La scala di palazzo d'Afflitto in via Nilo (centro antico di Napoli)


I palazzi di via Nilo, come del resto gran parte di quelli del centro antico di Napoli, nascondono spesso rari esempi di bellezza dietro un primo impatto negativo legato allo stato di fatiscenza e degrado in cui in genere sono, decaduti insieme alla nobiltà delle antiche famiglie loro proprietarie.  Fra i tanti palazzi monumentali degni  di nota, quello sito in via Nilo 30a, noto come palazzo d'Afflitto, presenta una scala aperta di rara bellezza, esempio unico a Napoli di questo tipo.  L'impianto originario dell'edificio è del XV secolo,  l'aspetto attuale è legato a profondi restauri avvenuti nel Settecento.



Queste foto verranno ripubblicate anche sul blog fotografico fotografiareale.com

La strada dell'anticaglia ed il teatro romano di Neapolis


Il decumano superiore di Napoli è il meno frequentato dai turisti, che in genere preferiscono visitare decumano maggiore (via Tribunali) e inferiore (Spaccanapoli), ma è quello che forse meglio mostra la millenaria stratificazione che ha reso unica Napoli.   Passeggiando poi per la strada dell'anticaglia (già il nome è tutto un programma) affiorano enormi pezzi del teatro romano di Neapolis, celebre per dimensioni e per essere luogo d'esibizione dell'imperatore Nerone, inglobato ed assorbito dalla città nel corso dei secoli. In particolare in foto sono visibili le due imponenti arcate che servivano da strutture di rinforzo per il teatro.

Sant'Aniello a Caponapoli: ecco quando è aperta e visitabile grazie a Legambiente


La chiesa di Sant'Agnello Maggiore, nota a tutti come Sant'Aniello a Caponapoli, è una delle più antiche chiese monumentali di Napoli, costruita a ridosso delle mura greco romane in corrispondenza dell'altura (Caponapoli appunto) su cui sorgeva l'antica acropoli di Neapolis. Gravemente danneggiata prima durante la seconda guerra mondiale e poi dal terremoto del 1980, la chiesa è stata riaperta nel 2011, dopo nuovi restauri. Si tratta di un vero museo che ripercorre la stratificazione storico culturale di Napoli,  con la navata centrale in buona parte cava, in modo tale da mostrare i resti dell'antica acropoli di Neapolis ed alle pareti, nelle antiche cappelle e dietro l'altare maggiore, resti e reperti medievali, rinascimentali e dei secoli successivi.  Di grande bellezza è l'altare maggiore opera di Girolamo Santacroce, restaurato dopo essere stato gravemente danneggiato dai bombardamenti.  Al di fuori della chiesa vi sono altri resti archeologici. Poco distante del resto vi sono resti ben più imponenti delle mura greche.
La chiesa è aperta grazie ai volontari di Legambiente nei seguenti giorni (fonte chiesadinapoli.it) :
Lunedì (ore 10-13 e ore 16-19), Mercoledì (ore 10-13), Giovedì (ore 15,30-18,30), venerdì (ore 16,30- 18,30) nonché nella 2a e 4a Domenica del mese (ore 10,30–12,30).
In particolare, come mostrato nelle fotografie, Legambiente organizza una serie di concerti ed incontri culturali all'interno della chiesa. Oggi in tanti hanno partecipato all'evento denominato “Napoli Fior da Fiore”, le grandi melodie napoletane, con Luigi Ricciardi (voce), Antonio De Innocentis (chitarra), Nicola Fiorillo (flauto) e Clementina Gesumaria (voce recitante).


Un momento del concerto del 12 aprile


Tante le epigrafi presenti in chiesa, dal '500 all'800

Resti archeologici all'esterno della chiesa di Sant'Aniello a Caponapoli

Una delle cappelle ancora da restaurare

Sentiero da Nerano a Ieranto (prima parte)

Il sentiero da Nerano a Ieranto - foto anche su fotografiareale.com

Il sentiero che porta alla baia di Ieranto da Nerano è fra i più conosciuti ed utilizzati in penisola sorrentina. Nonostante la parte paesaggisticamente e fotograficamente più intessante sia quella prossima a Ieranto, anche il tratto iniziale, a ridosso della frazione di Nerano, è davvero bella, dato che dal sentiero è possibile dominare Marina del Cantone, guardare Li Galli ed ammirare il paesaggio della costiera amalfitana sino a Praiano.
Le fotografie sono state realizzate con obiettivo 8 mm fish-eye (la prima) e con 35 mm (le altre).

Marina del Cantone, Li Galli e Praiano visti dal sentiero per Ieranto

 la torre di Montalto

La frazione di Nerano (Massa Lubrense)


Il seminario dei nobili in via Nilo (Real Monte Manso di Scala).



Le giornate FAI di primavera sono un'ottima occasione per visitare luoghi tradizionalmente poco noti e non sempre accessibili. Quest'anno, per la prima volta, nel giro dei monumenti aperti a Napoli in occasione delle giornate FAI è entrato anche il palazzo sito in via Nilo 34: il real monte Manso di Scala, noto anche come "seminario dei nobili".  Tale denominazione è legata all'uso che GiovanBattista Manso, fra i fondatori del pio monte della Misericordia,  destinò al Real Monte Manso di Scala, ovvero quello di educare i figli dei nobili.  Il palazzo nella sua attuale architettura presenta uno dei cortili più ampi del centro storico di Napoli.

All'interno del palazzo, dalla scala sulla sinistra, si accede alla cappella dell'Immacolata Concezione, sita al terzo piano, grande quasi quanto una chiesa. La cappella del XVIII secolo presenta due aspetti particolari: l'essere al terzo piano di un palazzo ed essere esattamente al di sopra della cappella di Sansevero.  Da notare il bell'altare ligneo con le statue e la grande tela di Francesco de Mura.
Alla cappella si accede attraverso un lungo corridoio con il soffitto ligneo con travi in vista, adornato con paramenti sacri e tele di san Leucio da un lato e con le fotografie che mostrano lo stato di degrado in cui versava il seminario dei nobili dopo il terremoto del 1980 (il corridoio era utilizzato come stenditoio, il pavimento maiolicato della cappella è andato perso...). 

 

La lapide in piperno di Fuorigrotta: controlli sanitari per chi veniva dal lago di Agnano


Un bel po' rovinata, quasi dimenticata (non da tutti in realtà), a Fuorigrotta lungo via Giulio Cesare, proprio dietro le nuove mura della scuola Silio Italico, vi è un'antica testimonianza della Napoli del XVIII secolo: una lapide in piperno datata 1789.   L'antica iscrizione fa riferimento ad un ordine di Ferdinando IV, che fece istituire in quel punto una specie di posto di blocco sanitario, dando mandato al tribunale generale della pubblica salute del regno delle Due Sicilie di fermare tutti i carri e simili utilizzati per trasportare dal lago di Agnano alla città lini e canapa macerati nelle acque palustri del lago che sarebbe stato prosciugato nel 1870 (zona ippodromo).  Chi non si fosse fermato per i controlli sanitari avrebbe rischiato due mesi di detenzione ed in caso di recidiva il sequestro e la perdita di carri, buoi e bestie da soma.  Il lago di Agnano, dalle acque basse e dalla fitta vegetazione palustre, era difatti una zona in cui proliferavano le zanzare portatrici di malaria.
Il monumento non si trova in buone condizioni. 

Il testo della lapide in piperno di Fuorigrotta:

Ferdinandus IV D.G.
Utriusq Siciliae rex
di sovrano comando
in questo luogo devono
fermarsi carri e le some
che fanno ritorno dalla
maturazione de canapi
e lini seguita nel lago
di Agnano
per gli controventori ha
stabilito il re d.g. la pena
di due mesi di carcere nella
prima volta e nella seconda
quella della perdita de li
carri bovi e some
Il tribunale generale della
pubblica salute per esecuzione
del sudetto real comando e 
per notixia di tutti ha fatto
incidere in marmo la presente
iscrizione Napoli da S. Lorenzo
li 23 luglio 1789
Il soprintendente e deputati
de li tribunali della generale salute
Filippo Mazzocchi
Mazzeo d'Afflitto di Rocca Gloriosa
Il principe di S. Agata
Giovan Battista Capuano
Orazio Capecelatro
Dottor Ottavio M. Buono
Dottor Ferdinando Farodi
Dottor Nicola Graziuso Consegr.


Una meraviglia fra archeologia e natura: l'area archeologica di Pausilypon con la grotta di Seiano, cala Trentaremi e la villa di Pollione

Baia di Trentaremi e Nisida, dall'area archeologica di Pausilypon

Il parco archeologico di Pausilypon è forse uno dei luoghi più belli e suggestivi di Napoli, da cui si può ammirare probabilmente il  più selvaggio panorama della costa partenopea.  
Il percorso archeologico-naturalistico è stato inaugurato solo da qualche anno e permette di godere delle bellezze del golfo di Napoli da un punto di vista privilegiato: quello del ricchissimo liberto romano assurto al rango equestre Publio Vedio Pollione, la cui crudeltà fu narrata da Seneca nel de Ira (era solito far divorare dalle grosse murene del suo allevamento gli schiavi di cui voleva disfarsi). 
A Pollione si deve il nome Posillipo che fu dato alla collina: Pausilypon, “sollievo dal dolore”.
Anche se è possibile effettuare visite libere, in determinati orari e su prenotazione, il consiglio è quello di prenotare una visita guidata, organizzata dal CSI Gaiola Onlus (Per informazioni, prenotazioni e visite guidate, CSI Gaiola Onlus - Area Marina Protetta Gaiola). 
 

Il primo impatto con il percorso è di quelli unici, dato che l'ingresso da via Coroglio porta subito alla grotta di Seiano, una galleria artificiale lunga 770 metri che fu commissionata a Lucio Cocceio (lo stesso progettista della crypta neapolitana e di altre grotte di collegamento simili) per collegare in maniera efficiente la villa di Publio Vedio Pollione alla piana di Bagnoli. Pochi anni dopo il prefetto di Tiberio, Seiano, ne commissionò un allargamento.  Nel corso dei secoli la grotta cadde in disuso e fu dimenticata. Riscoperta nel XIX secolo dai Borbone,  fu riaperta dopo numerosi interventi di restauro, che sono ancora oggi evidenti. Nel corso della seconda guerra mondiale fu utilizzata come rifiugio ed in uno dei tre cuniculi laterali costruiti per favorire l'illuminazione ed il ricambio d'aria della grotta si vedono ancora i segni di gabinetti alla turca abbozzati.  


Usciti dalla grotta, che nell'ultimo tratto assume la connotazione di grotta nel tufo, senza segni evidenti di interventi umani, sulla sinistra si nota subito una piccola necropoli, con un colombario ipogeo. Dopo aver percorso un breve viottolo privato, che dà accesso ad alcune ville private, si arriva alla piana che domina il promontorio di Trentaremi, con l'emozionante vista di quel che resta dell'enorme villa romana di età imperiale, che fu utilizzata anche da Augusto stesso. Facilmente riconoscibili il ristrutturato teatro, con emiciclo orientato a sud, anticamente in grado di ospitare fino a 2000 persone e dotato di una vasca perpendicolare alla cavea all'interno dell'area della scena.  Di fronte, orientato a nord, un odeion, spazio dedicato ad audizioni di poesia, retorica e concerti, con cavea a forma quadrangolare (fonte Beni Culturali Campania). Dell'edificio principale sono ancora visibili alcuni ambienti termali.
L' odeion ed il teatro della villa imperiale di Pollione a Pausilypon
Accanto al teatro, praticamente a picco sul mare, sono i ruderi di una villa in stile neoclassico, risalente al XIX secolo.
Ruderi di una palazzina in stile neoclassico costruita proprio accanto al teatro

il teatro romano così come appare oggi
Oltre all'archeologia ed ai paesaggi, c'è spazio anche per un breve percorso naturalistico, all'interno di un lecceto, che porta ad un belvedere da cui si può ammirare, dall'alto, l'isola la Gaiola, celebre isola che nel XX secolo è stata di proprietà prima di Gianni Agnelli e poi di Paul Getty.  Ovviamente quanto descritto è solo una parte del parco archeologico di Posillipo, di cui fa parte anche il parco sommerso di Gaiola e la cosiddetta villa degli Spiriti.

La Gaiola vista da Trentaremi

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