La privacy e le foto sui giornali

 
 a passeggio nelle domeniche a piedi - Novembre 2008
fotografia (all'autore) pubblicata sul Mattino il 18/11/08 e il 06/02/10

Non so per quale arcano motivo ma da qualche tempo per il quotidiano "Il Mattino" ( il più grande quotidiano del Sud, non un giornaletto da nulla) associa il concetto di "Domenica a piedi" a Napoli alla fotografia del sottoscritto, in felpa, mentre, in compagnia della propria consorte, spinge un passeggino gemellare davanti al Maschio Angiono.  La fotografia, scattata a mia insaputa,  pubblicata nel novembre 2008 una prima volta,  è stata riproposta stamattina. A prescindere dalla curiosità legata al ritrovarsi su un quotidiano, quel che non capisco è come sia possibile, in un'Italia terrorizzata dal concetto di privacy, che l'immagine di un privato cittadino possa apparire due volte su un quotidiano nazionale senza che costui abbia firmato alcuna liberatoria od alcuna autorizzazione all'utilizzo di una fotografia scattata senza il proprio consenso.    Il dubbio è che troppo spesso vengano utilizzate informazioni od addirittura immagini personali senza che i diretti interessati ne siano a conoscenza.  Fortunatamente quella fotografia per il sottoscritto costituisce semplicemente una "curiosità", qualcosa da ritagliare e da far vedere ai propri figli quando saranno un po' più grandi,  fa però paura - non trovo altri termini - il pensiero che chiunque di noi possa ritrovare scene della propria vita  sbattute sulle pagine dei giornali senza esserne a conoscenza. 

Carnevale a Venezia - laboratorio fotografico

Maschere a Venezia - Carnevale 2009

Domani, come ogni anno, verrà inaugurato il carnevale di Venezia, il più bello e raffinato carnevale al mondo.
Senza commenti inutili, riporto di seguito alcuni fra gli scatti più significativi fatti l'anno scorso, di questi tempi, passeggiando per piazze e calli della laguna veneziana.  Ricordo a quanti si trovassero a passare di qua alla ricerca di informazioni riguardanti gli spettacoli e gli eventi del carnevale veneziano, che sul sito ufficiale sono riportati date e orari di tutte le manifestazioni, sia quelle itineranti che quelle localizzate in predeterminate zone della città.

Contest su Panoramio di Febbraio ( RIFLESSI )

Come già fatto in passato,  ecco una slideshow delle immagini presentate per il contest CSP di panoramio di Febbraio, dal tema, evidente dalle fotografie, "REFLECTIONS - RIFLESSI".
Ricordo che è possibile partecipare pubblicando immagini entro il 16 Febbraio e che sarà possibile votare dal giorno 17 al giorno 24. (Come al solito robstamp metterà a disposizione il tool per votare sul proprio sito). In bocca al lupo a tutti i partecipanti al contest.
PS il copyright di tutte le immagini appartiene agli autori delle foto in gara.

Cormorani a Via Caracciolo (Napoli)

Coppia di cormorani sugli scogli di via Caracciolo - Napoli (febbraio 2010)

La fotografia non è granchè, d'altronde questi due splendidi esemplari erano lontani, controluce ed in posizione tale da essere visibili solo in alcuni punti di via Caracciolo.  Mi son fermato qualche minuto ad ammirarne la bellezza e la capacità di immergersi completamente in acqua.  Pubblico l' immagine per testimoniare la presenza di  questi uccelli marini nel golfo di Napoli in un determinato periodo dell'anno e per far riflettere su come potrebbe essere il lungomare partenopeo qualora fossimo davvero in grado di gestirlo in maniera adeguata, mantenendo sempre pulite le piccole spiagge e le scogliere, evitando che le imbarcazioni possano sversare liquami in prossimità della costa e controllando che vengano chiusi tutti gli scarichi abusivi che puntualmente ogni anno salgono alle cronache a inizio stagione balneare.  Mi riprometto di editare questo testo qualora riesca a trovare in rete documenti riguardanti la presenza, durante i flussi migratori, di cormorani in piena città. Nel frattempo propongo la lettura di un documento presente sul sito del "gruppo naturalistico Isola di Vivara" relativo alla localizzazione dei dormitori dei cormorani in Campania.  Probabilmente la coppia da me fotografata appartiene ai gruppi soliti rifugiarsi a Nisida.

Il lungomare di Napoli ( percorsi napoletani n.2)

Il vesuvio innevato al crepuscolo da via Nazario Sauro 
Napoli e il suo mare hanno un legame indiscindibile che può essere bene ammirato ed apprezzato solamente attraverso una lunga passeggiata, che costituisce il secondo percorso napoletano proposto su questo blog. 
Se ad inizio gennaio 2010 è stato pubblicato un itinerario fra i vicoli della Napoli rinascimentale e barocca, quello attualmente suggerito, lungo oltre 3 km, attraversa le strade più ampie e di maggior respiro dell'intera città.
  Essendo il lungomare partenopeo abbastanza trafficato, il consiglio è quello di camminare - a meno che non si voglia utilizzare una bicicletta come mezzo di locomozione - per Via Nazario Sauro, via Partenope e via Caracciolo di sabato mattina o nei giorni festivi.  Per rendere maggiormente piacevole la passeggiata, conviene percorrere il lungomare da est verso ovest, in modo tale da non incontrare mai parti in leggera salita. Lungo il percorso verranno suggerite deviazioni il cui scopo sarà quello di visitare luoghi caratteristici, ville o semplicemente gustare tipici  sapori partenopei.
Il percorso inizia in via Nazario Sauro, qualche metro sopra il circolo Canottieri, all'incrocio con la strada che viene da Piazza Plebiscito e la discesa che porta in via Acton.
In tal modo, con a destra i bei palazzi di via Generale Orsini, è possibile godere di uno dei più bei panorami del Vesuvio disponibili e, nelle giornate particolarmente terse, è facile distinguere le tante - troppe - abitazioni costruite alle pendici del vulcano.   Durante la passeggiata incontrete numerosi chioschetti nati anni fa per la vendita dei taralli: oramai sono poco più che punti di ristoro (acqua e snack) per quanti camminano o corrono sul lungomare, anche se i  caratteristici nomi di un tempo sono rimasti ( uno dei primi chioschi ha  ad esempio per insegna "Da Nas'e'cane" ).
Con una curva verso destra, al di sotto della quale si trova il circolo Rari Nantes, dominata dalla bella fontana del gigante, famosa per essere presente in un numero spropositato di cartoline della città, termina via N. Sauro ed inizia via Partenope,  la via degli alberghi famosi del lungomare, dall'Excelsior al Vesuvio, passando per il Santa Lucia ed il Royal-Continental.
La Napoli vista da via Partenope è la Napoli di Lucullo, che qui costruì la sua villa in cui teneva banchetti che divennero talmente famosi da far sì che la memoria arrivasse fino a noi, la Napoli dominata dal Monte Echia, sul quale i primi coloni greci, provenienti da Cuma o Ischia, costruirono le fondamenta della loro città, la Napoli dei grandi campioni del canottaggio o di pallanuoto, che lungo questa via da sempre si allenano. E' di fatti possibile in tutte le stagioni ammirare, sopratutto nei giorni festivi, regate in barca a vela o canottieri che gareggiano con le proprie imbarcazioni a pochi metri dal lungomare.  Una passeggiata in questa zona, per chi conosce poco Napoli, non può prescindere da una breve deviazione verso l'isolotto di Megaride, un tempo sede della villa romana di cui sopra, dal Medioevo basamento superbo di uno dei castelli più caratteristici italiani: Castel dell'Ovo.  Le leggende riguardanti questo castello sono molte, alcune risalenti a tempi remotissimi. Il nome così particolare nasce proprio da una di queste la più famosa: si narra che Virgilio, a detta dei napoletani mago superbo oltre che grande scrittore, nascose nei sotterranei della villa, poi divenuta castello, un uovo, per magia sospeso e posizionato in modo tale da reggere il peso dell'intero "castrum", e che avesse previsto che in caso di rottura di questo uovo sarebbero accaduti grandi lutti ed il castello sarebbe crollato.  Superato il ponte che da millenni collega l'isolotto con la terraferma, si entra in un borgo (non per nulla quella zona è nota come "borgo marinaro" e fa parte del "borgo Santa Lucia")  fatto di ristoranti rinomati e romantici (Zi' Teresa, il Transatlantico), simpatici baretti con i tavolini spesso affollati, rimessaggi di imbarcazioni di ogni tipo,da semplici barche di pescatori a motoscafi di ultima generazione. Chi si voglia fermare a gustare qualche specialità marinara potrà farlo, a patto di sapere che il conto sarà probabilmente salato.
Riprendendo il cammino, lasciando la mole giallo-tufo del castello sulla sinistra e via Santa Lucia sulla destra, si continua la passeggiata guardando la collina di Posillipo e Capri. Sul marciapiede di fronte si trovano decine di ristoranti e pizzerie di vario tipo e genere, in massima parte appartenenti a gruppi che posseggono diversi locali nella città e fuori.  Arrivati in piazza Vittoria ci si trova dinanzi, in assenza di palazzi a coprire la visuale, ad un panorama quasi completo della città. Alle proprie spalle c'è Pizzofalcone e il castel dell'Ovo, a destra si vede la collina del Vomero con sotto Chiaja e davanti ci si prospetta la visuale di via Caracciolo, con la villa comunale, fino a Mergellina e Posillipo.  A questo punto l'itinerario potrebbe sdoppiarsi in due, in base a se si voglia proseguire all'interno della villa comunale, di cui si è già ampiamente scritto su questo blog, oppure si voglia proseguire lungo via Caracciolo, una cui parte di domenica è chiusa al traffico fino alle ore 13.00, per la gioia degli amanti delle biciclette, dei pattini o della corsa. Qualora si sia scelto di intraprendere questa camminata di mattina, suggerisco una tappa obbligata: all'altezza di Piazza San Pasquale (vedere piantina - lato riviera di Chiaia) vi consiglio di attraversare la strada ed imboccare via San Pasquale, sulla sinistra della omonima chiesa barocca. Pochi metri dopo la chiesa anglicana, che sorge su un terreno donato da Giuseppe Garibaldi alla comunità inglese residente in città,  troverete il bar Moccia, famoso in tutta Napoli per la bontà dei propri dolci (babà e tipici dolci napoletani) e per l'eccezionale sapore delle eccellenti pizzette tonde al pomodoro e fiordilatte, una prelibatezza da non perdere, per palati fini e non. Terminata la pausa caffè, per chi abbia tempo e voglia suggerisco di visitare una fra la bella Villa Pignatelli, con arredi d'epoca ed un bel giardino, e la stazione zoologica Dorhn, con il più antico acquario italiano, di cui si è già scritto in passato.
Tornando al lungomare, si suggerisce, in corrispondenza della rotonda Diaz, di scendere sulla spiaggetta e di godere, a patto di essere nel periodo dell'anno in cui è ben curata e lontano dalle folle di bagnanti delle domeniche estive, il non consueto punto di vista di Napoli dalla spiaggia.  Talvolta è possibile incappare in un mercatino ittico in cui i pescatori vendono il pescato appena portato a riva dal mare.  Di qui, proseguendo, si potrà continuare fino a  Mergellina, superando il consolato americano (un palazzone bianco sempre protetto da mezzi corazzati) e sarà possibile notare pescatori e pescherecci accanto ad aliscafi e natanti, in quanto vi state avvicinando ai moli a cui attraccano sia le barche private che i mezzi diretti ad Ischia.  Il secondo percorso termina qui, sperando che possa risultare di interesse e che una passeggiata di oltre tre chilometri sul lungomare partenopeo possa aver dato idea di quale sia il legame fra Napoli ed il suo mare.
Itinerario n.2 della guida di Napoli di laboratorionapoletano.com - ultima modifica il 28/11/2011

Posillipo al tramonto - laboratorio fotografico

Posillipo al tramonto, Febbraio 2010

E' incredibile come le nuvole possano rivelarsi ottime amiche dei fotografi, sia dei dilettanti che di quanti - bontà loro - sanno trasformare un hobby in arte.  Le nubi aiutano i meno bravi a colmare i vuoti ed a creare armonie inattese... in questo caso han dato al sottoscritto la possibilità di mostrarvi un tramonto la cui bellezza ed i cui profondi e caldi colori solo minimamente sono riuscito a riportare su un gelido file binario.  

Baciami ancora - la recensione dell'ultimo film di Muccino


Questa recensione è stata pubblicata anche su cinemarecensionilab.
Uscito nelle sale venerdì 29,  il film oggetto della recensione odierna  è l'attesissimo seguito de "L'ultimo bacio" di Gabriele Muccino: Baciami ancora.  La doverosa premessa, fatta da regista ed interpreti,  è ampiamente confermata: è possibile seguire l'intreccio della storia senza aver mai visto il precedente del 2001. I trent'anni sono oramai passati con le problematiche ad essi legati (precarietà e passaggio dalla spensieratezza dei vent'anni alla necessità di assumersi le proprie responsabilità) ed i protagonisti, di nuovo insieme per la prima volta,  chiamati a raccolta dal ritorno in Italia di Adriano (Giorgio Pasotti), dopo dieci anni in fuga dalle proprie responsabilità, si scontrano con la realtà di una generazione alle prese con problematiche spesso troppo grandi per poter godere al meglio di quel che si ha.
N.B. parte della trama è svelata nelle prossime righe.
Il quadro dipinto da Muccino è desolante: fra tradimenti e  matrimoni in crisi,  persone depresse o fortemente stressate, famiglie allargate e madri single, a prima vista nemmeno uno dei personaggi è felice nè alla ricerca della felicità, invischiato in una realtà le cui maglie sono troppo strette per permettere almeno di volare con il pensiero... spazio per i sogni non c'è nè...   Nei  130 minuti di proiezione, a parere di molti dei presenti nel cinema affollato un po' troppi, si alternano in un ritmo talvolta frenetico, litigi, urla, tentativi di suicidio, riavvicinamenti e riallontanamenti, tentativi di ricostruirsi una vita e frequente crollo di questi in pochi attimi, il tutto per costruire agli occhi dello spettatore l'immagine di una generazione, quella dei quarantenni odierni, incompiuta, infelice, demoralizzata e nevrotica.  I protagonisti sono ancora alla ricerca della felicità e dell'amore, anche se il dubbio che assale lo spettatore ed anche quello che manifesta l'unico personaggio che abbia fatto della coerenza una scelta di vita, la Livia, madre single, interpretata dalla brava Sabrina Impacciatore, è che piuttosto che alla ricerca dell'amore vero e della felicità, i protagonisti siano alla ricerca di quella tranquillità familiare e di quell'armonia di gruppo che hanno perso a causa di piccoli o grandi errori.  Solo negli ultimi minuti del film si scopriranno, fra i tanti protagonisti della storia, chi sono i "vincitori" e chi i "perdenti", con la voce fuori campo del protagonista principale, il Carlo reintrepretato nuovamente da Stefano Accorsi, un po' troppo legato alla propria mimica per eccellere nel ruolo che lo aveva proiettato nell'Olimpo della cinematografia italiana, che prova, in tutto il trambusto creato durante le prime due ore, a far comprendere il senso del messaggio del regista:  i problemi, sia quelli insormontabili che quelli piccoli, possono essere risolti a patto di comprendere che sono le piccole cose a dare la felicità nonchè a necessitare di attenzione per non far sì che possano causare rotture.
Il dubbio che la ragione sia dalla parte di Livia, che fa le proprie scelte in base a quello che sia meglio per l'amore della propria vita, il figlio Matteo, e che per proteggere il proprio figlio deve prendere decisioni anche dolorose, resta nello spettatore...

Fra i tanti interpreti, in mezzo a dialoghi un po' troppo spesso urlati, fra attacchi di nervi e depressioni, buona è la prova di Claudio Santamaria, il cui personaggio, Paolo, nonostante sia schizofrenico e depresso, si trova ad essere il moralizzatore ed il punto di unione del gruppo, nella vita come nell'estremo epilogo.  Discreta l'intepretazione di Giulia da parte di Vittoria Puccini, chiamata a sostituire la Mezzogiorno, così come quella di  Favino, forse un po' stretto nel ruolo del marito tradizionalista e sempre attento a nascondere la propria ira ed i propri sentimenti forti.
Per quanto riguarda la pellicola nel suo complesso, oltre due ore  di narrazione sono troppe ed il risultato, stante anche le tematiche forti e particolari affrontate,  è che agli occhi di molti spettatori nella sala gremita il film appaia fin troppo pesante e che in molti, sopratutto under-40, siano troppo presi dal discordare sul messaggio del regista per apprezzarne lo stile.   Va sottolineato che il pubblico presente ha partecipato attivamente durante la proiezione, con applausi in alcuni punti e commenti, talvolta fortemente coloriti, in altri. Emblematico il caso di una donna, all'atto del ricongiungimento amoroso fra i due protagonisti principali, ha urlato in sala "Gli uomini sono fortunati perchè noi donne siamo così stupide da ricascarci sempre" ...

Giudizio sintetico: @@@

Visto al Martos Metropolitan in sala 3 e posizione centrale:  audio e video ottimi e posti comodissimi. Come sempre, il Metropolitan si conferma il miglior cinema a disposizione dei napoletani.

Film non adatto ai bambini per le tematiche proposte e la presenza di diverse scene difficili da spiegare agli under 16.  Fra l'altro, non trattandosi di un film "leggero",  risulterebbe stancante per un pubblico giovane.
 
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