La colonna ed il teschio, passeggiando per Napoli


Tracce della Napoli greco-romana sono ovunque, a causa della profonda stratificazione fatta di sovrapposizioni ed assimilazioni culturali ed architettoniche che durano da millenni.  Può accadere - non è raro-  di imbattersi in antiche colonne ancora decorate con l'originale capitello, poste ad angolo di chiese e palazzi (se non trasformate in elementi architettonici e di arredo, come accade in tante delle chiese erette sulle fondamenta di antichi templi).  La colonna in fotografia, da qualche tempo accompagnata dal graffito di un teschio (discusso , si trova in via Paladino, all'angolo della chiesa di Donnaromita

Il Cerriglio, le antiche scalinate ed il porto piccolo di Napoli, il futuro Mandracchio...


Prima di scrivere delle scalette che collegavano l'antico porto di Napoli al centro della città, entro le cinta murarie, bisogna tornare indietro nel passato, ad oltre 1000 anni fa ed ancora più indietro nel tempo.  Sin dall'antichità Napoli aveva due porti, uno grande, situato in zona piazza Municipio (testimonianza dell'esatta collocazione di epoca greco-romana il ritrovamento delle navi durante gli scavi per realizzare la stazione metro di piazza Municipio) ed uno più piccolino, una sorta di porto di pescatori, noto come "mar ad Arcina", quello che poi nei secoli sarebbe stato definito un "mandracchio", termine che avrebbe poi avuto nel corso dei secoli un'accezione negativa, come di luogo malfamato.
Mandracchio:  "...specchio d'acqua piccolo e chiuso, riservato in alcuni porti a stazione di lance, di chiatte, di barche e, in genere, di bastimenti minuti, nel quale essi erano quindi radunati come in mandra, e in maniera da ingombrare il minore spazio possibile, senza intralciare le manovre e gli attracchi delle navi maggiori." da Enciclopedia Treccani
Per cercare di immaginare come fosse questo porto piccolo, si può partire dalle fotografie dell'archivio fotografico Parisio.  Ancora nei primi anni '30 del XX secolo vi era un'insenatura, da lì a poco insabbiata e ricoperta, nota come Mandracchio. Sorgeva, come si può notare, a pochissima distanza dalla chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, eretta dai pescatori.  A testimoniare la colmata, il livello della chiesa, più basso rispetto a quello dell'attuale via Marina, contrariamente a quello della fontana della Maruzza, opera del XVI secolo, che per l'occasione fu smontata e rialzata.
Il Mandracchio di Napoli - dal sito dell'archivio fotografico Parisio
Tornando a ritroso nei secoli, però, il porto piccolo si trovava abbastanza più all'interno, con la spiaggia che arrivava a lambire l'attuale palazzo della Borsa, fin sotto le imponenti mura volute da Valentiniano nel V secolo, di cui è testimonianza sotto certi aspetti la grandezza delle pareti dell'insula di Santa Maria la Nova. Il livello della strada nel VII - VIII secolo doveva poi essere di alcuni metri inferiore, come testimonia la cappella paleocristiana di Sant'Aspreno.
 Ecco, ora che il quadro è più o meno completo, si può ricostruire ed immaginare con la mente cosa appariva davanti ai pescatori che andavano ad ormeggiare al mar ad arcina, dopo un'intensa giornata di lavoro: una spiaggia, una chiesa, un borgo di pescatori e sopra la città, dominata da mura e costruzioni imponenti.  Come un qualsiasi altro paesino costiero della zona, come Positano o Amalfi, dalla spiaggia si diramavano una serie di strette viuzze e scalinate, rigorosamente pedonali, che portavano in modo più o meno tortuoso direttamente nel centro della città.
Più o meno modificate nel corso dei secoli, simili a come apparivano nei primi secoli del secondo millennio d.C., ancora oggi è possibile percorrere almeno tre di questi percorsi: il pendino Santa Barbara, calata Santi Cosma e Damiano e quello meno noto, nascosto fra i palazzi, quasi dimenticato, protetto da archi e contrafforti, i gradini di Piazzetta noti anche come gradini del Cerriglio (il cui percorso attraversa la parte bassa senza portare su nella parte alta della città... almeno da qualche secolo). Come ci si aspetta da tutti i luoghi di passaggio posti a ridosso delle attività portuali, nel corso dei secoli queste stradine sono state testimoni di zuffe ed attività illecite, luoghi malfamati decantati e frequentati da artisti e letterati. 
L'ingresso della locanda del Cerriglio, gradini della piazzetta

A ridosso di piazzetta di Porto, proprio sotto Santa Maria la Nova, la zona del Cerriglio doveva apparire come un insieme di palazzi e vicoletti stretti, tortuosi, con locande e taverne, un po' come sta tornando ad essere ora, con l'apertura della Baccalaria e quella della locanda del Cerriglio, nel luogo originario dove veniva servito da mangiare e da bere a cavallo fra XVI e XVII secolo ai vari Basile e Caravaggio.  Fu proprio qui, nel 1609,  che la tumultuosa vita del grande pittore rischiò di terminare,  dato che Michelangelo Merisi fu ferito e sfigurato in volto da una coltellata.  Ancora nell'immediato dopoguerra il pendino Santa Barbara godeva di pessima fama, dato che nel suo "la Pelle" Curzio Malaparte faceva alloggiare le "nane" proprio nei bassi che si affacciano sull'antica gradinata.


Anche calata Santi Cosma e Damiano collega il centro antico (largo Banchi Nuovi) al sedile di Porto, fra scalinate e stretti vicoli. In uno dei vicoli laterali si trova quel che resta del nobiliare palazzo Melofioccolo, oggi in pieno degrado.



Il museo di Zoologia di Napoli, fra scheletri ed animali impagliati


All'interno del centro musei delle scienze naturali e fisiche dell'università degli studi di Napoli Federico II (ingresso via Mezzocannone 8),  la collezione sicuramente più vasta è quella contenuta all'interno del museo di zoologia: centinaia e centinaia di animali impagliati e di scheletri di vertebrati di ogni tipo. Un cartello, all'ingresso, ricorda che tutti gli animali raccolti nel museo negli ultimi anni sono morti per cause naturali, ben diverso il destino ovviamente di quelli arrivati qui nel secolo scorso o nei primi decenni del XX secolo.  Il sito del museo di zoologia è ben fatto in quanto ricostruisce storicamente la realizzazione della collezione, soffermandosi anche su quel che c'era e che nel corso degli anni, a più riprese, è stato depredato (soprattutto durante la seconda guerra mondiale). 
 Molti degli animali presenti nel museo hanno del resto una "storia" da raccontare: c'è l'elefante indiano che nel 1742 Carlo di Borbone portò alla reggia di Portici e che fu utilizzato come "comparsa" anche al San Carlo per un'opera di Metastasio, c'è lo scheletro di una balena franca boreale, che si addentrò nel mar grande di Taranto e fu barbaramente uccisa nel 1877 mentre cercava di ritornare in mare aperto.  Ci sono esemplari di animali oramai estinti o quanto meno non più presenti nei luoghi in cui furono trovati (anche una foca monaca ritrovata nel golfo di Napoli).  Di rilievo la collezione malacologica (la branca della zoologia che studia i molluschi).
Accanto all'elefante si nota lo scheletro di un dugongo (uno dei due esistenti in Italia), curioso mammifero marino dell' ordine dei sireni, la cui forma ha contribuito a creare il mito delle sirene . Gli scheletri dei cetacei rappresentano sicuramente una dei punti di interesse maggiori per i bambini, data la dimensione. Gli animali impagliati sono tantissimi (c'è anche un okapi), ultimo arrivato nel museo, un cucciolo di giraffa.

L'elefante indiano alla corte dei borbone, un dugongo ed un leone
Gli scheletri dei cetacei presenti nel museo.



Dentro il campanile di Santa Chiara ed il panorama unico che si ammira dalla sua cima


Il campanile di Santa Chiara è uno dei simboli del centro antico di Napoli, monumento incompiuto, costruito e ricostruito più volte nel corso dei secoli. Fu infatti progettato sotto gli angioini per essere enorme torre campanaria di Santa Chiara, intorno alla metà del XIV secolo. Fu poi ultimato nel corso del XV secolo per essere quasi completamente raso al suolo durante il terremoto del 1456. Quel che è giunto fino a noi è un campanile composto da tre livelli, dei quali il primo è medievale, con scritte gotiche, gli altri due in stile barocco. All'interno del campanile, dal primo settore in poi, vi è un'antica scala a chiocciola che porta fino alle campane e, quindi, fino al tetto, dal quale è possibile ammirare un panorama unico di Napoli.

Permettere a turisti e residenti di fruire di questo monumento e della vista mozzafiato che si può ammirare dai vari "piani" è una sfida iniziata dalla seconda municipalità di Napoli (presidente Francesco Chirico) oramai da oltre un anno, complessa nella sua realizzazione a causa delle tanti parti chiamate in causa e della difficoltà di accedere all'antica torre campanaria.  La municipalità ha provveduto a stanziare i fondi per realizzare una scala esterna d'accesso alla piccola porta d'ingresso, posta a circa quattro - cinque metri da terra. Tale scala partirà dagli appena inaugurati giardinetti per bambini .
Sarà però poi compito del MiBACT e del Fondo Edifici di Culto (proprietario del campanile) restaurare l'interno del campanile in modo tale da mettere le scale d'accesso ed i vari piani della torre campanaria nelle condizioni necessarie di sicurezza per permetterne l'accesso ai visitatori. A quanto pare serviranno ulteriori 80.000 - 100.000 euro per rendere fruibile questo monumento, che potrebbe diventare uno dei principali luoghi d'attrazione di Napoli, con un appeal pari se non superiore a quello che hanno tante torri campanarie (anche molto meno antiche) nelle varie città d'arte italiane. Il panorama infatti è unico e permette di ammirare il centro antico di Napoli a 360°, di toccare quasi con mano San Martino e di spingere lo sguardo fino al mare da una parte e fino ad oltre il centro direzionale dall'altra. 
Salendo nell'antica torre attraverso la scala a chiocciola non si può fare a meno di notare alcuni particolari.  Innanzitutto al primo piano c'è un pezzo in marmo con parte della scritta gotica, al contrario e dal lato errato: Mario Gaglione  del resto già aveva sottolineato come le scritte esterne siano in un ordine non preciso, a causa probabilmente di errori durante "non precisati" lavori di rifacimento della torre.  Continuando a salire, poi, si notano numerosi graffiti, firme di persone che si recavano sul tetto della torre e che lasciavano traccia del loro passaggio, a metà fra gli attuali vandali che deturpano i monumenti ed i viaggiatori del Grand Tour che lasciavano segni e la firma incisa nel marmo in prossimità della tomba di Virgilio.  Da notare che doveva essere una sorta di impresa salire, dato che veniva indicata non solo la data ma anche l'ora... fra l'altro nonostante la torre sia chiusa dagli anni '40, ci son tracce degli anni '50 ed un tal Mimmo passato nel '97.

Spaccanapoli vista dal campanile. Si notano le cupole maiolicate (la prima di Donnaromita)




via Santa Chiara e l'ingresso al chiostro maiolicato

Il panorama dal primo piano della torre campanaria

Un pezzo della scritta medievale al contario, dal lato sbagliato

panorama di San Martino con la guglia dell'immacolata da dentro il campanile

I giardinetti di Santa Chiara appena inaugurati

Scritte sui muri alla fine della scalinata


Stazione Municipio della metropolitana di Napoli - le foto


E' stata inaugurata oggi la stazione Municipio della metropolitana di Napoli, una delle più attese in quanto costituirà un nodo fondamentale per il trasporto cittadino, una volta ultimati tutti i lavori. La stazione progettata da Alvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura ha due grandi punti d'attrazione: l'enorme torrione dell'Incoronata, fortificazione del XVI secolo parte integrante della cinta difensiva intorno a castel Nuovo fino al XIX secolo, e l'enorme affresco opera di Michal Rovner (si chiama "Passaggi"), che ha stupito e meravigliato tutti.  Non si tratta infatti di un'opera statica bensì dell'unione di una pittura a mano con una serie di videoproiezioni che rendono il quadro fluido, con persone in movimento, con le quali il passante sembra quasi interagire quando si interpone fra il proiettore ed il quadro, con la propria ombra che diventa quasi parte integrante dell'opera.



Passaggi - Michal Rovner
le scle di accesso ai treni

 



interazioni... un bambino fotografa l'opera
Il torrione dell'Incoronata  qualche anno fa, durante i lavori


Il filobus ed il tram storici in giro per Napoli

 

Nei weekend del maggio dei monumenti son tornati in circolazione due mezzi storici: il tram "tipo meridionale" n. 1029 del 1935 (già in circolazione anche in precedenti occasioni) ed il filobus Alfa Romeo Mille n. 8021 del 1961.   In occasione dell'inaugurazione della stazione della metropolitana Municipio entrambi i mezzi storici oggi 23 maggio son stati stazionati in prossimità di piazza Municipio, in via Cristoforo Colombo il tram ed in via Depretis (angolo calata San Marco) il filobus.
Domani, come negli altri weekend, saranno in circolazione per Napoli. Il filobus, in particolare, seguirà il tragitto della linea 201.
Il ritorno in circolazione in occasioni speciali di questi due stupendi mezzi, dopo opportuno restauro, è su iniziativa del comitato per il museo dei trasporti in Napoli. Si tratta infatti di due veri e propri musei itineranti sul trasporto pubblico partenopeo.
Le foto son state pubblicate anche su diarionapoletano




 

Palazzo Donn'Anna in primavera fra i fiori


Salendo per via Posillipo è d'obbligo la sosta per ammirare palazzo donn'Anna, meglio se a piedi o in bicicletta (in questo caso magari contribuendo a fare chilometri per Napoli nell'ambito del contest European cycling Challenge).   Fra i più noti palazzi di Napoli, palazzo donn'Anna, va ricordato sempre, è anche teatro di leggende e racconti di fantasmi ambientati nella Napoli di qualche secolo fa.    In primavera, fra i fiori che spuntano un po' ovunque, anche in mezzo alle pareti tufacee, è possibile evidenziare ancora di più il contrasto fra il giallo del tufo e quel che c'è intorno.
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