La teoria delle finestre rotte e l'esempio di Napoli


la fontana di Monteoliveto devastata dagli incivili - fra poco inizieranno finalmente i lavori di restauro
 Chi scrive ha sempre sostenuto su questo blog che per combattere l'inciviltà bisogna innanzitutto rimuovere sporcizia e/o graffiti, in quanto c'è grande differenza fra sporcare laddove già è sporco od essere i primi a farlo.  In realtà quanto sopra scritto è il concetto basilare di una teoria risalente ad oltre 30 anni fa avanzata dai sociologi e criminologi James Q. Wilson e George Kellin, la teoria delle finestre rotte ( broken windows theory).   L'articolo pubblicato nel 1982 è stato citato oltre 3000 volte  ed è stato oggetto di discussione per anni, divenendo fonte ispiratrice di numerose campagne contro i murales/graffiti in USA. Tale teoria trova infatti la migliore applicazione nell'ambito del teppismo urbano: se si va a riverniciare una parete subito dopo un primo graffito si avrà un risultato del tutto differente rispetto al lasciare là quel primo graffito, dato che nel secondo caso in breve tempo ne compariranno tanti altri.  Parimenti, se in una città come Napoli non si interviene subito nel ripulire una zona, ben presto quel luogo diventerà una piccola discarica abusiva, sia se si tratta di un reperto archeologico che un angolo di strada. 
Per questo motivo accanto all'impegno (attualmente quasi inesistente) per prevenire e controllare episodi di vandalismo ed inciviltà (educazione civica nelle scuole, stand in piazza sull'importanza della salvaguardia nostro patrimonio, controlli e multe a chi sporca/inquina/vandalizza) è importantissimo che la città di Napoli sia dotata di un efficiente servizio di rimozione dei rifiuti e di rimozione delle scritte vandaliche. Attualmente il primo è mediocre ed il secondo del tutto assente, rimandando di volta in volta a costose opere di restauro una volta che il monumento sia del tutto imbrattato oppure non facendo assolutamente nulla.


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