numerosi graffiti, firme di persone che si recavano sul tetto della torre e che lasciavano traccia del loro passaggio, a metà fra gli attuali vandali che deturpano i monumenti ed i viaggiatori del Grand Tour che lasciavano segni e la firma incisa nel marmo in prossimità della tomba di Virgilio. Da notare che doveva essere una sorta di impresa salire, dato che veniva indicata non solo la data ma anche l'ora... fra l'altro nonostante la torre sia chiusa dagli anni '40, ci son tracce degli anni '50 ed un tal Mimmo passato nel '97.
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| Spaccanapoli vista dal campanile. Si notano le cupole maiolicate (la prima di Donnaromita) |
| via Santa Chiara e l'ingresso al chiostro maiolicato |
| Il panorama dal primo piano della torre campanaria |
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| Un pezzo della scritta medievale al contario, dal lato sbagliato |
| panorama di San Martino con la guglia dell'immacolata da dentro il campanile |
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| I giardinetti di Santa Chiara appena inaugurati |
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| Scritte sui muri alla fine della scalinata |
Palazzo Donn'Anna in primavera fra i fiori
Salendo per via Posillipo è d'obbligo la sosta per ammirare palazzo donn'Anna, meglio se a piedi o in bicicletta (in questo caso magari contribuendo a fare chilometri per Napoli nell'ambito del contest European cycling Challenge). Fra i più noti palazzi di Napoli, palazzo donn'Anna, va ricordato sempre, è anche teatro di leggende e racconti di fantasmi ambientati nella Napoli di qualche secolo fa. In primavera, fra i fiori che spuntano un po' ovunque, anche in mezzo alle pareti tufacee, è possibile evidenziare ancora di più il contrasto fra il giallo del tufo e quel che c'è intorno.
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Chiesa di San Giovanni a Mare, il romanico a Napoli
Fermandosi all'ingresso attuale della chiesa di San Giovanni a Mare, nell'omonima piccola via che collega Via Duomo a San Eligio, poco o nulla lascia presagire quel che si potrà vedere all'interno, il turista entra quasi in punta dei piedi, non ben convinto di quel che troverà dentro. Eppure, basta scendere i primi gradini per imbattersi nella "cap'e' Napule",più precisamente nella copia recente della celebre "Donna Marianna", il cui originale domina l'ingresso id Palazzo San Giacomo (essendo uno dei monumenti di Napoli della Napoli antica più celebri al pari del Corpo di Napoli merita un post a parte). Entrati in chiesa ci si accorge di quanto Napoli possa nascondere bei monumenti e pezzi della propria storia: a dispetto del piccolo accesso laterale in mezzo ai palazzi, la chiesa di San Giovanni a Mare è spaziosa, alta, dominata da una serie di volte a crociera ed archi acuti con numerose colonne recuperate da antichi templi. La chiesa è il più importante esempio di architettura romanica della città di Napoli, risalente all' XI secolo, poi ristrutturata con influenze rinascimentali e barocche (soprattutto nelle cappelle laterali). Maggiori informazioni su wikipedia.
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La chiesa dell'Ecce Homo al Cerriglio, liberamente accessibile per il maggio dei monumenti
A pochi passi da via Sanfelice e dalla locanda del Cerriglio a ridosso del vecchio porto, frequentata nel XVII secolo da grandi personaggi come Basile, Celano, Caravaggio (qui fu ferito e sfregiato durante una colluttazione), la chiesa dell'Ecce Homo al Cerriglio è una piccola chiesa appartenente alla "Reale arciconfraternita del SS Ecce Homo al Cerriglio", situata all'interno dell'insula di Santa Maria la Nova, praticamente sotto uno dei due chiostri. Fondata nel 1620 da padre Lorenzo Fasano, la chiesa seguì le vicende storiche dell'arciconfraternita, prima piccola cappella in luogo di locali adibiti a deposito e collegamento fra la chiesa di Santa Maria la Nova e la sottostante zona del Cerriglio, poi restaurata ed ingrandita fino ad assumere l'attuale aspetto nel corso del Settecento, con ampie decorazioni in stile rococò. Le maioliche sono quelle originali del '700 ed è presente anche un antico organo. Al di sotto della chiesa vi è una "scala santa", alla base del quale un altare con belle maioliche raffiguranti due momenti della vita (e morte) di Gesù Cristo.
La chiesa è aperta nell'ambito del maggio dei monumenti 2015 il sabato e la domenica dalle 9,30 alle ore 13,00 (ingresso gratuito). Da giugno verranno organizzate aperture con contributo di 3 €, si presume anche per finanziare ulteriori restauri, dato che sono notevoli i segni delle infiltrazioni sulla volta.
Della zona del Cerriglio ne parlerò fra qualche giorno anche sul blog diario napoletano
La scala di palazzo d'Afflitto in via Nilo (centro antico di Napoli)
I palazzi di via Nilo, come del resto gran parte di quelli del centro antico di Napoli, nascondono spesso rari esempi di bellezza dietro un primo impatto negativo legato allo stato di fatiscenza e degrado in cui in genere sono, decaduti insieme alla nobiltà delle antiche famiglie loro proprietarie. Fra i tanti palazzi monumentali degni di nota, quello sito in via Nilo 30a, noto come palazzo d'Afflitto, presenta una scala aperta di rara bellezza, esempio unico a Napoli di questo tipo. L'impianto originario dell'edificio è del XV secolo, l'aspetto attuale è legato a profondi restauri avvenuti nel Settecento.
Queste foto verranno ripubblicate anche sul blog fotografico fotografiareale.com
Sant'Aniello a Caponapoli: ecco quando è aperta e visitabile grazie a Legambiente
La chiesa di Sant'Agnello Maggiore, nota a tutti come Sant'Aniello a Caponapoli, è una delle più antiche chiese monumentali di Napoli, costruita a ridosso delle mura greco romane in corrispondenza dell'altura (Caponapoli appunto) su cui sorgeva l'antica acropoli di Neapolis. Gravemente danneggiata prima durante la seconda guerra mondiale e poi dal terremoto del 1980, la chiesa è stata riaperta nel 2011, dopo nuovi restauri. Si tratta di un vero museo che ripercorre la stratificazione storico culturale di Napoli, con la navata centrale in buona parte cava, in modo tale da mostrare i resti dell'antica acropoli di Neapolis ed alle pareti, nelle antiche cappelle e dietro l'altare maggiore, resti e reperti medievali, rinascimentali e dei secoli successivi. Di grande bellezza è l'altare maggiore opera di Girolamo Santacroce, restaurato dopo essere stato gravemente danneggiato dai bombardamenti. Al di fuori della chiesa vi sono altri resti archeologici. Poco distante del resto vi sono resti ben più imponenti delle mura greche.
La chiesa è aperta grazie ai volontari di Legambiente nei seguenti giorni (fonte chiesadinapoli.it) :
Lunedì (ore 10-13 e ore 16-19), Mercoledì (ore 10-13), Giovedì (ore 15,30-18,30), venerdì (ore 16,30- 18,30) nonché nella 2a e 4a Domenica del mese (ore 10,30–12,30).
In particolare, come mostrato nelle fotografie, Legambiente organizza una serie di concerti ed incontri culturali all'interno della chiesa. Oggi in tanti hanno partecipato all'evento denominato “Napoli Fior da Fiore”, le grandi melodie napoletane, con Luigi Ricciardi (voce), Antonio De Innocentis (chitarra), Nicola Fiorillo (flauto) e Clementina Gesumaria (voce recitante).
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| Un momento del concerto del 12 aprile |
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| Tante le epigrafi presenti in chiesa, dal '500 all'800 |
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| Resti archeologici all'esterno della chiesa di Sant'Aniello a Caponapoli |
| Una delle cappelle ancora da restaurare |
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Il seminario dei nobili in via Nilo (Real Monte Manso di Scala).
Le giornate FAI di primavera sono un'ottima occasione per visitare luoghi tradizionalmente poco noti e non sempre accessibili. Quest'anno, per la prima volta, nel giro dei monumenti aperti a Napoli in occasione delle giornate FAI è entrato anche il palazzo sito in via Nilo 34: il real monte Manso di Scala, noto anche come "seminario dei nobili". Tale denominazione è legata all'uso che GiovanBattista Manso, fra i fondatori del pio monte della Misericordia, destinò al Real Monte Manso di Scala, ovvero quello di educare i figli dei nobili. Il palazzo nella sua attuale architettura presenta uno dei cortili più ampi del centro storico di Napoli.
All'interno del palazzo, dalla scala sulla sinistra, si accede alla cappella dell'Immacolata Concezione, sita al terzo piano, grande quasi quanto una chiesa. La cappella del XVIII secolo presenta due aspetti particolari: l'essere al terzo piano di un palazzo ed essere esattamente al di sopra della cappella di Sansevero. Da notare il bell'altare ligneo con le statue e la grande tela di Francesco de Mura.
Alla cappella si accede attraverso un lungo corridoio con il soffitto ligneo con travi in vista, adornato con paramenti sacri e tele di san Leucio da un lato e con le fotografie che mostrano lo stato di degrado in cui versava il seminario dei nobili dopo il terremoto del 1980 (il corridoio era utilizzato come stenditoio, il pavimento maiolicato della cappella è andato perso...).
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Una meraviglia fra archeologia e natura: l'area archeologica di Pausilypon con la grotta di Seiano, cala Trentaremi e la villa di Pollione
| Baia di Trentaremi e Nisida, dall'area archeologica di Pausilypon |
Il parco archeologico di Pausilypon è forse uno dei luoghi più belli e suggestivi di Napoli, da cui si può ammirare probabilmente il più selvaggio panorama della costa partenopea.
Il percorso archeologico-naturalistico è stato inaugurato solo da qualche anno e permette di godere delle bellezze del golfo di Napoli da un punto di vista privilegiato: quello del ricchissimo liberto romano assurto al rango equestre Publio Vedio Pollione, la cui crudeltà fu narrata da Seneca nel de Ira (era solito far divorare dalle grosse murene del suo allevamento gli schiavi di cui voleva disfarsi).
A Pollione si deve il nome Posillipo che fu dato alla collina: Pausilypon, “sollievo dal dolore”.
Anche se è possibile effettuare visite libere, in determinati orari e su prenotazione, il consiglio è quello di prenotare una visita guidata, organizzata dal CSI Gaiola Onlus (Per informazioni, prenotazioni e visite guidate, CSI Gaiola Onlus - Area Marina Protetta Gaiola).
Il primo impatto con il percorso è di quelli unici, dato che l'ingresso da via Coroglio porta subito alla grotta di Seiano, una galleria artificiale lunga 770 metri che fu commissionata a Lucio Cocceio (lo stesso progettista della crypta neapolitana e di altre grotte di collegamento simili) per collegare in maniera efficiente la villa di Publio Vedio Pollione alla piana di Bagnoli. Pochi anni dopo il prefetto di Tiberio, Seiano, ne commissionò un allargamento. Nel corso dei secoli la grotta cadde in disuso e fu dimenticata. Riscoperta nel XIX secolo dai Borbone, fu riaperta dopo numerosi interventi di restauro, che sono ancora oggi evidenti. Nel corso della seconda guerra mondiale fu utilizzata come rifiugio ed in uno dei tre cuniculi laterali costruiti per favorire l'illuminazione ed il ricambio d'aria della grotta si vedono ancora i segni di gabinetti alla turca abbozzati.
Usciti dalla grotta, che nell'ultimo tratto assume la connotazione di grotta nel tufo, senza segni evidenti di interventi umani, sulla sinistra si nota subito una piccola necropoli, con un colombario ipogeo. Dopo aver percorso un breve viottolo privato, che dà accesso ad alcune ville private, si arriva alla piana che domina il promontorio di Trentaremi, con l'emozionante vista di quel che resta dell'enorme villa romana di età imperiale, che fu utilizzata anche da Augusto stesso. Facilmente riconoscibili il ristrutturato teatro, con emiciclo orientato a sud, anticamente in grado di ospitare fino a 2000 persone e dotato di una vasca perpendicolare alla cavea all'interno dell'area della scena. Di fronte, orientato a nord, un odeion, spazio dedicato ad audizioni di poesia, retorica e concerti, con cavea a forma quadrangolare (fonte Beni Culturali Campania). Dell'edificio principale sono ancora visibili alcuni ambienti termali.
| L' odeion ed il teatro della villa imperiale di Pollione a Pausilypon |
Accanto al teatro, praticamente a picco sul mare, sono i ruderi di una villa in stile neoclassico, risalente al XIX secolo.
Oltre all'archeologia ed ai paesaggi, c'è spazio anche per un breve percorso naturalistico, all'interno di un lecceto, che porta ad un belvedere da cui si può ammirare, dall'alto, l'isola la Gaiola, celebre isola che nel XX secolo è stata di proprietà prima di Gianni Agnelli e poi di Paul Getty. Ovviamente quanto descritto è solo una parte del parco archeologico di Posillipo, di cui fa parte anche il parco sommerso di Gaiola e la cosiddetta villa degli Spiriti.
| Ruderi di una palazzina in stile neoclassico costruita proprio accanto al teatro |
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| il teatro romano così come appare oggi |
| La Gaiola vista da Trentaremi |
Queste fotografie verranno anche ripubblicate su fotografiareale.com
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