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PM10 a Bagnoli: un approfondimento sui dati pubblicati dall'ARPAC


In questi ultimi mesi si è parlato e scritto tanto della concentrazione di particolato (PM10) in aria legata all'avanzamento del cantiere per l'America's Cup 2027 a Bagnoli, anche a causa della preoccupazione crescente da parte dei residenti della zona sui rischi legati alla messa in sicurezza e alla bonifica della colmata, oltre che alla bonifica del tratto di fondale antistante la stessa mediante dragaggio.

L'ARPA Campania da febbraio ha posizionato due laboratori mobili in prossimità delle aree di cantiere (uno a Città della Scienza, via Coroglio, e uno all'interno del SIN) per la raccolta di dati relativi non solo a PM10 e PM2.5 ma anche ad altri inquinanti (ad esempio biossido di azoto, NO2); sui filtri del laboratorio di Città della Scienza ha inoltre analizzato la composizione chimica del particolato («speciazione»). In questo post, grazie anche all'aiuto dell'intelligenza artificiale, si proverà a spiegare in modo quanto più semplice e dettagliato possibile cosa "dicono" i dati pubblici raccolti da ARPA Campania, per capire cosa sia compatibile con il traffico cittadino e cosa con le movimentazioni del cantiere. A fine post sono riportati tutti i link alle fonti e il metodo utilizzato per l'analisi dei dati.

In breve. Nei mesi di cantiere il PM10 misurato dai due laboratori mobili di Bagnoli è stato più alto che nelle stazioni fisse della città, con molti più giorni sopra i 50 µg/m³. La differenza riguarda soprattutto le particelle più grandi (per il PM2.5 le differenze con la città sono piccole), è concentrata nelle ore di lavoro dei giorni feriali, e la composizione chimica mostra una quota di polveri minerali circa doppia rispetto a quella misurata in città in passato. Sono tutti indizi compatibili con il cantiere, non una prova.

Concentrazioni di PM10, il confronto fra Bagnoli e il resto della città


Figura 1 – PM10, media giornaliera per stazione (una riga per stazione, un quadratino per giorno). I colori più caldi indicano concentrazioni più alte; i giorni sopra 50 µg/m³ sono evidenziati in rosso; in grigio i dati mancanti.

La Figura 1 mette a confronto i dati dei laboratori mobili di Bagnoli (SIN, via Coroglio e Città della Scienza) con quelli delle stazioni fisse presenti e operative nel resto della città. I livelli di concentrazione media giornaliera sono quasi sempre superiori, con un numero di giorni oltre il limite giornaliero di gran lunga superiore rispetto al resto della città nel periodo analizzato. Va ricordato che la stazione di fondo urbano, cioè quella più lontana dalle fonti dirette di inquinamento (traffico, porto, zone densamente abitate), è quella presso l'Osservatorio Astronomico di Capodimonte.

La normativa (D.Lgs. 155/2010) fissa per il PM10 un valore limite giornaliero di 50 µg/m³ (media sulle 24 ore) da non superare più di 35 volte nell'anno civile, e un valore limite annuale di 40 µg/m³ (media annua). I laboratori mobili non fanno parte della rete ufficiale di valutazione della qualità dell'aria: il confronto con i limiti è quindi puramente indicativo.

Le zone grigie corrispondono a dati mancanti. In ogni caso, per tutte le stazioni analizzate sono disponibili dati relativi ad oltre il 50% dei giorni e per cinque di queste si supera il 75%.

Figura 2 – PM10 medio giornaliero dei due laboratori mobili di Bagnoli e media delle stazioni fisse della città; linea tratteggiata: limite giornaliero di 50 µg/m³.

Figura 3 – PM10 medio sul periodo 18 marzo – 12 ottobre 2026 per stazione, con il valore limite annuale attuale (40 µg/m³) e quello previsto dal 2030 (20 µg/m³). Riferimento indicativo: il periodo non copre un anno intero.


La Figura 2 confronta l'andamento del PM10 medio giornaliero delle due stazioni mobili con la media delle stazioni fisse in città. La Figura 3 confronta la media nel periodo di riferimento (18 marzo – 12 ottobre 2026) fra le varie stazioni con il valore limite annuale attuale (40 µg/m³) e con quello che la nuova direttiva europea 2024/2881 fissa dal 2030 (20 µg/m³). In entrambi i casi il riferimento è indicativo, perché l'intervallo analizzato non copre un anno intero. Il periodo parte dal 18 marzo (da quella data sono sempre presenti i dati  di entrambi i laboratori) e arriva al 12 ottobre, ultimo dato dell'ultimo bollettino pubblicato.

Nel periodo la concentrazione media giornaliera di PM10 è stata oltre il valore limite di 50 µg/m³ per 54 giorni nel laboratorio di Città della Scienza e per 40 giorni in quello all'interno del SIN, mentre le stazioni fisse della città hanno superato il limite un numero decisamente inferiore di volte nello stesso periodo. Per entrambi i laboratori il numero di giorni oltre 50 µg/m³ è già superiore ai 35 consentiti in un intero anno dalla normativa (che però, come detto, si applica formalmente alle sole stazioni della rete ufficiale). Dal 2030 il limite giornaliero scenderà a 45 µg/m³, da non superare più di 18 volte l'anno.

Dalle Figure 2 e 3 si vede che, in termini di PM10, le stazioni di Bagnoli hanno registrato valori medi decisamente superiori rispetto alla media delle stazioni prese come riferimento, e superiori anche a quelli di stazioni storicamente critiche come «Ferrovia».

PM10 a Bagnoli e nel resto della città, composizioni che potrebbero essere di origini differenti

Oltre ad analizzare le concentrazioni di specie inquinanti, l'ARPA Campania ha anche effettuato analisi mirate alla «speciazione» del particolato, in modo da risalire dalla composizione alle probabili fonti. Va infatti ricordato che il particolato può avere sia origine naturale (sale marino, sabbia del Sahara, suolo, etc.) che antropica (prodotti di combustione delle caldaie domestiche, traffico veicolare, sia in termini di prodotti di combustione che di usura freni e gomme, cantieri, industrie, porti, etc.). Per un'analisi completa servirebbe incrociare i dati della composizione del particolato con quelli meteorologici, in modo da conoscere ad esempio velocità e direzione del vento, irraggiamento solare, temperature e tutto ciò che può favorire l'accumulo di particolato e/o reazioni chimiche che lo formano direttamente in atmosfera (aerosol secondario). Nel caso specifico, conoscere il vento ad esempio aiuterebbe a comprendere meglio quanto particolato proviene direttamente dalle aree di cantiere.

Tornando ai dati, sono disponibili in formato Excel solo quelli relativi ai primi periodi di campionamento, ma nelle relazioni pubblicate on line i grafici riportano i dati fino a luglio 2026. Per il confronto con la letteratura (Figura 4) sono stati usati i campioni per i quali sono disponibili tutte le analisi; per vedere l'andamento giorno per giorno fino a luglio (Figura 5) sono stati usati anche i valori letti dai grafici della relazione ARPAC.

Composizione media del PM10: Napoli città e Bagnoli
Figura 4 – Composizione media del PM10 (in % della massa): Napoli città (Di Vaio et al. 2016, dati 2012–2013) e Bagnoli, Città della Scienza, con due diversi schemi di calcolo e con i valori pubblicati da ARPAC; in fondo il PM2.5 di Bagnoli.

Prendendo come riferimento un articolo scientifico del 2016 (Di Vaio et al.) e quanto pubblicato da ARPA Campania, sono stati analizzati i dati dei campioni per cui sono disponibili tutti i dati. La composizione del particolato è stata stimata considerando sia lo «schema» usato nell'articolo che quello utilizzato da ARPA, in modo tale da spiegare eventuali differenze di % fra quanto appare nei report ARPA e qui. Si tratta, fondamentalmente, di coefficienti diversi con cui le singole sostanze misurate vengono convertite e assegnate a un blocco o a un altro (ad esempio il carbonio organico misurato viene moltiplicato per 1,8 nello schema ARPAC e per 1,4 in quello dell'articolo, per tenere conto dell'ossigeno e dell'idrogeno legati al carbonio).

Premesso che servono altri parametri e altri confronti per un'analisi più accurata, il dato che spicca è la quota di polveri minerali (la frazione calcolata da alluminio, silicio, calcio, ferro e titanio, cioè terra, roccia, sabbia, calcestruzzo): a Bagnoli è circa un quarto del PM10 (26% secondo ARPAC), contro il 13% misurato in città da Di Vaio et al. È un valore compatibile con le attività di cantiere (scavi, movimentazione di terre, transito di mezzi su piste non pavimentate, risospensione), ma la composizione da sola non permette di distinguere il cantiere da altre sorgenti di polvere minerale, come il vento sui terreni scoperti o le polveri sahariane. La presenza di materia organica è invece compatibile con inquinamento legato ad esempio al traffico o al riscaldamento domestico, e non deve stupire la presenza di sale marino, data la collocazione delle stazioni. Resta inoltre una frazione tutt'altro che trascurabile che non si può attribuire a nessun blocco («non identificato»). Va evidenziato che si tratta di una valutazione indicativa, che serve soprattutto a capire se determinati parametri siano compatibili o meno, ad esempio, con traffico e cantiere.

Composizione del PM10 giorno per giorno a Città della Scienza, prima parte
Composizione del PM10 giorno per giorno a Città della Scienza, seconda parte
Figura 5 – Composizione del PM10 giorno per giorno a Città della Scienza (µg/m³). Barre piene: ricalcolo dalle tabelle Excel ARPAC; barre attenuate: valori letti dalla Figura 2 della relazione ARPAC; linea grigia: PM10 giornaliero dei bollettini, anche dopo la fine della speciazione.

La Figura 5 sovrappone i dati presenti nell'ultimo report ARPA Campania (letti dai grafici del report: confrontati con le tabelle pubblicate da ARPAC, le medie mensili coincidono entro circa 0,1 e il PM10 giornaliero differisce in media di circa 0,7 µg/m³, quindi la lettura è affidabile) al totale della concentrazione di PM10. L'andamento mostra quanto la composizione possa cambiare da un giorno all'altro.

Concentrazioni di PM10, il giorno tipo dei feriali e dei festivi al variare dei mesi

PM10, giorno tipo mese per mese: feriali e festivi
Figura 6 – PM10, andamento medio ora per ora («giorno tipo») per ogni mese: in blu i giorni feriali, in arancio sabati, domeniche e festivi; in grigio la fascia 8–17.

Per entrambe le stazioni mobili ARPA di Bagnoli è stato costruito un doppio profilo di «giorno tipo» medio mensile, sia per le giornate feriali sia per i weekend/giorni festivi. In tutti i casi la differenza è notevole, con i valori dei giorni feriali che sono mediamente ben superiori rispetto ai festivi, soprattutto nella fascia oraria tipica dei cantieri (8–17).

Va detto che anche il traffico è più intenso nei giorni feriali, quindi questa differenza da sola non basta. Un controllo utile è la frazione grossolana (PM10 meno PM2.5, cioè le particelle tra 2,5 e 10 micrometri), tipica della polvere sollevata meccanicamente da scavi, movimentazione di terre e mezzi, più che dei gas di scarico. La Figura 7 mostra, settimana per settimana, di quanto la frazione grossolana nelle ore di lavoro dei feriali supera quella degli stessi orari nei festivi e nei weekend: nella grande maggioranza delle settimane la differenza è positiva, spesso di 20–40 µg/m³, per entrambi i laboratori. Le poche settimane negative sono isolate. 

Figura 7 – «Segnale cantiere»: per ogni settimana, frazione grossolana (PM10 − PM2.5) media delle ore 8–17 dei giorni feriali meno quella delle stesse ore nei festivi e nei weekend. Sopra lo zero: più polvere grossolana nei giorni di lavoro.

Concentrazioni di PM2.5, il confronto fra Bagnoli e il resto della città

Ogni analisi sul PM10 non può prescindere da una valutazione riguardante il PM2.5, in quanto un confronto consente di valutare quanto il particolato sia «grossolano» e quanto sia presente la frazione più fine, che penetra più in profondità nell'apparato respiratorio (non che il PM10 non sia dannoso, sia chiaro: l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, IARC, ha classificato l'inquinamento atmosferico esterno e il particolato che contiene come cancerogeni certi per l'uomo, gruppo 1, ma le particelle più piccole arrivano un po' ovunque nel nostro organismo).

PM2.5 giornaliero per stazione
Figura 8 – PM2.5, media giornaliera per stazione; in grigio i dati mancanti.

PM2.5 medio giornaliero dei laboratori mobili e media delle stazioni fisse
Figura 9 – PM2.5 medio giornaliero dei laboratori mobili di Bagnoli e media delle stazioni fisse.

PM2.5 medio sul periodo per stazione
Figura 10 – PM2.5 medio sul periodo per stazione, con il valore limite annuale attuale (25 µg/m³) e quello previsto dal 2030 (10 µg/m³).

Per quanto riguarda la concentrazione di PM2.5 le due stazioni mobili si collocano una al secondo posto, dietro la stazione «Ferrovia», e una pienamente in media rispetto alle altre stazioni fisse. In ogni caso, i valori non presentano le grandi differenze evidenziate per il PM10. Questo significa che l'eccesso di PM10 misurato a Bagnoli è fatto soprattutto di particelle grossolane, coerente con la quota elevata di polveri minerali vista prima e con la Figura 7.

Biossido di azoto (NO2), il confronto fra Bagnoli e il resto della città

NO2 medio sul periodo per stazione
Figura 11 – NO2 medio sul periodo per stazione.

Un altro indizio che l'eccesso di PM10 a Bagnoli non venga dal traffico riguarda il biossido di azoto, legato soprattutto ai gas di scarico: a Bagnoli l'NO2 non è più alto che nel resto della città, al contrario del PM10. Anche i mezzi di cantiere emettono NO2, quindi questo dato non esclude il cantiere: dice soprattutto che il traffico non basta a spiegare il PM10 in più.

PM10 a Bagnoli: un'analisi preliminare su IPA e metalli

Premesso che sarebbe più interessante e utile un confronto fra dati raccolti nello stesso periodo e che questa parte è la più preliminare e meno robusta di tutto il post, la disponibilità di analisi di composizione del particolato a Napoli relative alle stazioni fisse NA01 (Osservatorio Astronomico, fondo urbano) e NA02 (stazione di traffico in centro città), ancorché pubblicate nel 2016 e relative al periodo 2012–2013, consente di fare alcune analisi preliminari. Tra i due periodi ci sono tredici anni, nei quali le emissioni del traffico sono cambiate (veicoli più recenti, filtri antiparticolato), quindi il confronto va letto con cautela.

In prima battuta gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) rilevati dal laboratorio di Bagnoli nel periodo in cui è stata resa disponibile l'analisi delle specie (24 febbraio – 27 aprile 2026) risultavano ben al di sotto di quelli misurati nelle due stazioni degli studi del 2016. Gli IPA vengono soprattutto dalle combustioni (traffico, riscaldamento, biomassa) e sono molto più alti in inverno: il confronto più omogeneo è con la campagna di marzo 2013, e risente comunque della riduzione delle emissioni negli ultimi dieci anni. Il risultato indica in ogni caso che a Bagnoli il cantiere non ha portato a livelli di IPA superiori a quelli tipici della città.

IPA nel PM10: Bagnoli 2026 e stazioni di Napoli 2012-2013
Figura 12 – IPA nel PM10: benzo[a]pirene e somma degli IPA a 4–6 anelli, Bagnoli 2026 rispetto alle stazioni di Napoli NA01 e NA02 (2012–2013).

Leggermente diverso il discorso per quanto riguarda i metalli. Ho provato in via preliminare a normalizzare i dati, tenendo conto del fondo naturale (geochimico), cioè del contenuto di metalli che i suoli vulcanici della zona hanno già per conto loro, e del rapporto fra i metalli e l'alluminio: l'alluminio misura quanta polvere di suolo c'è nell'aria, e dai rapporti metallo/alluminio dei suoli napoletani (Cicchella et al. 2005, 982 campioni) si ricava quanto di ciascun metallo ci si aspetterebbe se venisse solo dal suolo. Quel che emerge è che tutti i metalli misurati a Bagnoli sono più alti di quanto spiegherebbe la sola polvere di suolo vulcanico. L'arsenico, che nei suoli flegrei ha anche un'origine naturale, è circa 6 volte il valore atteso dal suolo; vanadio, piombo e rame da 4 a 11 volte; zinco, cadmio, nichel e cromo da 30 a 70 volte. Per questi ultimi serve quindi un'altra sorgente: il traffico (usura di freni e pneumatici per rame, zinco e antimonio), il cantiere stesso o i materiali della colmata e dei sedimenti, che nell'area dell'ex Ilva contengono proprio questi metalli (Trifuoggi et al. 2017). I dati disponibili non permettono di dire quale di queste sorgenti prevalga. Il confronto diretto con Napoli non è possibile per arsenico e cadmio, perché nello studio del 2016 erano sotto il limite di rilevabilità; per il cromo i valori di Di Vaio et al. sono molto più alti di quelli di Bagnoli e vanno presi con cautela. Nel grafico successivo sono riportati i valori non normalizzati, in ng/m³, confrontati con le due stazioni di Napoli.

Metalli nel PM10 di Bagnoli rispetto al fondo dei suoli vulcanici
Figura 13 – Metalli nel PM10 di Bagnoli divisi per il valore atteso dalla sola polvere di suolo vulcanico (normalizzazione sull'alluminio, suoli da Cicchella et al. 2005). Il valore 1 indica che il metallo è spiegato dal suolo; sopra 1 serve un'altra sorgente.

Metalli nel PM10: Bagnoli 2026 e stazioni di Napoli
Figura 14 – Metalli nel PM10 (ng/m³, scala logaritmica): Bagnoli 2026, Napoli NA01 (fondo urbano) e NA02 (traffico) 2012–2013, e in marrone il valore atteso a Bagnoli dalla sola polvere di suolo. Ogni passo della scala è un fattore 10.

PM10 a Bagnoli: qualche considerazione e qualche suggerimento

Dall'analisi dei dati pubblicati con continuità e accessibili a tutti dall'ARPA Campania emergono diversi punti degni di approfondimento.

  • La concentrazione di PM10 misurata dai due laboratori mobili di Bagnoli è stata decisamente più alta che nelle stazioni fisse della città, con 54 e 40 giorni sopra i 50 µg/m³ contro i valori decisamente inferiori delle stazioni fisse.
  • L'eccesso riguarda soprattutto le particelle grossolane: per il PM2.5 le differenze con la città sono piccole.
  • L'aumento si concentra nelle ore di lavoro dei giorni feriali, e in quelle ore cresce soprattutto la frazione grossolana.
  • La composizione mostra una quota di polveri minerali circa doppia rispetto alla città: è compatibile con le movimentazioni del cantiere (scavi, terre, mezzi), anche se la composizione da sola non permette di attribuirla con certezza.
  • L'NO2 e gli IPA, legati alle combustioni e al traffico, non sono più alti che in città.
  • I metalli sono più alti di quanto spiegherebbe il solo suolo vulcanico; per alcuni (zinco, cadmio, nichel, cromo) lo scarto è grande e meriterebbe un approfondimento specifico.

Questa chiacchierata è basata sui dati pubblicati, inevitabilmente parziali. Sarebbe utile che ARPA Campania pubblicasse anche i dati meteorologici dei laboratori mobili (vento, temperatura, pioggia), che aiuterebbero a interpretare meglio le variazioni di concentrazione in base alla direzione del vento e alla posizione delle zone di cantiere. Utile anche la pubblicazione delle tabelle di speciazione in formato aperto per tutto il periodo, non solo per i primi mesi. Allo stesso tempo un'analisi della composizione del particolato negli stessi giorni anche in una o più stazioni della città aiuterebbe a comprendere meglio la situazione ed eventualmente a rassicurare la popolazione.

F.R.


Nota di metodo

Le elaborazioni sono state fatte con un notebook Python (Google Colab) sui dati pubblicati da ARPA Campania, con il supporto dell'intelligenza artificiale (Claude) per la scrittura del codice. Le concentrazioni orarie dei laboratori mobili vengono dai bollettini settimanali ARPAC; quelle delle stazioni fisse dal portale open data ARPAC (dati validati). Le medie giornaliere sono calcolate solo con almeno 18 ore valide su 24; per questo, e perché qui i valori non sono arrotondati prima del confronto con il limite, il numero di giorni sopra 50 µg/m³ può differire leggermente da quello dei prospetti ufficiali ARPAC. La composizione del PM10 (bilancio di massa) segue le equazioni della relazione ARPAC e, per il confronto, quelle di Di Vaio et al. (2016); i valori sotto il limite di quantificazione sono stati posti pari a metà del limite. Alcuni campioni segnalati come anomali (filtri con metalli quasi assenti o PM2.5 maggiore del PM10) sono mostrati nei grafici ma esclusi dalle medie. I valori della relazione ARPAC successivi alle tabelle Excel sono stati letti dai grafici e verificati con le tabelle riassuntive della stessa relazione. Il «giorno tipo» è la media, ora per ora, di tutti i giorni feriali (o festivi) del mese. Il fondo naturale dei metalli è stimato moltiplicando l'alluminio misurato nell'aria per il rapporto metallo/alluminio dei suoli napoletani. Il codice è disponibile su richiesta.

Dati pubblicati da ARPA Campania aggiornati al 12 ottobre 2026 per quanto riguarda i due laboratori mobili di Bagnoli.

Fonti
  1. ARPA Campania, laboratori mobili di Bagnoli: bollettini settimanali di qualità dell'aria. https://www.arpacampania.it/bollettini 
  2. ARPA Campania, Speciazione del particolato PM10 e PM2.5 a Bagnoli, Città della Scienza, relazione 24/02–16/07/2026. https://www.arpacampania.it/documents/20182/53846c8d-ef05-b185-30b7-edd39702e3a3?download=true&_jsfBridgeRedirect=true
  3. ARPA Campania, relazioni precedenti e tabelle Excel della speciazione. https://www.arpacampania.it/laboratori-mobili 
  4. ARPA Campania, dati di qualità dell'aria validati (open data). dati.arpacampania.it
  5. Di Vaio P., Magli E., Barbato F., Caliendo G., Cocozziello B., Corvino A., De Marco A., Fiorino F., Frecentese F., Onorati G., Saccone I., Santagada V., Soggiu M.E., Severino B., Perissutti E. (2016). Chemical Composition of PM10 at Urban Sites in Naples (Italy). Atmosphere 7(12), 163. doi:10.3390/atmos7120163
  6. Di Vaio P., Cocozziello B., Corvino A., Fiorino F., Frecentese F., Magli E., Onorati G., Saccone I., Santagada V., Settimo G., Severino B., Perissutti E. (2016). Level, potential sources of polycyclic aromatic hydrocarbons (PAHs) in particulate matter (PM10) in Naples. Atmospheric Environment 129, 186–196. doi:10.1016/j.atmosenv.2016.01.020
  7. Cicchella D., De Vivo B., Lima A. (2005). Background and baseline concentration values of elements harmful to human health in the volcanic soils of the metropolitan and provincial area of Napoli (Italy). Geochemistry: Exploration, Environment, Analysis 5, 29–40. doi:10.1144/1467-7873/03-042
  8. Albanese, S., Ebrahimi, P., Aruta, A., Cicchella, D., Matano, F., De Vivo, B., and Lima, A.: Potentially toxic elements (PTEs) in the soils of a densely populated active volcanic area: the Campi Flegrei case study in Italy., EGU General Assembly 2023, Vienna, Austria, 23–28 Apr 2023, EGU23-16151, https://doi.org/10.5194/egusphere-egu23-16151, 2023.
  9. Trifuoggi M, Donadio C, Mangoni O, Ferrara L, Bolinesi F, Nastro RA, Stanislao C, Toscanesi M, Di Natale G, Arienzo M. Distribution and enrichment of trace metals in surface marine sediments in the Gulf of Pozzuoli and off the coast of the brownfield metallurgical site of Ilva of Bagnoli (Campania, Italy). Mar Pollut Bull. 2017 Nov 15;124(1):502-511. doi: 10.1016/j.marpolbul.2017.07.033. Epub 2017 Jul 20. PMID: 28735966.
  10. Fakhri Y, Sarafraz M, Javid A, Moradi M, Mehri F, Nasiri R, Saadatmandsepideh S. The ratio of concentration of organic carbon and elemental carbon bound to particulate matter in ambient air: a global systematic review and meta-analysis. Int J Environ Health Res. 2025 Jun;35(6):1596-1615. doi: 10.1080/09603123.2024.2399207. Epub 2024 Sep 10. PMID: 39254320.
  11. D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 155, attuazione della direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria ambiente. Normattiva
  12. Direttiva (UE) 2024/2881 relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa. EUR-Lex
  13. IARC (2016). Outdoor Air Pollution. IARC Monographs on the Evaluation of Carcinogenic Risks to Humans, vol. 109. publications.iarc.who.int




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